#RockInQuarantine, gli Stadio, Lucio Dalla, Verdone e il mio ritorno all’adolescenza…

EDITORIALE – In questo #RockInQuarantine odierno, riprendo in mano e in cuffia il mio primo live italiano ascoltato.

Avevo 11 anni, e dentro un walkman rosso, per un bel po’ di tempo, ho consumato la musicassetta StadioMobile Live registrata benevolmente dal grande esperto in materia Mario Nappa.

Era il 1993, Un disperato bisogno d’amore era la sigla di un telefilm cult di quegli anni, I ragazzi del muretto, con messa in onda ogni sabato dopo Dribbling e quindi dopo quell’altra celebra sigla di apertura che solo dopo anni scoprii che era la “mitologica” One Of These Days” dei Pink Floyd.

Ma il mio legame con la band guidata dal grande Gaetano Curreri ha molte valenze extramusicali, che variano dal cinema fino a numerose colonne sonore che hanno interessato diverse fasi della mia adolescenza.

StadioMobile Live, album del già citato 1993, è un disco pieno di storie e aneddoti, di brani che segnano un percorso musicale e artistico in cui tutti prima o poi, anche solo in modalità di semplici ascoltatori distratti, siamo incappati.

Gli Stadio nascono come gruppo spalla del grande Lucio Dalla, e scoprono attraverso il grande mentore bolognese, la grande duttilità che il panorama musicale emiliano offre. Infatti Curreri, non solo prende spunto per molti suoi testi personali dall’ironia innata del grande Lucio, ma ne coglie anche abilità vocali e musicali.

Un esempio su tutti? La celebre Grande Figlio di Puttana, di cui se ne ha una versione dal vivo precedente, completamente diversa, nell’album DallAmeriCaruso del 1986.

Il titolo è un riferimento di Lucio Dalla, coautore del testo, a Ricky Portera, chitarrista del gruppo e il brano, insieme a Chi te l’ha detto fa parte della colonna sonora del film Borotalco (1982) di Carlo Verdone.

Ed ecco perché gli Stadio hanno anche segnato la mia vita cinematografica. Non solo nella mia idolatria Verdoniana, ma anche nei testi dove sono racchiusi i vizi e le virtù di quella società italiana anni 80 divisa tra i contesti Vanziniani e quelli impacciati e al tempo stesso autobiografici alla Verdone.

E sempre il regista e attore romano, nel 1983, prende spunto da un’altra grande hit degli Stadio per un suo film. il finto e bizzarro Padre Michael Spinetti che si innamora della ragazzina “Acqua e Sapone” Sandy Walsh.

Il film prende il titolo proprio dal brano degli Stadio, scritto niente poco di meno che da Vasco Rossi.

Ed ecco un nuovo effetto domino. Se Vasco è arrivato ad essere il Blasco nazionale, lo si deve in grande parte alla pazienza ed estro di Gaetano Curreri, il quale vide in un disc jockey di Zocca le abilità di un grande rocker, ed è per questo che da quel 1982, la coppia Curreri/Rossi è sinonimo ancora oggi di splendidi testi e melodie paragonabili a inni della musica italiana.

In Stadio Mobile compare un altro grande successo dovuto alla coppia, La Faccia delle Donne (1984), in cui Curreri e Vasco dialogano sulla loro idea o ideale di donna, senza tralasciare la propria indole o vena artistica e linguistica.

Dentro Le Scarpe vede alla composizione del testo un ispirato Luca Carboni, autore dei testi anche in C’è (dove alla composizione musicale appare un grande Fabio Liberatori, autore anche della colonna sonora del film Acqua e Sapone) Vorrei, Canzoni alla radio e Puoi Fidarti di Me.

Generazione di Fenomeni, Swatch e Chiedi chi erano i Beatles, chiudono un live dalla composizione sublime e accurata. Un album fatto di poesia ed energia che merita di essere riscoperto e riascoltato più volte, magari in giornate in cui si riguarda qualche vecchia foto o si ripensa a qualche aneddoto in particolare.

L’immenso Roberto Drovandi al basso, Andrea Fornili alla chitarra e l’intramontabile Gaetano Curreri, chiudono il cerchio in un live che racchiude la loro storia artistica e professionale, fatta di gavetta e grandi maestri. Fattore che, negli anni a venire, dopo quel miracoloso e carismatico 1993, ha reso grandi maestri anche loro stessi.