#RockInQuarantine, Sciò, la sua superband e il mio ‘buon viaggio’ al grande Joe Amoruso

EDITORIALE – Un fulmine a ciel sereno, proprio mentre stavo preparando il pezzo per il  #RockInQuarantine di oggi.

Avrei voluto parlarvi di Sciò, primo live di Pino Daniele in modo meno malinconico e triste, ma la dipartita del grande tastierista Joe Amoruso mi lascia attonito e sgomento.

Ma il modo migliore per celebrare un innovatore della musica partenopea e non solo, e con lui i grandi Pino Daniele e Rino Zurzolo, si può fare solo ricordandone genialità e duttilità.

Quindi oggi lo farò cercando di parlarvi di Sciò, album pubblicato nel 1984.

Una scaletta incredibile, una band splendida ed efficacissima, il “supergruppo” di Pino Daniele, composto dal compianto cantautore (voce, chitarra), Rino Zurzolo (basso, contrabbasso), Joe Amoruso (tastiera, pianoforte), Agostino Marangolo (batteria), Tullio De Piscopo  (batteria, percussioni), Naná Vasconcelos, Tony Esposito (percussioni), Vito Mercurio (violino), Corrado Sfogli (mandoloncello), Adalberto Lara  (tromba), Juan Pablo Torres (trombone), Larry Nocella, Gato Barbieri, Bob Berg (sassofono).

Sciò è un disco con una sequenza di brani che brillano di luce propria. L’apertura è lasciata a “Chillo E’ Nu Buono Guaglione”, tratto da “Pino Daniele” del 1979, ma completamente stravolta per lasciare spazio ad una bella sezione fiati e all’inconfondibile ritmica di De Piscopo. Poi s’alternano brani elettrici ed acustici, in quello che era allora un campionario invidiabile di successi, da “Terra Mia” fino alla ballata nostalgica e commovente di “Quanno Chiove”.

E’ un live in cui il bluesman partenopeo si stacca dalla convenzione non solo del demo da studio, ma anche definitivamente dai canoni neomelodici, mettendo sul palco musicisti di una ecletticità unica e destinata a fare scuola.

Un disco tratto dal tour del mai troppo lodato e troppo spesso sottovalutato “Musicante” che lo riscatta in una versione rinnovata e coadiuvata da virtuosismi strumentali che aprono nuovi mondi che vanno oltre il Mediterraneo e il Golfo di Napoli, abbracciando il mondo e rendendo ogni ascoltatore “cosmopolita”.

Qualche esempio?  A urlare divinamente sul capolavoro “Chi Tene O Mare”, c’era un Gato Barbieri in formissima. Ma in qualche traccia si sente anche l’ultratecnico e bravissimo Bob Berg. Alle percussioni si fa sentire anche quel Nanà Vasconcelos che poi tornerà a suonare ancora con Pino, persino nel poco degno di nota “Iguana Cafè”.

E’ un live fatto di creatività, improvvisazione, tecnica e amicizia. Quella che accomuna degli amici prima ancora che dei musicisti che si trovano su un palco per il piacere d’esser lì e aprire, in modo consapevole e inconsapevole allo stesso tempo, una nuova frontiera di quel “Partenope blues” che ancora oggi è inconfondibile e fa scuola.

Il viaggio finale che accomuna Joe Amoruso, Pino Daniele e Rino Zurzolo è quello di tre musicisti che ora si ritroveranno a suonare insieme ancora una volta, ecco come mi piace immaginare oggi una nuova versione di Sciò, sempre duttile, rinnovata e d’avanguardia… nel perfetto stile di chi sa bene cosa vuol dire fare musica.