#RockInQuarantine, 1977: Eric Clapton e la leggenda di ‘Slowhand’

EDITORIALE – Ok, nel ventiduesimo appuntamento del #RockInQuarantine devo farmi perdonare dall’amico e chitarrista Daniele Marcante. Non ho dimenticato che ieri il “mito” Eric Clapton ha compiuto 75 anni, ma nella mia rubrica giornaliera era il “turno” di un album italiano (e dovevo quindi rispettare una “giusta” alternanza).

Recupero oggi, parlandovi dell’album simbolo e “autobiografico” del grande chitarrista e compositore britannico, dal titolo leggendario “Slowhand”.

L’album, uscito nel 1977, è il quinto in studio da solista di Eric Clapton. Slowhand è anche il disco di maggior successo dell’artista e deve il suo titolo al soprannome di Clapton, “Manolenta”.  A scegliere il suo soprannome fu il manager Giorgio Gomelsky, nel 1964. Lo stesso britannico ha raccontato più volte questa storia, anche se in versioni differenti tra di loro. Secondo la versione più accreditata, tutto nacque dalla rottura di una corda durante un concerto. “Mano lenta”, dunque, non sarebbe riferito alla lentezza del suonare da parte del britannico (con tanto di soprannome o citazione di Chuck Berry), ma ai tempi effettivi in cui Clapton sostituisce le corde di una chitarra.

Ma l’album Slowhand contiene la splendida ballata Wonderful Tonight, composizione soft pop introdotta da un magnifico passaggio di chitarra.

Il capolavoro “leggero” di Eric Clapton nasce nel suddetto anno 1977, per la stessa donna che aveva ispirato la scrittura di Layla (1970), indiscusso cult “Claptoniano” composto quando Patty Boyd era ancora moglie dell’amico George Harrison. Dopo la separazione e il divorzio, Clapton e la ex “signora Harrison”, cominciarono a uscire insieme, presto si sarebbero fidanzati e poi sposati.

Una sera erano entrambi attesi a un tributo a Buddy Holly organizzato da Paul McCartney, Clapton era seduto sul divano in attesa che Patty fosse pronta per uscire di casa. Era al piano di sopra, terribilmente in ritardo e aveva paura della reazione di Eric.

Quando finalmente si affacciò dalle scale e gli disse che era pronta, era preparata anche a sostenere l’arrabbiatura di mister Slowhand, che invece le disse: “Ascolta, mentre ti preparavi ho scritto questa cosa per te”. Ed era Wonderful Tonight.

Il giorno dopo il loro matrimonio, nel marzo del 1979, Clapton fece salire Patty Boyd sul palco di Tucson in Arizona e la cantò davanti a lei. Lei sarebbe rimasta meravigliosa a lungo, la loro storia un po’ meno, perché si separarono dopo pochi anni, lasciandoci in eredità però questa splendida canzone.

Slowhand è un album composto da 9 tracce (di cui 5 firmate dallo stesso Clapton), che si apre con la cover Cocaine composta da J.J. Cale; la canzone, basata su un riff di chitarra ottimamente impreziosito da sovraincisioni, presenta due assoli: uno centrale dopo la prima sequenza strofa-ritornello, l’altro finale in sfumando.

Segue la ballad Wonderful Tonight, (di cui abbiamo parlato sopra) e il pezzo country-rock Lay Down Sally , il quale si basa su un trascinante riff che si ripete sia sulla strofa sia (con una leggera variante) sul ritornello, ed è inframezzato da un assolo.

Nel quarto pezzo Next Time You See Her è presente l’organetto che contribuisce insieme agli interventi chitarristici di Clapton ad accentuare l’aria spigliata del brano, basato su una successione di triadi tonali. Segue la dolce ballata We’re All the Way (originariamente scritta da Don Williams) e, come per contrasto, l’energica cavalcata di The Core, cantata in duetto con Marcy Levy e che si chiude con un duetto tra chitarra e sax. Le due canzoni seguenti, May You Never e Mean Old Frisco, sono due ordinarie cover, originariamente composte da John Martyn e Arthur Crudup.

A chiudere c’è poi il pezzo strumentale Peaches and Diesel, in cui figura pure una ripresa del tema “sospeso” di Wonderful Tonight.

Seppur in ritardo, auguri Leggenda!!