#RockInQuarantine, quel 1971 in cui in New Trolls incontrarono Luiz Bacalov per un ‘Concerto Grosso’

EDITORIALE – Leggenda narra che i New Trolls si siano formati nel 1967 a Genova, grazie ad un articolo su un giornale locale in cui venivano elencati tutti i migliori musicisti della città. Nella realtà, la loro saga è iniziata in maniera più semplice: il primo nucleo si configura, infatti, intorno al poli-strumentista dei Trolls Vittorio De Scalzi, che con Nico Di Palo (chitarra), Mauro Chiarugi (tastiere), Giorgio D’Adamo (basso) e Gianni Belleno (batteria) decide di formare i New Trolls.

Nel 1969 la band genovese approda al Festival di Sanremo con il brano Io che ho te, a cui seguirono altri due singoli di successo, Davanti agli occhi miei ed Una miniera. L’anno successivo fu pubblicato l’album omonimo New Trolls, che raccoglieva i singoli prodotti dal gruppo fino a quel momento.

Ma l’anno che consegna alla storia alla musica Di Palo e soci è sicuramente il 1971, anno in cui il gruppo mette in atto la sua svolta progressive con un album che coniughi la musica classica al rock sperimentale. Un progetto ambizioso che avrebbe fatto poi scuola, anche in gruppi internazionali come i Queen che nel 1975 pubblicheranno il loro A Night at the Opera, mentre il Concerto Grosso dei New Trolls sarà la risposta italiana al “Concerto for group and orchestra” dei Deep Purple con la Royal Philharmonic Orchestra

L’idea per questo Concerto grosso scaturisce alcuni mesi prima, quando i New Trolls si incontrano con il compositore argentino Luis Enríquez Bacalov per la realizzazione della colonna sonora del film “La vittima designata” di Maurizio Lucidi, un’opera che, di fatto, sarà il primo prototipo di questa versione vinilica. Innanzitutto, bisogna però ricordare cosa sia questo sontuoso “concerto grosso” enunciato dal titolo: si tratta, infatti, di una forma di composizione barocca normalmente articolata in tre movimenti, nel quale la musica viene spartita tra un piccolo gruppo di solisti (concertino) e l’intera orchestra (concerto grosso, appunto).

Di regola, non c’è un vero e proprio dialogo tra questi due schieramenti, ad eccezione del cosiddetto “chiaroscuro”, ovvero la transizione del tema musicale quando esso passa dal concertino all’orchestra o viceversa. Tenendo presente questo modello compositivo, l‘album presenta quindi cinque tracce, di cui le prime tre formano il “concerto grosso” tout court, la quarta può considerarsi una ripresa, mentre l’ultima lunga canzone è una pura improvvisazione collettiva fuori dagli schemi. L’intera opera viene condotta da Bacalov, che in quel periodo vive e lavora in Italia componendo colonne sonore, e che pare essersi più ispirato  alle composizioni di Vivaldi piuttosto che a Bach, come era invece di moda nel progressive anglosassone.

Il primo lato si apre con la breve e strumentale Allegro che, come da norma, possiede al suo interno un ritmo abbastanza veloce, con la sezione d’archi che enfatizza gli innesti rock della band, tra cui spiccano il flauto à la Jethro Tull e la chitarra elettrica. Segue Adagio (Shadows), la quale, rispettando anch’essa il suo tempo, accenna dolcemente più volte al noto monologo dell’ “Amleto” di Shakespeare (“To die, to sleep, maybe to dream“).

Cadenza – Andante Con Moto inizia poi con un violino vivaldesco, prima di trasformarsi in una suadente colonna sonora con voci celestiali e finale al clavicembalo, mentre riprende il secondo movimento shakesperiano la coda Shadows (per Jimi Hendrix), dove brilla l’enorme talento del chitarrista Nico Di Palo, che omaggia il suo idolo Jimi Hendrix scomparso pochi mesi prima.

Non è accreditata sulle note di copertina originali, eppure copre tutta la seconda facciata Nella sala vuota, una lunga e audace improvvisazione strumentale, anche se nel mezzo di questi 20 minuti si possono udire alcune parti vocali, tra cui una fugace ripresa di un singolo precedentemente pubblicato (“Il sole nascerà”). Secondo Vittorio De Scalzi, l’obiettivo della band era quello di riprodurre in studio la stessa energia che la band era in grado di esprimere dal vivo durante i suoi concerti: ecco, quindi, che il loro grande affiatamento viene portato “nella stanza”, dove la loro idea di musica barocca viene ibridata con un hard-rock forsennato, grazie a un caldo mix di teatrale drammaticità e falsetti alla Bee Gees.

Proprio in questo brano compare per la prima volta all’organo Hammond Maurizio Salvi, che sarebbe entrato poi ufficialmente nel gruppo dall’album Searching For a Land.

Dopo il Concerto Grosso per i New Trolls, Bacalov lavorerà con diversi artisti nostrani, tra cui ricordiamo gli Osanna (Milano calibro 9) e i Rovescio Della Medaglia (Contaminazione).

L’idea di mischiare la musica classica al rock non è nuova, eppure prima del Concerto grosso nessuno in Italia aveva osato tanto; i New Trolls, in aggiunta, fecero un significativo passo in avanti: anziché dividere visibilmente le due sezioni, come i Moody Blues, o aggiungere frammenti di noti artisti ad una struttura sinfonica, come gli Emerson, Lake & Palmer, la band di De Scalzi ha saputo comporre un autentico concerto barocco, assumendo nella composizione la parte riservata di norma ai solisti, creando così una perfetta fusione tra rock (concertino) e musica classica (orchestra).

Questo è principalmente il motivo per cui questo album viene considerato come un capolavoro del progressive italiano e deve essere storicamente annoverato tra le pietre miliari in quanto non solo è stato il primo esperimento di tale ambiziosa commistione nel nostro Paese, ma ha anche saputo ottenere un ottimo successo di critica e pubblico, aprendo la strada a molte sperimentazioni e opere sullo stesso genere.