#TellMeRock, Led Zeppelin IV, il dirigibile in volo sull’Olimpo del Rock

EDITORIALE – Il giorno 7 di #RockInQuarantine è dedicato a uno dei pochi album capace di distogliermi dall’egemonia floydiana ed hendrixiana che domina i miei archivi.

Oggi vi parlerò di Led Zeppelin volume IV, l’album che consegnò la band britannica all’Olimpo del rock.

UNITED KINGDOM – DECEMBER 01: Photo of LED ZEPPELIN posed on a Jaguar car in London in December 1968. Left to right: John Paul Jones, Jimmy Page, Robert Plant and John Bonham.(Photo by Dick Barnatt/Redferns)

E’ l’album ‘chiave’ della storia dei Led Zeppelin, III vende un botto ma meno di quanto aveva venduto II e di quello che venderà appunto il quarto capitolo della saga discografica, progettato  e nato durante un soggiorno gallese.

In successione troviamo tre dei migliori rock n’roll del dirigibile, su tutti quello che osa per l’appunto chiamarsi Rock & Roll e che condensa in 3’40 vent’anni di storia del genere ma in particolare i suoi primordi, Elvis, Jerry Lee e più di loro Little Richard.

Poi lo slanciato Black Dog, farina più che altro del sacco di John Paul Jones come non accadeva da Your Time Is Gonna Come e When The Leeve Breaks, pezzo che viene da molto lontano, essendo datato 1929 come da registrazione primordiale di Memphis Minnie. Il brano ha un passato ma avrà anche un futuro, visto che la sua batteria, suonata dal leggendario Bonham detto “Bonzo”,  sarà una delle più campionate dell’hip hop, a cominciare dai Beastie Boys di Rhymin & Stealin’ o usata come colonna sonora anche nel film ‘Argo’.

Al lato opposto si posizionano The Battle Of Evermore e Going To California, sublimi ballate che in modo differente si inchinano, la prima, dinnanzi a Sandy Denny, che vi è ospite, la seconda a Joni Mitchell. In mezzo Misty Mountain Hop e Four Sticks, ma soprattutto Stairway to Heaven , che merita un capitolo a sé.

Difficilissimo riassumere l’importanza di questo brano. Per dare un’idea di quanto amore abbia seminato, basti dire che è la più famosa rock song di tutti i tempi pur senza essere mai stata pubblicata come singolo. Punto. Altro paradosso: è il brano più rappresentativo dei Led Zeppelin pur costituendone un’anomalia, perché è l’unica ballata pura della band, al punto che l’accoglienza ai primi tempi era stata molto fredda, (la prima volta in assoluto fu il 5 marzo del 1971 a Belfast). Il primo riferimento conosciuto di una “scalinata verso il paradiso” si trova nella Bibbia nel libro della Genesi, versetto 28:12, quando in sogno a Giacobbe vengono ribadite le promesse fatte ad Abramo. Ma la ricerca spirituale di Robert Plant, autore del testo, aveva poco a fare con il cristianesimo. Aveva da poco terminato di leggere Magic Arts in Celtic Britain di Lewis Spence, esperto di occulto scozzese. Proprio l’interesse di Plant verso la magia e l’amore di Jimmy Page per Aleister Crowley, padre del satanismo, svilupparono l’assurda teoria che una strofa di Stairway to Heaven ascoltata al contrario contenga un inno al demonio, tesi sempre smentita dagli Zeppelin.

La prima volta che Plant ascoltò queste teorie fu alla radio, una domenica mattina. Non riusciva a credere a quello che aveva sentito.

Il brano è così fortemente  legato alla voce del frontman degli Zeppelin che, quando la band si sciolse, Jimmy Page non permise mai a nessun altro cantante di un suo gruppo di eseguirla; in alcune occasioni si limitava a una versione strumentale.

Stairway to heaven fu scritta davanti al camino di una villa chiamata Headley Grange, senza elettricità, ma con una grande acustica. Plant ha più volte dichiarato di avere l’impressione che qualcuno stesse muovendo la matita al posto suo. Forse è questa la ragione per cui alcuni passaggi non sono chiari nemmeno a lui.

La Corte d’appello di San Francisco, proprio lo scorso 10 marzo, ha stabilito che il brano non è un plagio,  chiudendo una battaglia legale durata anni e confermando che il leggendario gruppo rock britannico non ha “copiato” il brano “Taurus” degli Spirit, un gruppo californiano in attività negli anni ’60, per comporre il suo successo planetario, pubblicato nel 1971. La corte, composta da undici magistrati, ha confermato il giudizio reso in prima istanza a Los Angeles nel 2016.

Tornando a Led Zeppelin IV, non è certo se sia davvero il loro “disco perfetto”, ma “Zoso” esaudirà ampiamente il desiderio degli Zeppelin di battere ogni record, vincendo tutte le diffidenze dei discografici, che vedevano come fumo negli occhi la provocazione della copertina “anonima”. Supererà i dieci milioni di copie solo negli States e diverrà il loro album più venduto di sempre. Ma sarà anche l’ultimo trionfo di Page e compagni. Dopo l’autunno caldo del 1971, infatti, il Dirigibile inizierà la sua parabola discendente.

Ultima curiosità, l’album fu pubblicato l’8 novembre del 1971, e in quello stesso anno, il 5 luglio, gli Zeppelin si esibirono al ‘Vigorelli’ di Milano in un live passato tristemente alla storia per i disordini che ne seguirono con la guerriglia urbana tra forze dell’ordine, autoriduttori e gli esponenti di diversi movimenti giovanili e politici a far calare bruscamente il sipario sull’esibizione di una delle più grandi rock band di sempre.

I Led Zeppelin a Via Galvani nel luglio del 1971