EDITORIALE – Si possono davvero contare sulle dita di una mano i “live” in grado di emozionarmi sul serio.
Tra i vari Pink Floyd e Led Zeppelin, ne è presente uno italiano che è capace di trattenermi a un ascolto infinito, misto a poesia e trame tra il melodico e il rock.
Era il 1992, e Antonello Venditti pubblicava il suo terzo live “Da San Siro a Samarcanda”, un album a mio modesto avviso fondamentale per la discografia italiana non solo dal punto di vista musicale, ma anche per una serie di aneddoti legati alla carriera del cantautore romano.
Venditti chiude il suo secondo periodo “di formazione” e riprende nel suo live, brani riproposti dal suo quartetto sentimentale” (“Cuore”, “Venditti e segreti”, “In questo mondo di ladri”, “Benvenuti in paradiso”) e invece di andare avanti, ritorna nostalgicamente alla prima fase della sua carriera e quindi si accompagna col pianoforte, da cui era già cominciata la separazione.
Da San Siro a Samarcanda riprende il suo nome dal famoso stadio milanese, tappa del suo tour del 1992, e dalla trasmissione condotta all’epoca da Michele Santoro e nella quale Venditti intervenne in diretta proprio durante quel live.
E’ un album con cui ho un forte legame già dagli anni del Liceo, in cui fu galeotto un sax, elemento fondamentale nella musica e nella composizione Vendittiana.

Ma il suono del sax presente in questo live, non è un suono come gli altri, e soprattutto non riguarda una canzone convenzionale o tra le più conosciute di Venditti.
La Modena cantata dal cantautore romano, anno 1979, è una città che fa da sfondo alla fine della love story dell’artista con Simona Izzo e la fine del PCI. Venditti riesce a cogliere il senso di straniamento profondo tra i militanti, realizzando un brano sofferto, malinconico, pieno di nostalgia con un il sax di Gato Barbieri che da solo varrebbe tutto il disco.
Ed eccolo qui un altro grande protagonista, quel Gato Barbieri che proprio in questo live del 1992 suonerà per l’ultima volta con Venditti.
Una esibizione passata alla storia anche perché, da quella data in poi, l’artista non avrebbe più portato Modena nelle sue scalette live, proprio perché senza Barbieri il brano non sarebbe stato più lo stesso. L’amico Gato compare anche nel sax di accompagnamento di Alta Marea che poi, negli anni a venire, sarà quello di Amedeo Bianchi.
Presente nell’album anche l’inedito “L’amore insegna agli uomini”, che chiude il live. Una canzone di speranza sulla scia di Stella, brano senza tempo che non conosce stagioni o ricordi.
Da San Siro a Samarcanda è un album in cui Venditti porta davanti al pubblico speranza, impegno civile, satira e sentimenti. Una scaletta che varia dai classici quali Roma Capoccia e Ci Vorrebbe un amico, fino alla grande poesia “di attualità” composta in Sara e Questa insostenibile leggerezza dell’essere, ispirata al romanzo di Milan Kundera.
Venditti diverte e lancia la sua poetica, intrattiene, suona e canta. Uno spaccato di Italia raccolto in un live in cui il Paese si lasciava alle spalle gli anni 80’ per lanciarsi in quei 90’ che avrebbero portato a un radicale cambiamento nei nostri stili e nella nostra etica politica e comportamentale.
L’ultimo album in cui, a mio avviso, il cantautore romano non dimentica le proprie origini e i suoi primi “accordi” musicali.
C’è tanta nostalgia, ma allo stesso tempo sperimentazione e ironia, in una raccolta di 22 brani in cui c’è il miglior Venditti di sempre.











































