#RockInQuarantine, Automatic For The People e l’introspezione rock dei R.E.M.

EDITORIALE – Nel 24°giorno del #RockInQuarantine mi corre l’obbligo di ringraziare chi sta seguendo in maniera continua e viva questa rubrica nata un po’ per passione e un po’ per rispolverare ricordi e aneddoti vari.

Era già in programma, ma oggi su segnalazione dell’amico Angelo Cardillo voglio parlarvi di un album passato alla storia per il suo “fascino ambiguo e misterioso”, a opera di un gruppo che, dopo aver raggiunto l’apice del suo successo grazie al loro disco “di consacrazione”, decide di rimettersi in gioco con un lavoro introspettivo e intimo.

L’anno è il 1992, loro sono i R.E.M. e questa è la storia di Automatic For The People.

Una delle caratteristiche di Michael Stipe, leader dei Rem tornato in video tre giorni fa grazie al brano  “No Time For Love Like Now” in cui “invita ad amare mai come ora”, è quella di scrivere testi obliqui e difficilmente interpretabili, oltre che cantare in modo a volte indecifrabile. Ci sono poche eccezioni e una di queste è Everybody Hurts, colonna melodica portante di Automatic For The People.

E’ una canzone scritta in gran parte da Bill Berry, che avrebbe lasciato i R.E.M. cinque anni dopo, nel 1997. Questa volta Stipe canta in modo lineare e perfettamente comprensibile, per una ragione molto semplice: il messaggio doveva arrivare chiaro e diretto perché è un invito a resistere al suicidio. Non è un caso che sia esplicitamente citato un verso di Rock n’Roll Suicide di David Bowie (quello dove si dice oh  no, you are not alone…) e che la canzone sia stata adottata dal Nevada, lo Stato americano con la più alta percentuale di suicidi giovanili.

L’arrangiamento d’archi di Everybody Hurts è opera di John Paul Jones, bassista dei Led Zeppelin e il video è stato girato da Jake Scott, figlio di Ridley (regista di Blade Runner e de Il Gladiatore solo per citarne alcuni), ed è stato filmato sulla Interstate 10 a San Antonio, nel Texas.

A un anno dal successo di Out Of Time, album della loro ascesa,  Stipe e soci decidono sorprendentemente di rimettersi in gioco, in barba alla major discografiche e alle reazioni dei fans, ancora estasiati e presi da brani di successo quali Losing My Religion e Shiny Happy People.

Ciò nonostante i R.E.M. rischiano e vincono, visto che Automatic For The People venderà alla lunga (entrambi negli Usa sono certificati qraduplo platino), quanto Out Of Time.

Impresa stupefacente se si tiene conto dei suddetti fattori, quali la mancanza di un brano cardine come i sopra citati o il successo ottenuto solo un anno fa, anche perché Automatic For The People resta il capitolo più desolato del “Grande romanzo americano” scritto dalla banda Stipe.

Entrati in sala con l’idea di confezionare una raccolta di rock n’roll, i R.E.M. si ritrovano alla fine in mano un disco prevalentemente acustico, ossessionato da pensieri sulla morte, con pochi brani mossi e un unico accostabile al rock da stadio di Green e la tirata antirepubblicana di Ignoreland.

Tra le canzoni più belle ed intense va certamente ricordata Try Not to Breathe. Parla di una persona anziana che, morente, chiede di poter cercare di non respirare perché ha vissuto una vita piena (this decision is mine, i lived a full life) e vuole che la persona a cui si rivolge ricordi i suoi occhi (and these are the eyes that I want you to remember), ricordi per lui, ricordi lui.

Molto più leggera almeno musicalmente è The Sidewinder Sleeps Tonite, che nel titolo ricorda una canzone di decenni prima (The Lion Sleeps Tonight portata al successo negli anni ’60 da Hank Medress ed il suo gruppo The Tokens).

Sweetness Follows è una delle canzoni più intense dell’intera discografia dei quattro georgiani, centrata sulla morte dei genitori.

Ancora morte e ricordo nella successiva Monty Got a Raw Deal, dedicata a Montgomery Clift, attore degli anni cinquanta che quando la sua omosessualità fu resa nota non riuscì a trovare più contratti.

Drive, brano di apertura e primo singolo estratto, è considerato ancora oggi il brano più intimista e riflessivo della band, con un arpeggio affascinante e altalenante, armonizzato dalla voce enigmatica di Stipe.

Nightswimming è forse la canzone dei R.E.M. con il testo più poetico, parla di ricordi, di come da giovani è più facile fare cose difficili e di come è bello nuotare di notte, nudi, nei laghi in estate.

La conclusiva Find the River è un altro inno alla bellezza ed importanza di trovare ciò che si cerca, cercare ciò che si è, anche quando questo non è semplice, non è comune.

E’ l’album che a mio avviso più rispecchia l’animo rock e umano della band Georgiana, uno spaccato interiore che Stipe e soci prendono come sfida a se stessi prima e al “sogno americano” poi, visto più come un incubo a cui reagire e da cui guardarsi bene.