Sanità, M5S: “Il record della Basilicata sulle liste d’attesa è un primato di Pirro”

POTENZA – Il bollettino trimestrale pubblicato da Agenas restituisce un quadro apparentemente positivo per la sanità lucana: il 98,9% delle prime visite e il 94,6% degli esami diagnostici sarebbero stati erogati entro i tempi di garanzia. Un risultato che le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Basilicata, Alessia Araneo e Viviana Verri, riconoscono, ma sul quale chiedono maggiore chiarezza.

Secondo le due esponenti pentastellate, infatti, il dato deve essere letto insieme a un altro indicatore contenuto nello stesso bollettino: l’87,7% delle prescrizioni in Basilicata risulta collocato nella classe P, quella prevista per le prestazioni programmabili entro 120 giorni. Una percentuale che rappresenta il valore più alto a livello nazionale, superiore al 75,1% del Molise, al 69,7% della Calabria e all’84,4% della Campania.

«È questa contraddizione – sostengono Araneo e Verri – a trasformare il risultato celebrato dalla Giunta in un primato di Pirro». Una concentrazione così elevata delle prescrizioni nella classe con la finestra temporale più ampia, secondo le consigliere, potrebbe infatti rendere più agevole il rispetto formale dei tempi di garanzia.

Le rappresentanti del M5S richiamano anche le parole dell’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, che ha riconosciuto la necessità di una «riflessione seria e condivisa con i medici di medicina generale sull’appropriatezza prescrittiva». Una riflessione che, per Araneo e Verri, dovrebbe tradursi in un confronto pubblico e istituzionale.

Le consigliere chiedono quindi alla Regione di rendere disponibile la serie storica delle prescrizioni suddivise per classe di priorità, per verificare se l’elevato ricorso alla classe P rappresenti un fenomeno recente o una caratteristica strutturale del sistema sanitario lucano.

Tra i chiarimenti richiesti figurano anche le indicazioni fornite ai medici prescrittori per l’attribuzione delle classi di priorità, l’eventuale presenza della classe P come opzione predefinita nei sistemi informatici regionali e l’esistenza di meccanismi organizzativi che, in caso di saturazione delle agende più urgenti, possano orientare le prescrizioni verso la classe meno stringente.

Araneo e Verri evidenziano inoltre come il bollettino Agenas prenda in considerazione soltanto le prestazioni effettivamente prenotate ed erogate. Resterebbero quindi esclusi i cittadini che non riescono a ottenere una prenotazione a causa della chiusura delle agende, coloro che rinunciano di fronte ai tempi prospettati e quanti si rivolgono al privato o a strutture sanitarie fuori regione.

A sostegno delle proprie osservazioni, le consigliere richiamano un’indagine dell’Istituto Piepoli per la FNOMCeO, secondo la quale quasi sei italiani su dieci avrebbero rimandato o rinunciato a cure e controlli a causa dei tempi di attesa. Nel Sud e nelle Isole la quota salirebbe a due cittadini su tre, mentre il 41% di chi ha avuto bisogno di una visita o di un esame si sarebbe rivolto a una struttura privata a pagamento.

«Si arriva così al paradosso di una Regione che può vantare indicatori positivi mentre una parte della domanda sanitaria resta invisibile e i pazienti continuano a rinunciare alle cure, a pagare di tasca propria o a rivolgersi fuori regione», affermano Araneo e Verri.

Le due consigliere annunciano una richiesta di accesso agli atti e la presentazione di un’interrogazione consiliare per ottenere la serie storica regionale delle prescrizioni suddivise per classe di priorità, conoscere i criteri con cui le Aziende sanitarie lucane applicano il modello RAO e acquisire il numero delle rinunce esplicite registrate dai Cup regionali negli ultimi tre anni.

«La Basilicata può legittimamente rivendicare un miglioramento nei tempi di erogazione – concludono – ma un miglioramento statistico non coincide necessariamente con un miglioramento reale, soprattutto se non sappiamo quante persone restano fuori dal conteggio. La sanità pubblica non si misura sulle statistiche più comode da raccontare, ma sulla vita reale di chi attende una visita».

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