Sagacia, improvvisazione e talento. Il giovedì sera in libertà di “Maledetti Amici Miei”

EDITORIALE – Quattro amici “a spasso sui tetti”, in un giovedì sera in cui amicizia e allegoria si fondono in un’unica grande scenografia fatta di verità e pungente ironia. La prima serata di “Maledetti Amici Miei”, andata in onda ieri su Raidue, ha portato in tv il rapporto schietto e sincero che c’è tra i quattro protagonisti in scena, Giovanni Veronesi “il direttore d’orchestra” e padrone di casa, Alessandro Haber il catalizzatore, Sergio Rubini l’imbucato, e Rocco Papaleo il responsabile musicale.

Proprio all’attore lauriota è toccato l’onere di aprire il programma, con una introduzione che ha visto la Basilicata protagonista, attraverso un monologo incentrato sull’accoglienza “a braccia aperte come il Cristo di Maratea”, e definendo la seconda rete Rai “un canale di migranti, che col telecomando attraversa Raidue per accedere a RaiUno o RaiTre e viceversa”. Un’apertura che chiarisce subito le intenzioni schiette dei quattro amici, intenti a “vuotare il sacco” su temi di attualità o ricordi personali, quasi in un vortice di istintività e passione, in cui non si intende bene dove cominci la recitazione e dove finisca la spontaneità. La musica di Paolo Conte ad aprire la puntata è il tocco di classe che alza ulteriormente il livello, con la voce calda e maestosa dell’avvocato di Asti che riscalda e ruba la scena ai quattro maledetti amici.

Poi via tutto d’un fiato, dalle nevrosi di Haber e le imprecazioni contro i registi che non hanno mai voluto lavorare con lui, con un fantozziano “merdaccia” che toccherà anche all’ospite Carlo Verdone. Ma l’attore bolognese in seguito regala al pubblico un’interpretazione artisticamente impeccabile del brano di Riccardo Cocciante “Margherita”, ringraziando la figlia Celeste “per aver dato un senso alla sua vita”. Sergio Rubini in versione aneddotista, parla del suo rapporto col suo autista Vito, da “reduce di guerra” a guidatore sbadato quando dimenticò lo stesso Rubini in un hotel in Toscana, mentre Veronesi è il perfetto padrone di casa, pungente, severo e guida per tutti gli altri, alzando il livello dello show quando dopo le 23:15 apre ufficialmente la “seconda serata” con libero uso di parolacce e cattiverie di ogni sorta”. Papaleo parla del suo rapporto con le donne e con il sesso, e come sempre gli capita, non fa a meno di citare l’amico inseparabile Franco Cardillo, che con Ruggiero e Santino hanno “contribuito all’azione decisiva e pungente che mi fece perdere la verginità in un campeggio a 20 chilometri da casa”. Un momento di allegria, ma anche di grande commozione, visto che è ormai noto a tutti, ma a noi laurioti soprattutto, quanto sia stato importante Franco Cardillo per Rocco, tra amicizia profonda e sincera fonte di ispirazione artistica e musicale. Bravi anche Max Tortora e Margherita Buy, spalle del programma, che con le loro incursioni hanno allietato e divertito il pubblico. Come sempre di grande spessore è stata l’ospitata di Carlo Verdone. Il regista romano ha ripercorso con Giovanni Veronesi i retroscena del film “Italians”, diretto dallo stesso Veronesi e con Verdone che interpretava  un professionista in viaggio in Russia dove vorrebbe godersi una vacanza all’insegna del sano godimento. Da lì via a una carrellata di aneddoti e storie di cinema, con risate a scena aperta e la solita spontaneità a farla da padrona. Chiusura in grande stile con il pezzo scritto in un’ora e mezza “dall’inquilino del piano di sotto” Giuliano Sangiorgi, cantante dei Negramaro, che al pianoforte ha cantato la sigla di chiusura.

Il programma ha interessato 903.000 spettatori pari al 4.4% di share, un buon dato vista la concorrenza de Le Iene e della fiction “Un passo dal cielo”. Una serata senza peli sulla lingua, schietta, sincera e sagace, come lo è ogni serata tra amici veri e di lunga data. E’ la televisione che abbatte i copioni e le scene pre ordinate, lasciando spazio alla duttilità e all’essere se stessi, con la bravura innata di quattro veri “animali da palcoscenico”.