Quando Marco Pantani è stato a Lauria…

EDITORIALE – Per gli amanti e appassionati di ciclismo, il 13 gennaio è una data da circoletto rosso sul calendario.

E’ l’anniversario della nascita di Marco Pantani, il suo compleanno. Marco non c’è più da diciotto anni, eppure il mondo del ciclismo, i suoi tifosi, e chi l’ha visto nascere, crescere e vincere sulle sue amate montagne, non l’hai mai dimenticato e mai lo dimenticherà. Il mito di Pantani è indelebile. Il suo sudore, le sue salite, quel suo modo particolare di stare in bici ha tenuto incollati alla tv milioni di spettatori sul finire degli anni ’90, facendo diventare il ciclismo uno degli sport più amati e praticati in Italia e nel mondo. Talmente tanto amato che, quando in quegli anni si prospettava un passaggio del Giro tra le strade del proprio paese, si esultava come una vittoria della squadra di calcio del cuore. Ed è proprio un ricordo personale del Giro, tra i tanti, che mi lega particolarmente al campione romagnolo, e che probabilmente lega i laurioti.

Nel 1999, una tappa di quell’edizione della Corsa Rosa partiva proprio da Lauria. Era il mese di maggio, come da tradizione del Giro che si corre in quel periodo primaverile . Era una bellissima giornata di sole. Avevo quindici anni, e le imprese di Pantani dell’anno precedente, quando riuscì ad ottenere la doppietta storica Giro-Tour, mi avevano affascinato non poco. Quella mattina mi alzai di buona lena per correre al villaggio di partenza della tappa. Fortunatamente, io e alcuni miei amici possedevamo il pass di ingresso. Tutto era pronto per accogliere gli atleti prima del via della frazione (che arrivava a Foggia), erano già tutti schierati giornalisti, gente comune, appassionati. Ma l’attesa non era per un ciclista qualsiasi.

L’attesa era tutta per quel piccoletto con la bandana, con la storica divisa gialla della Mercatone Uno e la sua bici, pronto ad affrontare l’ennesima tappa del Giro della sua carriera. Col passare dei minuti, piano piano arrivavano gli atleti, uno ad uno, seguiti dai propri allenatori e massaggiatori. Breve passaggio al foglio di firma (per certificare la loro presenza) e via a isolarsi e concentrarsi. Ma la domanda tra noi ragazzi era sempre e solo la stessa: “Ma quando arriva Pantani?”. Come tutte le grandi star, anche Marco si faceva attendere. Qualche attimo più tardi, dalla salita al di fuori del villaggio (ubicato al campo sportivo di Lauria Superiore), si scorgeva il pullman della Mercatone Uno. Gridammo felici: “E’ fatta, sta arrivando!”. Ed in effetti, era arrivato. Dietro il pullman, ecco la carovana della squadra con Marco in testa. In sella alla sua bici scintillante, la bandana regolarmente sulla testa e degli occhialoni giganti a coprire evidentemente i suoi occhi carichi di concentrazione.

Pantani era a Lauria. Un banale inizio di tappa per molti, ma per noi ragazzini un sogno che si avverava. Come entrò al villaggio, fu subito assalito. Sembrava impossibile potersi avvicinare. Eppure, con la forza di volontà, io e i miei amici riuscimmo a strappare un autografo su un cappellino e a gridargli, con una cappa sulla spalla, ”Forza Marco”. Lui abbozzò un sorriso. Quei dieci secondi sembravano non finire mai. Marco, alla fine di quell’edizione del Giro, fu squalificato, e poi il resto è storia nota. Ma quei dieci secondi di Marco a Lauria non li dimenticherò mai. Come non dimenticherò mai tutte le lacrime di emozione ad ogni sua vittoria. 

Grazie Marco, resterai per sempre nei nostri cuori.