POLICORO (MT) – L’avvocato Antonio Fiumefreddo ha reso noto che la signora Olimpia Orioli ha formalmente richiesto un intervento istituzionale di vigilanza e accertamento sullo stato e sulle modalità di trattazione delle reiterate istanze di riapertura delle indagini sulla morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, avvenuta a Policoro il 23 marzo 1988.
La richiesta giunge dopo anni di dinieghi che la famiglia ritiene meramente “seriali” e privi di un effettivo esame nel merito degli elementi rappresentati a sostegno della necessità di nuovi accertamenti.
«La signora Olimpia Orioli è l’immagine più limpida del coraggio civile: una madre che, da quasi quarant’anni, rifiuta la scorciatoia dell’oblio e chiede una cosa sola: che lo Stato faccia fino in fondo lo Stato», ha dichiarato l’avvocato Fiumefreddo.
Nel corso del tempo, la famiglia Orioli ha più volte evidenziato la necessità di verifiche e accertamenti oggi concretamente praticabili anche alla luce dell’evoluzione delle tecniche scientifiche. Tra questi figurano ulteriori controlli su reperti e indumenti, nuove analisi su materiali fotografici e dati, approfondimenti medico-legali e radiologici, nonché l’acquisizione di documentazione ritenuta inedita e potenzialmente decisiva.
«Non si tratta di opinioni o di una critica astratta alle decisioni del passato – ha precisato il legale – ma di atti specifici, verificabili e circoscritti, che proprio per questo dovrebbero essere esaminati nel merito».
Secondo Fiumefreddo, la perseveranza di Olimpia Orioli assume un significato che va oltre la dimensione personale. «Il suo coraggio sta in una scelta tanto semplice quanto rara: non arrendersi. E fa bene a non arrendersi. Perché la resa, in casi come questo, non è un fatto privato ma una sconfitta pubblica. Quando una madre è costretta a bussare per anni alle porte delle istituzioni per ottenere un controllo effettivo, in gioco non c’è solo il suo dolore, ma la credibilità stessa della giustizia».
La richiesta di intervento, viene sottolineato, è avanzata nel pieno rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e mira esclusivamente a sollecitare strumenti di verifica sul corretto funzionamento del servizio giustizia. L’obiettivo è evitare che, in un caso di tale rilevanza e complessità, si cristallizzi una chiusura “automatica” e ripetitiva, garantendo invece un esame effettivo delle istanze e delle potenzialità investigative prospettate.
«Questa madre ha tenuto fede alla sua parte per quasi quarant’anni – conclude l’avvocato Fiumefreddo –. È tempo che ogni livello istituzionale faccia la propria, fino in fondo».








































