Riserva ovarica, Bonito: ‘un passo importante per la salute e la libertà di scelta delle donne. ora attendiamo la comunicazione ufficiale’

La Consigliera di Parità della Provincia di Potenza esprime soddisfazione per il percorso avviato in Basilicata verso l’introduzione del test gratuito per la valutazione della riserva ovarica destinato alle giovani donne tra i 25 e i 30 anni.
«Accolgo con grande interesse e soddisfazione la notizia relativa al percorso avviato in Basilicata per rendere gratuito il test per la valutazione della riserva ovarica alle giovani donne tra i 25 e i 30 anni. Si tratta di un’iniziativa di grande valore sul piano della prevenzione, della medicina di genere e della consapevolezza della propria salute riproduttiva. È naturalmente necessario attendere la comunicazione ufficiale dell’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo e del sistema sanitario regionale, che dovrà confermare l’effettivo avvio dello screening e fornire tutte le indicazioni relative a tempi, modalità di accesso e organizzazione del percorso».
È quanto dichiara Simona Bonito, Consigliera di Parità della Provincia di Potenza, in merito all’annunciato avvio, previsto nel mese di ottobre, dello screening gratuito.
«Proprio perché parliamo di salute e di un’opportunità destinata potenzialmente a migliaia di giovani donne lucane, è importante che ogni informazione operativa provenga dalle autorità sanitarie competenti. In attesa dell’ufficializzazione, tuttavia, credo sia giusto sottolineare il valore di un percorso che, una volta concretamente attivato, potrà rappresentare un importante strumento di prevenzione e conoscenza».
Il punto centrale, secondo la Consigliera di Parità, è racchiuso in un principio semplice ma fondamentale: conoscere per poter scegliere.

«Conoscere la propria salute riproduttiva non significa orientare una donna verso la maternità, né medicalizzarne le scelte. Significa metterla nelle condizioni di avere maggiori informazioni sul proprio corpo e sul proprio futuro. Ed è questa la prospettiva che ritengo più importante: la scelta deve appartenere sempre alla donna, mentre alle istituzioni spetta il compito di garantire conoscenza, prevenzione, accessibilità e strumenti adeguati affinché quella scelta possa essere realmente libera e consapevole».
L’iniziativa assume inoltre particolare rilievo nel percorso verso una medicina sempre più attenta alle differenze di genere, capace di investire nella prevenzione e di considerare le specificità della salute femminile lungo tutte le fasi della vita.
Ma parlare oggi di fertilità, sottolinea Bonito, significa necessariamente guardare anche al contesto sociale e lavorativo nel quale le donne costruiscono i propri progetti di vita.
«Non possiamo ignorare che l’età della maternità si sia progressivamente spostata in avanti e che dietro questo fenomeno non ci siano soltanto scelte personali. Ci sono percorsi di studio più lunghi, un ingresso spesso tardivo e precario nel mercato del lavoro, difficoltà economiche e abitative, carenza di servizi e un sistema di conciliazione tra lavoro e famiglia che continua a gravare in misura sproporzionata sulle donne. La biologia ha i suoi tempi, ma la società spesso impone alle donne tempi completamente diversi».
Per questo la valutazione della riserva ovarica non deve essere letta come una risposta isolata, ma può diventare parte di una riflessione più ampia sulle politiche per la salute femminile, sulla natalità, sul lavoro e sulla libertà delle donne di progettare la propria vita.

«Sarà fondamentale accompagnare questa opportunità con una forte e capillare azione di informazione e sensibilizzazione, affinché le giovani donne ne conoscano il significato e possano aderire consapevolmente. Non basta, infatti, mettere a disposizione uno strumento: occorre fare in modo che venga conosciuto, compreso e reso realmente accessibile. L’informazione deve raggiungere i territori, parlare alle giovani donne con un linguaggio chiaro e scientificamente corretto e spiegare non soltanto le opportunità, ma anche il significato e i limiti dello screening. La conoscenza è il primo strumento di prevenzione e, allo stesso tempo, una forma concreta di empowerment».
«Come Consigliera di Parità – conclude Simona Bonito – considero ogni investimento nella salute e nella consapevolezza delle donne un investimento nella loro autonomia. Prevenire non significa decidere al posto delle donne: significa offrire loro più strumenti per decidere. Per questo, una volta ufficialmente avviato il percorso, ritengo importante contribuire, nell’ambito delle competenze istituzionali della Consigliera di Parità, anche alla sua conoscenza e diffusione sul territorio. Attendiamo quindi la comunicazione ufficiale dell’AOR San Carlo e delle autorità sanitarie competenti, alla quale dovrà necessariamente farsi riferimento per conoscere le modalità effettive di accesso allo screening. Se l’avvio annunciato sarà confermato, sarà un risultato importante per le giovani donne lucane e un ulteriore passo verso una cultura della salute che metta davvero al centro prevenzione, informazione, consapevolezza e libertà di scelta»

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