Referendum: i giovani e la politica

Di Francesco Pio Restaino e Alberto Carretta

POTENZA – Due facce della stessa medaglia: i giovani votano e sono determinanti alle urne, ma spesso riducono la politica a un post social, una storia Instagram, senza andare davvero a fondo.
Il risultato del referendum sulla giustizia noi cerchiamo di approfondirlo, o quanto meno cerchiamo di capirlo davvero. Liberi da ideologie o condizionamenti politici. Non sempre questo accade: spesso ci si limita a non approfondire, ci si limita a esultare sui social. In un’epoca in cui tutto, o quasi, si fa per moda, anche votare per un referendum costituzionale, noi proviamo ad andare controcorrente. Scriviamo un articolo, invece di pubblicare o ricondividere. Forse non saremo alla moda, ma sicuramente in coscienza con noi stessi e con il nostro modo di informarci.

L’Italia ha scelto. Schiacciante vittoria del no. Fino al giorno prima del voto nessuno prevedeva questa forbice così ampia. Neanche i sondaggisti, i quali si aspettavano anche un’affluenza minore. I dati hanno smentito: 59,93% di affluenza. Il No ha vinto con il 53,2.
In questo, il dato della partecipazione al voto della Gen Z è interessante e pone una riflessione più ampia: tra i 18 e 28 anni è andato al voto il 67%. Questo dimostra come, da una parte, i più giovani abbiano preso una posizione netta andando anche contro ciò che si dice della loro generazione. Dall’altra,in questo numero così ampio emergono anche forme di partecipazione piu superficiali, in cui il voto non è accompagnato da un reale approfondimento sui temi.
Sono due facce della stessa medaglia: adesione e immediatezza.
Per questo servirebbe coinvolgere maggiormente i giovani, offrire loro spazi di ascolto differenti, più profondi.
Perché saranno loro a determinare il futuro del nostro paese. E questo non significa lasciargli il pieno controllo, ma guidarli seguendo le loro idee perché nel nostro tempo coniugare passato e presente sarebbe la svolta per l’Italia del futuro.

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