LAGONEGRO (PZ) – Cinque persone sono finite agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Lagonegro e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Senise. I destinatari del provvedimento, eseguito nella giornata di mercoledì 10 giugno tra Sant’Arcangelo e altri comuni del territorio, sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di rapina aggravata, lesioni personali e atti persecutori.
La misura cautelare è stata emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lagonegro su richiesta della Procura, al termine di un’attività investigativa avviata con tempestività dai militari della Stazione Carabinieri di Sant’Arcangelo e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Senise.
Le indagini hanno preso il via nello scorso mese di maggio, dopo la richiesta di aiuto avanzata da un giovane del posto. La vittima aveva raccontato ai militari di essere stata fermata in strada da un conoscente che pretendeva con insistenza la consegna di una somma di denaro.
Di fronte al rifiuto del giovane, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe dato avvio a una violenta aggressione con il supporto di altri quattro individui. Gli aggressori, con il volto travisato e armati di manganelli, avrebbero colpito ripetutamente la vittima, provocandole lesioni personali e sottraendole diversi effetti personali.
L’episodio, secondo l’ipotesi accusatoria, si inserirebbe in un più ampio contesto di intimidazioni e vessazioni ai danni del giovane, che sarebbe stato preso di mira per aver denunciato, in precedenza, altri episodi di rapina subiti circa un anno fa. Una sorta di ritorsione finalizzata a “punire” la vittima per essersi rivolta alle forze dell’ordine.
Gli accertamenti svolti dai Carabinieri, sotto il coordinamento dell’Autorità giudiziaria lagonegrese, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati e di evidenziare il concreto pericolo di reiterazione delle condotte contestate. Elementi che hanno portato la Procura a richiedere e ottenere i provvedimenti restrittivi, interrompendo una situazione di sopraffazione che si sarebbe protratta nel tempo.
Al termine dell’operazione, l’Arma dei Carabinieri rinnova l’invito ai cittadini a rivolgersi al Numero Unico di Emergenza 112 in ogni situazione di pericolo o vulnerabilità, affinché possano essere attivati tempestivamente gli strumenti di tutela e contrasto a ogni forma di prevaricazione.
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che le contestazioni mosse agli indagati rappresentano ipotesi accusatorie che dovranno essere verificate nel corso del processo. La responsabilità penale potrà essere accertata solo con sentenza definitiva e irrevocabile.









































