#RockInQuarantine: Little Richard, il pioniere del rock n’roll che si prese gioco dei pregiudizi razziali

EDITORIALE – “A wop bop a loom, a bop a lop bam boom”: queste le parole iniziali, onomatopeiche di una batteria , della facciata A del 45 giri d’esordio  per la Speciality, pubblicato nel novembre del 1955, di Little Richard. (Dite la verità, le avete lette cantando)…

Il brano si intitolava “Tutti Frutti” e, per i patiti del rock come me, quella frase sopra citata avrebbe cambiato non solo per sempre la musica mondiale nel suo genere più ribelle, ma è anche il motivetto che il “Conte” canta sull’albero della nave di Radiorock prima di tuffarsi in mare, nel celebre e monumentale film “I Love Radio Radiorock”.

Il pezzo, forte della sua irresistibile carica  basata non solo sul ritmo incalzante, ma anche sul frenetico pianoforte e sulla voce stridula dell’autore e interprete, saliva parecchio in alto nelle classifiche americane, tanto in quella R&B quanto in quella pop.

Little Richard, 1955

Eppure pensate che Little Richard Penniman non era soddisfatto. E neppure Robert Bumps Blackwell. Nelle registrazioni non veniva fuori il vero Little Richard, quello geniale e folle, inarrestabile e anarchico, quello che Blackwell aveva intravisto o, meglio, intrasentito, quando aveva ricevuto il suo demo. Erano già quattro anni, dal 1951, che Little Richard incideva per la Peacock, senza successo.

Blackwell era sicuro che ci fosse del talento in quel “piccoletto” e l’aveva messo subito sotto contratto, ma qualcosa non andava. Un conto era quando suonava dal vivo, un altro quando registrava.

Blackwell chiese una pausa pranzo. Mentre aspettavano che arrivasse da mangiare, Little Richard si lanciò sul piano e, con tutta la rabbia che aveva in corpo, si lanciò in un brano dai toni da furfante.

Così Little Richard intonò quel suono onomatopeico sopra citato e diede il titolo istantaneo di Tutti Frutti.

Blackwell mandò indietro il pollo e gliela fece ricantare. Era il brano che cercava, si trattava solo di pulirlo, eliminando i riferimenti alla cultura omosessuale e al mondo del minstrel show, vale a dire quegli spettacoli comici anni 50’ molto spesso oggetto di censure. Ci voleva qualcuno che sapesse interpretare i gusti della gente senza banalizzarli. Chiamò Dorothy LaBostrie, una cantautrice locale che non sapeva leggere la musica ma che aveva il dono della prolificità. Era quello che serviva in quel momento, con poco tempo a disposizione.

Dorothy, anche senza il mago di Oz, cancellò la strofa più sessualmente esplicita: “Tutti Frutti, good booty/ If it Don’t Fit, don’t force it / You can grease it, make it easy (Tutti Frutti, un buon bottino/se non entra, non forzarlo/ puoi lubrificarlo, rendere tutto più semplice),  sostituendo il verso iniziale con un più rassicurante Tutti Frutti, all rooty, che nel linguaggio slang vuol dire all right, cioè tutto bene.

Aldilà della censura, il brano fu un’autentica rivoluzione in un’America che viveva giorni di ancora rigide divisioni fra pubblico bianco. Ed è su questo che l’allora quasi ventitreenne Richard Wayne Pennington, ragazzo di colore originario di Macon, in  Georgia, cercava di sfidare questi stereotipi ostentando un look vistoso e visualmente ambiguo.

Di sicuro la canzone e il personaggio furono decisivi per lo sviluppo del primissimo rock n’roll, nonché per attirare sul neonato genere gli strali dei benpensanti che lo reputavano uno strumento di corruzione della società americana.

Little Richard non fu però “solo” Tutti Frutti, e perseverò per alcuni anni nella sua opera destabilizzante e peccaminosa con altri successi da lui firmati e confirmati (Long Tall Sally/Slippin’ and Slidin’ , coverizzata poi da Elvis, Beatles e Bruce Springsteen), o scritti da altri ( Rip It Up, The Girl Can’t Help It, Keep A Knockin, Good Golly Miss Molly…), immessi sul mercato anche dopo il suo plateale ritiro dalle scene del rock n’roll, avvenuto nell’ottobre del 1957, nel bel mezzo di una tournee in Australia, per dedicarsi agli studi teologici, alla predicazione e al gospel. Dal diavolo all’acqua santa insomma, anche se l’immersione in quest’ultima non basterà a scacciare l’attrazione “per il mondo delle fiamme”.

Nel 1962 ritornerà infatti alle origini e nei decenni seguenti continuerà, tra mille ripensamenti e coltivando in parallelo la carriera di attore, a registrare ed esibirsi, ,a senza influire sulle sorti della musica come accaduto nella seconda metà degli anni 50: quando, cioè, incise quasi tutte le venticinque tracce raccolte in questa antologia.

Ieri ci ha lasciato con una eredità motivante e fine, nell’animo rock che vedeva la trasgressione e l’ironia al centro di una “educata rivoluzione” .

Little Richard è’stato il pioniere del rock e continuerà ad esserlo.