Ritorniamo allo Statuto Albertino!

EDITORIALE – Ha vinto il SI.


Luigi Di Maio esulta e dichiara: “Il prossimo step dovrà necessariamente essere l’approvazione di una nuova legge elettorale proporzionale che sia in grado di favorire la governabilità di un’Italia che ora più che mai ha bisogno di risposte rapide ed efficaci”.
E ancora: “Quello raggiunto oggi è un risultato storico. Torniamo ad avere un parlamento normale, con 345 poltrone e privilegi in meno”.


Il Ministro degli Esteri con lo staff più costoso di sempre fa l’analisi del voto e le uniche cose che riesce a dire sono una bestialità sul sistema elettorale proporzionale e la ripetizione ossessiva del mantra delle poltrone.


Prossimo passo annunciato è una sforbiciata agli emolumenti dei Parlamentari.
Dal mio canto, a questo punto, e per tagliare in modo radicale i costi della politica, auspico un bel ritorno al passato quando i rappresentanti del popolo non percepivano emolumenti: lo Statuto Albertino statuiva la gratuità del mandato parlamentare (articolo 50: “Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione od indennità”).
Quella sì che era una democrazia compiuta e perfetta.


Infatti (e malauguratamente), l’indennità parlamentare fu introdotta nell’ordinamento italiano solo nel 1912, a corredo della riforma voluta da Giolitti di estensione del suffragio a quasi-universale maschile.


Ritornare allo Statuto Albertino sarebbe interessante e vantaggioso anche per altri versi: ad esempio, per le elezioni del 1861, che si svolsero sulla base della legge elettorale del Regno di Sardegna del 1848, si riconosceva il diritto di voto solo agli uomini di età superiore a 25 anni, alfabeti e che pagassero un certo ammontare di tasse (40 lire l’anno oppure 20 lire se potevano dimostrare alle urne di saper leggere e scrivere).


Nell’Italia unita, questo sistema permetteva di far votare appena il 2% della popolazione del Regno.


Il Senato del Regno era addirittura di nomina regia e quindi non c’era proprio bisogno di votare…


Questo si che ci farebbe risparmiare!
Meno elettori significa meno costi per l’allestimento dei seggi, meno costi per gli scrutatori, meno costi per la politica.


Mi si dirà che i giovani e le donne, gli analfabeti e i poveri saranno esclusi dalla vita politica.
Non vedo il problema.


Se il parlamento rappresenta soltanto poltrone e privilegi, se rappresenta solo un costo e non un luogo dove vive la democrazia e la politica, non vedo come qualcuno possa dolersene.
Il suffragio universale è troppo costoso! Ritorniamo allo Statuto Albertino.


Ci conviene!