POTENZA – Le lunghe liste d’attesa continuano a rappresentare una delle principali criticità della sanità pubblica e, secondo le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, stanno trasformando il diritto alla salute in un privilegio legato alle disponibilità economiche dei cittadini.
Le due esponenti pentastellate richiamano i dati dell’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, secondo cui quasi sei italiani su dieci hanno rinviato o rinunciato a visite ed esami a causa delle liste d’attesa. Nel Mezzogiorno la percentuale sale addirittura a due persone su tre, mentre il 41% degli utenti del Servizio sanitario nazionale dichiara di essersi rivolto direttamente alla sanità privata a pagamento.
«Dietro questi numeri – affermano Araneo e Verri – ci sono persone in carne e ossa: anziani che vivono nei piccoli comuni, famiglie costrette a scegliere tra una visita specialistica e le altre spese mensili, cittadini che rimandano controlli importanti nella speranza che il problema non peggiori. Oggi il reddito è diventato la vera porta d’accesso alle cure».
Le consigliere del M5S contestano inoltre le recenti dichiarazioni dell’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, che ha parlato del passaggio «da una sanità di attesa a una sanità di prevenzione».
«Vorremmo che fosse davvero così – osservano – ma la prevenzione si costruisce su basi solide. Oggi la sanità lucana deve fare i conti con liste d’attesa di mesi, carenza cronica di medici e infermieri, mobilità sanitaria passiva e un disavanzo che condiziona ogni scelta. Non si può parlare di una sanità che anticipa la malattia quando i cittadini non riescono ad avere risposte per le patologie di cui già soffrono».
Nel mirino del Movimento 5 Stelle finisce anche la delibera di Giunta regionale n. 424 dell’8 luglio, che destina nuove risorse all’acquisto di prestazioni dalla sanità privata accreditata: circa 820 mila euro per l’Azienda sanitaria di Potenza, 350 mila euro per l’Azienda sanitaria di Matera e ulteriori 500 mila euro destinati a strutture accreditate non convenzionate per tredici prestazioni diagnostiche caratterizzate dai tempi di attesa più elevati.
Secondo Araneo e Verri, però, il provvedimento presenta ancora numerosi elementi di incertezza.
«A oggi – sottolineano – non risultano disponibili gli allegati operativi della delibera. Non sono noti i criteri di riparto delle risorse, le modalità di attuazione, gli obiettivi quantitativi da raggiungere e nemmeno l’elenco delle tredici prestazioni diagnostiche interessate. Si stanziano risorse pubbliche senza spiegare come verranno utilizzate e quali risultati concreti si intendano ottenere».
Per questo motivo le consigliere regionali chiedono alla Giunta di rendere pubblici gli obiettivi della delibera, indicando quali prestazioni saranno potenziate, in quali strutture e con quali tempi di attuazione, oltre a chiarire le ragioni del ricorso anche a strutture private non convenzionate.
«Ogni euro destinato al privato – concludono Araneo e Verri – dovrebbe essere accompagnato da un investimento almeno equivalente sul personale del servizio sanitario pubblico, che oggi continua a sostenere il sistema con grande professionalità. Non a caso l’87% dei cittadini indica come priorità l’assunzione di medici e operatori sanitari, mentre l’84% chiede maggiori investimenti nella sanità pubblica. I lucani non chiedono di essere indirizzati verso il privato, ma di poter tornare a curarsi nella propria regione, con tempi certi e un diritto alla salute che non dipenda dal conto in banca».









































