#RockInQuarantine… Buon compleanno ‘Cara’…

EDITORIALE – Oggi è un #RockInQuarantine particolare.

Un mio modo personale per augurare buon compleanno a una ragazza speciale che in questi ultimi mesi, col suo sorriso e la sua immagine sempre gioviale e allegra, ha segnato la vita della nostra comunità.

La sua passione per Lucio Dalla e in particolare per alcune sue canzoni, mi spingono con spontaneità a riscoprire insieme a voi il poetico nono album del cantautore bolognese dal titolo “Dalla” del 1980.

E’ un album fondamentale per la carriera di Lucio Dalla e per la musica italiana in genere. Basti pensare che fu il disco più venduto del suddetto 1980 e che vanta della collaborazione di musicisti del calibro di Ron (chitarra acustica, pianoforte e coro), Ricky Portera (chitarra elettrica, acustica e coro), Marco Nanni (basso), Giovanni Pezzoli (batteria) e Gaetano Curreri (tastiere).

Ebbene si, l’alba degli “Stadio” vede la luce proprio grazie a Lucio Dalla, col quale Curreri e company suonavano e facevano da gruppo spalla, oltre a un Curreri che in quegli anni stava già scoprendo le doti da cantante di un certo Vasco Rossi da Zocca.

LaPresse01-03-2012 Lutto nel mondo della musica, e’ morto Lucio DallaNella foto: Lucio Dalla

Della durata totale di quarantuno minuti, Dalla inizia a muovere i suoi primi passi  col ritmo travolgente di Balla balla ballerino, un inno al ballo sfrenato, ovunque, “dalla notte al mattino, più su degli aeroplani, sulle onde del mare, sul cuore malato, seguendo il ritmo del motore”. Il tempo di attendere la seconda traccia e al Parco della Luna arriva Sonni Boi, con i cavalli di legno e la sua donna Fortuna, “a metà strada tra Ferrara e la luna”.

L’energia del disco arriva poi al cuore di melodie più morbide, e si perde tra le note introduttive del pianoforte nella Sera dei miracoli, tra i vicoli di Roma, con l’esplosione sonora a metà del brano attraverso gli acuti della città in movimento. Una ballata divisa tra la nostalgia e l’amore, un pezzo che fa storia ancora oggi e che si canta ovunque si celebri Lucio Dalla.  

“Dov’è quel cuore, dov’è?” è l’interrogatorio che Dalla si pone in Mambo, esprimendo le sue perplessità nelle frasi “cosa faccio nudo per strada mentre piove, e c’è di più non dormo da una settimana per quel cuore di puttana”.

Forse la soluzione alla sfrenata ricerca del cuore bandito, marziano, falso, ridicolo, è optare per la solitudine, ritornando in cantina. È meglio vivere nella quotidianità o lasciarsi andare? Meri Luis, pezzo centrale del disco, è la risposta. Fermare il giro, lasciarsi andare, perché l’amore è bello.

Degni di nota, gli ultimi versi del brano: “Adesso mio Dio, dimmi cosa debbo fare se devo farla a pezzi questa mia vita oppure sedermi e guardarla passare. Però la vita, com’è bella e com’è bello poterla cantare”.

Cara è una delle canzone più romantiche di Lucio Dalla. In origine chiamata Dialettica dell’immaginario, sin dalle prime parole si può immaginare tutto: la confusione della mente umana e il sentimento perenne. “Cosa ho davanti, non riesco più a parlare, dimmi cosa ti piace, non riesco a capire dove vorresti andare, vuoi andare a dormire”. Forse la soluzione è proprio sognare, mettendo a riposo l’anima. E’un brano intenso, in cui Lucio mette se stesso, con le sue parole, in un dialogo immaginario, in cui regnano rassicurazioni e voglia di esserci dinanzi a qualunque sfida, amorosa o sentimentale che essa sia.

Nella canzone Siamo dei, sconfiniamo in un duello verbale – tra studio, mare, lavoro, mediocrità, riscatto e amore in un bacio ricevuto – di due annoiati che, tra sentimenti, passioni e dolori, nella loro imperfezione, rendono l’uomo più perfetto, appunto, degli dei.

L’album si conclude con una pillola di storia e di bellezza: Futura. Dalla scrive questo brano a Berlino, nel pieno della Guerra fredda, la ricchezza e lo sfarzo a ovest, la povertà ed il buio dell’est.

Immagina quindi una possibile storia d’amore ostacolata da un muro, simbolo di una guerra che ha segnato la vita a milioni di persone.

I due innamorati si guardano pensandosi e cercandosi con le parole: “nascerà e non avrà paura nostro figlio, chissà come sarà lui domani, su quali strade camminerà, cosa avrà nelle sue mani, si muoverà e potrà volare, nuoterà su una stella, e se è una femmina si chiamerà Futura”.

Mi piace pensare che, in qualsiasi luogo si trovi, Giovanna ora stia ascoltando quest’album e che ripensi alle serate trascorse con le amiche di sempre o in famiglia, sempre con la solita spensieratezza che la contraddistingueva.

Ovunque tu sia, Buon compleanno “Cara”…

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