#TellMeRock, 2 Maggio 1989: Disintegration e il giorno in cui i Cure ritrovarono sè stessi

EDITORIALE – Stavano terminando gli anni 80’ e molti gruppi erano in procinto di ridimensionare il loro modo di fare musica. Si apriva spazio a nuove sperimentazioni e nuovi generi ma, soprattutto, molte band iniziavano ad esaminare la possibilità di adottare uno stile e un rock “introspettivo” e a tratti oscuro.

Nulla di nuovo per qualche gruppo che, già dalla fine degli anni 70’, si era appropriato di una immagine “dark” e pionieristica sotto tanti punti di vista, soprattutto culturali, stilistici e musicali.

Era solo questione di riprendere una strada magari persa nel corso degli anni 80’, ed era ciò che fecero i The Cure, nel 1989, grazie al capolavoro Disintegration.

Il disco comprende la bellissima “Pictures Of You”, brano che, per chi è abituato alla versione da album, può forse nutrire qualche dubbio sul drastico taglio – necessario per entrare nel circuito delle radio – da 7:24 a 4:48. In realtà non si perde molto della cristallina bellezza della canzone, votata da Rolling Stone tra le più influenti e importanti della storia del rock.

Pictures Of You fu composta da Robert Smith dopo un incendio a casa sua. Nei giorni seguenti, mentre cercava di ritrovare ciò che era perduto per sempre perché bruciato, il frontman dei Cure si imbattè nel suo portafogli che conteneva alcune foto di sua moglie, Mary Pool, una delle quali finì in copertina (la stessa foto sarebbe poi finita, però distorta e quasi irriconoscibile, anche sulla copertina di un altro disco dei Cure, Charlotte Sometimes, ispirato dal libro di Penelope Farmer dallo stesso titolo).

Da lì lo spunto per una ballata d’amore struggente e lacerante, in perfetto stile Cure. Un capolavoro assoluto.

Disintegration è un concept album nostalgico e di rivalsa allo stesso tempo, quasi come se i Cure (chiedo scusa ometto il “The” davanti), sin da subito vogliano far capire ai suoi fans o ascoltatori la volontà di riappropriarsi di qualcosa di intimo, che sia una foto (vedi Pictures Of You), o uno stile mai dimenticato ma forse messo troppo in disparte per tanto tempo.

Al suo interno ci sono Plainsong, un pezzo talmente struggente e cristallino che ti viene voglia di morire di bellezza. È questo uno dei leitmotif di Disintegration: nella tristezza ci si sguazza, come fosse una piscina calda e accogliente nel mezzo di una notte gelida.

Lovesong, il pezzo dedicato e regalato da Robert Smith alla moglie Mary, l’amore con le scale minori e ancora Lullaby, il singolo che conoscono tutti, un brano, estremamente orecchiabile e sicuramente suggestivo. Una filastrocca horror un po’ artificiosa, nonché una rappresentazione di come tutti noi torniamo bambini e spauriti di fronte all’oscurità della notte e ai mostri che vengono negl’incubi a turbare il nostro sonno.

 Fascination Street, con la sua rabbiosa malinconia apre il secondo lato del disco che contiene in sequenza due capolavori di spleen emotivo, tanto lunghi quanto splendidi, necessari: Prayers for Rain e la più bella di tutte: The Same Deep Water as You.

Dopo la preghiera per la pioggia, quella arriva davvero, coi lampi e i tuoni e le parole in piena. Robert Smith descrive la fine di un amore e l’incomunicabilità che arriva quando due persone che si sono amate non sanno più cosa dirsi, non condividono più niente ma non vorrebbero separarsi mai.

Se qualcuno l’ha ascoltata durante l’esplosione ormonale dell’adolescenza, conoscerà di sicuro quella sensazione di struggimento tutta nuova e misteriosa che arriva non appena Robert Smith canta “Kiss me goodbye…”, quel nodo in gola che racchiude tutti i sentimenti in una botta sola, troppo grande per affrontarlo razionalmente.

E’ il disco della disintegrazione, della ricomposizione e della purificazione, il disco della pioggia, della struggente nostalgia e del malinconico sorriso, il disco dell’amore perduto, di quello ritrovato e di quello che non ha alcuna intenzione di smettere di amare. I Cure si riprendono se stessi, donando a molti il proprio album della vita.