Riflessione sulla Libertà

Di Lavinia Alagia

EDITORIALE – C’è una parola che tutti pronunciamo, ma pochi comprendono davvero: libertà.

La invochiamo come un diritto, ma spesso la usiamo come un’arma.

Dimenticando che la libertà non è un muro che ci separa: è una porta che ci espone.

Erich Fromm scrisse che l’uomo, quando conquista la libertà, subito ne ha paura.

E allora la tradisce.

Si rifugia nel controllo, nel dominio, nella violenza.

Crede di difendersi, ma in realtà si imprigiona di nuovo, in un’altra forma, più sottile, più spietata.

Oggi, guardando Gaza, non si può restare in silenzio.

Un popolo vive sotto assedio, senza acqua, senza luce, senza respiro.

E l’altro popolo, quello che nella memoria del mondo rappresenta la liberazione dall’oppressione, sembra aver dimenticato il significato profondo della propria storia.

Come se la paura di essere annientati avesse trasformato la libertà in una corazza, in un recinto che soffoca anche chi lo ha costruito.

Essere liberi non significa sopravvivere a scapito dell’altro.

Essere liberi significa riconoscere nell’altro la stessa sete di vita che ci abita dentro.

La libertà non è reale finché qualcuno, a pochi chilometri da te, non può nemmeno scegliere quando bere, dormire, o piangere in pace.

Chi ha conosciuto la prigionia dovrebbe essere il primo a impedire che altri vivano dietro le sbarre.

Chi ha portato sulla pelle il marchio dell’odio dovrebbe saperne riconoscere l’odore, ovunque esso si ripeta.

Eppure, la storia si ripete, travestita da sicurezza, da difesa, da necessità.

La libertà, senza empatia, si corrompe.

Diventa potere. Diventa paura.

E la paura, quando governa, non salva nessuno.

Forse la vera libertà è solo questa:

guardare il dolore dell’altro senza voltarsi.

Sapere che ogni bomba, ogni fame, ogni muro eretto in nome della sopravvivenza è una sconfitta per l’umanità intera.

E che nessun popolo potrà dirsi libero finché la sua libertà sarà costruita sul silenzio di un altro popolo che muore.

Venerdì, a Lagonegro, le strade sono state animate dalle voci dei giovani.

Studenti delle scuole di Lagonegro, Lauria, Latronico, Senise e Maratea hanno sfilato davanti al Comune con cartelloni e bandiere della pace.

Hanno parlato di Gaza, del dolore di un popolo e della speranza di un futuro diverso.

Le loro parole, sincere e dirette, hanno colpito più di qualsiasi discorso politico, mostrando la consapevolezza e l’emozione di chi sente anche da lontano il peso dell’ingiustizia.

Accanto a loro c’erano i professori, che hanno supportato l’organizzazione e hanno preso la parola insieme al sindaco.

Durante la manifestazione, una professoressa ha citato Erich Fromm e le sue parole hanno attraversato il silenzio della piazza, ricordando quanto sia importante che la libertà sia accompagnata dall’attenzione verso gli altri.

In quella mattina a Lagonegro, la libertà non è stata solo un concetto astratto.

Si è vista nei passi dei ragazzi, nei loro sguardi attenti e nella loro determinazione a ribadire che la vita di ogni essere umano ha lo stesso valore, ovunque nasca e ovunque viva.

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