Quando la casa dei nonni si chiude…

EDITORIALE – Penso sia un sentimento comune alle persone anziane guardare la propria casa e, con una certa tristezza, pensare che arriverà il momento nel quale la porta si chiuderà per sempre! Capita di guardare i mobili, gli oggetti che ci hanno tenuto compagnia per una vita intera e pensare che, un giorno, rimarranno silenziosi e inerti, coperti di polvere e dimenticati. 

La cucina, nella quale abbiamo passato ore dedicandoci alla preparazione di squisite pietanze non risuonerà più del tintinnio di pentole e coperchi, né si riempirà dei gradevoli odori che stuzzicano l’appetito e fanno venire l’acquolina in bocca.

Chiudere la porta significherà non dare più l’opportunità ai figli e ai nipoti d’incontrarsi, di scherzare e di ridere, di prendersi in giro, di ricordare il tempo dell’infanzia, in uno spirito di complicità e di condivisione.

La mia mente va indietro nel tempo e ricordo la casetta dove viveva la mia nonna Luigia. Si entrava in una grande stanza dove, oltre al caminetto, c’era un grande letto in ferro battuto che a me sembrava altissimo (accanto c’era un piccolo scanno che permetteva alla nonna di potersi sedere e poi di distendersi).

D’inverno il fuoco era sempre acceso. Immerse nella cenere vi erano sempre due pignatte di terracotta: una conteneva acqua e l’altra fagioli, ceci o castagne. 

Essendo spesso sua ospite, assistevo alla preparazione del pranzo: su un treppiedi, posizionato sulle braci ardenti, nonna metteva la padella dentro la quale faceva sciogliere pezzetti di lardo. Era questo il condimento per qualsiasi pietanza: patate e peperoni, pasta fatta in casa con legumi, polenta. 

Mangiavamo su un piccolo tavolo (buffettina), accanto al fuoco.

Il sapore del cibo della nonna era speciale!

Una cassapanca chiusa a chiave era posizionata accanto al fuoco. Lì, nonna conservava fichi secchi, noci, castagne infornate, legumi vari, farina e zucchero.

Noi bambini correvamo con gioia a casa della nonna, che ci faceva sedere accanto al fuoco e ci raccontava antiche storie di maghi e di fate.

Aspettavamo impazienti che aprisse la cassapanca e ci desse fichi e noci, oppure ci preparasse la cioccolata calda.

Ero ancora bambina quando nonna Luigia morì. Ho un ricordo vago degli ultimi suoi giorni di vita: con gli occhi chiusi respirava a fatica, ma quando sentiva la voce di noi nipoti si agitava e con le mani ci invitava ad avvicinarci al letto.

Dalla casa di una zia guardai il corteo funebre mentre grossi lacrimoni mi bagnavano il viso. 

Dopo la sua morte, quando passavo davanti alla porta chiusa della sua casa, non riuscivo a trattenere le lacrime.