#RockInQuarantine: Gianna Nannini e il suo ‘Profumo’, il rock italiano nomina la sua First Lady

EDITORIALE – Già scritto più volte che la metà degli anni 80 in Italia sono stati il teatro di sperimentazioni continue su più livelli: dal pop all’elettronica passando per rock e new wave.

Molti gruppi si affacciavano sui palchi dei club e delle piccole piazze, raggiungendo gradimento e critica grazie al loro coraggio ed ecletticità.

Solo una cosa: a differenza di altri Paesi, il rock italiano non aveva ancora la sua “quota rosa” o beniamina da venerare. Gli Usa avevano Patti Smith e la compianta Janis Joplin, mentre la Gran Bretagna era ai piedi di Siouxsie e dei suoi Banshees.

Ma ecco il 1986, e l’Italia scopre la sua rocker di riferimento nella voce rauca e poliedrica della grande Gianna Nannini, che con il suo “Profumo” inebria il rock italiano e non solo.

E’ una suggestione, ma tanto è che siamo a un anno dall’uscita del romanzo che fu bestseller (tradotto in 40 lingue) Il profumo di Patrick Süskind, drammaturgo tedesco.

Il romanzo narra di “la vita di Jean-Baptiste Grenouille, nella Francia del XVIII secolo. Nato nel quartiere più povero e maleodorante di Parigi, Grenouille è dotato di un olfatto sovrumano, ma è completamente privo di un proprio odore, nonché incapace di provare qualunque sentimento umano”. Dal romanzo fu anche tratto il famoso film del 2006 Profumo, Storia di un assassino, diretto dal regista Tom Tykwer.

La Nannini segue quella scia fredda e malinconica, ma la trasforma in rock e dunque in rabbia. Profumo, title track dell’omonimo album, è un testo che lascia intendere la storia di un amore fugace e vissuto magari troppo velocemente e senza sentimento. Ma nel testo è chiara quella volontà intensa di protrarre il tempo dell’amato con sè, conservarne e renderne viva la presenza attraverso le tracce non solo olfattive.

Il brano, per molti critici e fans, diventa quasi un’ode all’erotismo e alle sue sfaccettature, una sorta di provocazione che fa della Nannini un’autentica icona rock italiana.

Non solo lo stile musicale così diretto, immediato e introspettivo, ma anche il suo look inizia a spopolare e creare nuove influenze. Giubbotto di pelle nero o chiodo e maglietta o canotta bianca sotto, e la mente va subito a un altro “inno” dell’album: Bello e impossibile.

C’è il tema della conquista, dell’ambizione femminile lanciata e urlata, quasi una sorta di “Potere alle donne” cantato attraverso metafore schiette e volutamente provocatorie.

Provocazione che finì anche in leggenda: pensate che qualcuno azzardò l’ipotesi  – ampiamente smentita, dai fatti ma soprattutto dalla logica – che questa canzone fosse dedicata al colonnello Gheddafi, ai tempi (1986) al centro delle grandi tensioni internazionali e all’apice del suo personale successo.

Altre ipotesi su chi potesse essere la fonte d’ispirazione di questi versi si sono rincorse nel tempo, con tanta fantasia e nessun fondamento.

L’unica certezza è che la canzone è splendida, la voce meravigliosamente rotta della Nannini è qui in uno dei suoi vertici grintosi e acuti che danno animo e motivazione.

Il ritmo si alza e soprattutto incalza in un altro successo strepitoso dell’album: Avventuriera.

E’un inno alla libertà, un rock spontaneo con una narrazione efficace di ciò che ogni donna vorrebbe e sogna: la conquista definitiva di una sua indipendenza totale. E’ una libertà fatta di ribellione e di fuga dalla realtà, la donna avventuriera che vive a pieno il suo sentirsi protagonista della realtà che la circonda.

E’ una nuova ventata nel rock italiano. C’è chi già vede nella Nannini una “Vasco” in quota rosa, ma la rocker toscana è semplicemente se stessa, con la sua voce, la sua libertà e la sua rabbiosa e allo stesso tempo educata trasgressione.

In molti di voi avranno nelle orecchie la sua esibizione romantica sui tetti di Milano dello scorso 1 maggio… Profumo vi regalerà una Nannini più forte ed emotivamente malinconica, ma che non perde la sua vena creatrice, duttile e soprattutto schietta e diretta.

Pubblicità