EDITORIALE – Ritorno al concerto del 1 maggio del 2004, il mio primo “concertone” romano. Si, lo ammetto: ero a Roma dal 2002 e non c’ero mai andato prima. Una piazza San Giovanni strapiena, giovani festanti e musica a “palla”.
Ero già interessato da tempo alla scena indie italiana, ma in particolare ero lì per rivedere un gruppo che nei miei anni torinesi avevo già seguito nei loro primi esordi e che nell’anno precedente avevano pubblicato un album maturo e abbastanza insolito per la scena rock italiana.
Sto parlando dei Linea 77 e del loro Numb.

C’era chi all’epoca parlava della band piemontese come la risposta italiana ai System Of A Down, con un rock alternativo e duro che spaziava tra diversi generi e nuove sonorità, tanto da essere coniati di un nuovo termine “rock” denominato crossover.
Le potenzialità già c’erano e si intravedevano nei loro primi live di fine anni 90 nei locali torinesi, nei quali aldilà di sonorità dure, urla e rivisitazioni di nu metal, le potenzialità dei Linea apparivano evidenti. Lungimirante fu la Earache, storica etichetta inglese che ha accolto sotto le proprie ali il quintetto, la quale intuì subito le potenzialità insite nel DNA della band, mettendoci dentro testi più elaborati ma soprattutto la capacità e l’indole virtuosa di ogni suo singolo componente.
Ed ecco che Numb si apre con “Venus”, stranissima e difficile da assorbire al primo colpo, con il basso pulsante di Dade che scala e riprende il sound alla Red Hot Chili Peppers di Flea e adattarlo ad un ritornello tanto semplice e innocuo quanto efficace.
E’ in Insane Lovers che invece si intravedono le sonorità ruvide e veloci dei System Of A Down, con riff e parole che arrivano in modo immediato, grezzo e schietto, segnale di quanto l’influenza inglese e americana abbia fatto breccia nella sperimentazione continua dei Linea.
Con Fantasma si torna in piazza San Giovanni e al 1 maggio 2004. I “lividi” del cosiddetto pogo su questo brano erano già ben maturati nei vari giovedì trascorsi al “Qube”, ma oltre alla ritmica c’è un testo che presenta una introspezione viscerale ancora tristemente attuale in questi giorni di isolamento e quarantena. Un brano in cui gli interrogativi di una generazione, sbattono contro il sound duro che fanno da metafora ai tempi che stiamo vivendo.
La nostalgia soccombe quando si arriva a 66 Diabulus in Musica. I pensieri vanno a una Piazza Castello gremita e ai 19 gradi di un martedì torinese, ne quale Linea 77 e Subsonica “improvvisano” un live a bordo di un rimorchio da camion. Le due band “anima” di una Torino musicalmente all’avanguardia, mixano bene i loro generi, creando un pezzo che diventò subito una sorta di tormentone, con quel “Sei” ripetuto e cantato a squarciagola, saltellando alla Samuel o urlando alla Emi.
Da qui si arriva al secondo duetto dell’album: Warhol, interpretata dai Linea 77 e Roy Paci con i suoi Aretuska. Già la combo appare improbabile per diversità di generi e sonorità, ma Warhol non era forse un artista non convenzionale e poco ligio alle regole? E’la dissonanza a padroneggiare nel brano, con ritmi alternati che richiamano quasi il grunge, per poi lasciare spazio, nel mezzo e quasi all’improvviso, alla tromba di Roy Paci.
Altro pezzo di rilievo è certamente Third Moon, una sorta di favola ispirata ad Alice nel Paese delle Meraviglie e alla figura del suo coniglio bianco. Brano che viaggia tra la velocità strumentale di ogni singolo componente dei Linea e la loro stessa abilità metaforica dei testi.
Malinconia e riflessioni fanno da chiusura a Numb, con le introspezioni “tranquille” di Alienation Is The New Form Of Zen.
E’un album fondamentale e di crescita per l’intero panorama rock italiano. Non è per tutti, ma in Numb c’è la perfetta sintesi e miscelatura di tutti i generi proposti e portati avanti dai Linea77. Attualità dei testi e variabili multigenere, da ascoltare in cuffia e con volume (relativamente) alto.












































