#TellMeRock, 27 Maggio 1994: Catartica, i Marlene Kuntz e l’epoca d’oro dell’indie italiano

EDITORIALE – Anno 1994: nel rock italiano sono ancora forti le tendenze che arrivano dagli anni 80, dai quali si cerca in tutti i modi di prendere spunto per creare nuove sonorità e ispirazioni.

Sono gli anni che portano sulla breccia gruppi come i C.S.I., nati dalla fusione (o ceneri) di Cccp e Litifiba, e i quali, già da qualche anno, avevano allungato il loro orecchio “musicale” verso la remota provincia piemontese di Cuneo.

In particolare il bassista Gianni Maroccolo, il quale, nel corso del Festival “Rock Targato Italia” del 1992, ascoltò con particolare interesse l’esibizione di un gruppo cuneese che richiamava sonorità chiaramente vicine allo stile dei Sonic Youth, dal nome “inusuale” di Marlene Kuntz.

Ma la consacrazione della band avvenne grazie al leader dei CSI Giovanni Lindo Ferretti, che durante una convalescenza in ospedale ascoltò il singolo Lieve, che gli piacque a tal punto da fargli decidere di indirizzare la band, offrendo loro qualche utile correzione. Ferretti propose anche una cover del brano, contenuta nell’album In quiete (celebre la sua fase d’apertura in cui si augurava “di poterla cantare bene”).

Nasce così un album simbolo della nuova frontiera indie-rock italiana, Catartica, album d’esordio dei Marlene Kuntz pubblicato il 27 maggio 1994 e simbolo di una generazione che guardava oltre il pop.

Già dall’intro gracchiante del disco, che ha come titolo l’acronimo di questo all’epoca ignoto quartetto proveniente da Cuneo, M.K., si percepisce un profumo di freschezza e di novità servite su di un vassoio di “onde di parole” e fischi rumoreggianti.

Tutte caratteristiche assenti fino ad allora, d’altronde si sa che la musica nel bel Paese si è sempre preposta altre direttive. Tornando al brano in questione, è stato scritto con l’idea di porsi ideologicamente contro il rap che imperava liberamente e che non faceva sì che altri generi musicali altrettanto (se non più) meritevoli venissero valorizzati. Il processo catartico di liberazione e di purificazione, per come veniva inteso nella religione greca e che rappresenta la grande morale del disco, diventa effettivo incedendo nell’ascolto, procedendo nella tracklist.

 E difatti, dopo l’assaggio del primo vero brano, con i chitarroni tanto ambiti dalla tradizione noise di Festa Mesta, si entra nello spirito vero e proprio di “Catartica“, si esce dal proprio corpo per entrare nel vivo dell’eleganza sonora firmata Marlene Kuntz. 1°2°3° e la suddetta Lieve ne sono ulteriori esempi lampanti, sono canzoni divenute inni generazionali che hanno contribuito ad ingigantire a dismisura il ruolo che i Marlene Kuntz hanno avuto, e continuano ad avere, nella scena a cui appartengono. Lieve, inoltre, è stata riproposta più volte dal vivo dai CSI in modo memorabile.

Nuotando nell’ aria è l’ ennesimo grande pezzo, negli anni diventato leggenda: comincia tra i bisbigli del cantante Cristiano Godano, facendo quasi pensare a una dolce e tenera ballata ma ben presto sfocia in tutta la sua potenza.

Sonica è un pezzo incalzante e fortemente ritmico, che ha fatto da “Musa ispiratrice” anche ai corregionali Subsonica, i quali devono il proprio nome proprio dalla fusione dei brani “Subacqueo” degli Africa Unite, (ex band del chitarrista e fondatore Max Casacci) e appunto “Sonica”, brano preferito di Samuel e soci.

Come i grandi album di innovazione, non ricevette il successo sperato nell’immediata uscita, ma negli anni il peso di Catartica si è sentito per l’eredità lasciata e lanciata a supporto di nuovi gruppi che oggi dominano (chi degnamente e chi meno) il panorama indie italiano.

In questo anno “particolare” è forse l’album dai contenuti più nostalgici che potessi proporvi, ma chi lo dice che la nostalgia non sia un sentimento “rock incalzante”?