Araneo e Verri: Il lavoro non è assistenzialismo: è dignità. Ed è su questo che si misura la credibilità di chi governa. Oggi, quella credibilità, Bardi l’ha già persa
POTENZA – “Il Consiglio regionale convocato oggi sulle crisi industriale arriva con oltre un anno di ritardo rispetto all’emergenza che travolge lo stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi e l’intero indotto automotive lucano. Un ritardo gravissimo: mentre la Regione restava ferma, qui si consumava lo smantellamento occupazionale di PMC, Tiberina, Trasnova, della logistica e perfino di settori strategici come il mobile imbottito, senza che la Giunta Bardi esercitasse un vero ruolo di governo. L’ultimo Consiglio regionale dedicato alla crisi Stellantis e indotto risale a oltre un anno fa ed è stato richiesto dalle opposizioni. Da allora, qualunque azione è rimasta nelle parole, mentre centinaia di lavoratrici e lavoratori venivano spinti fuori dal ciclo produttivo dopo decenni di lavoro, con il solito schema: esternalizzazioni, terziarizzazioni, precarizzazione e poi licenziamenti”. Lo dichiarano le consigliere regionali del M5s, Alessia Araneo e Viviana Verri, che continuano:
“I dati della produzione 2025 parlano chiaro: a Melfi il trend è nero, mentre gli investimenti sulla transizione industriale ed energetica si concentrano altrove. La responsabilità è industriale, certo. Ma è anche politica, perché Bardi non ha saputo governare né la transizione energetica nè quella delle crisi industriali. È questa incapacità che, secondo molti indicatori, continua a trascinare la Basilicata verso il fondo: crisi industriali non affrontate, nessuna strategia, nessuna tutela reale. Da oltre 90 giorni le lavoratrici e i lavoratori di PMC e Tiberina presidiano gli stabilimenti, anche durante le festività natalizie, senza che Bardi o un assessore abbiano trovato il tempo di mettere piede lì, neppure per un gesto di solidarietà. Se da un lato si prova a scaricare la crisi dell’automotive come un problema di carattere globale, la crisi del “mobile imbottito” dimostra che non si è in grado di incidere neanche sulla filiera artigianale che dovrebbe valorizzare le eccellenze del Made in Italy. È il caso della crisi del mobile imbottito, con i poli di Matera e Montescaglioso: un comparto che per decenni è stato un pilastro del manifatturiero lucano, capace di tenere insieme design, subfornitura, logistica e servizi e che oggi è profondamente segnato dai rincari delle materie prime, dai dazi doganali, dalla concorrenza delle produzioni low-cost e dove un’azienda come la Natuzzi ha recentemente annunciato 479 esuberi. Anche qui, però, la Regione sceglie l’immobilismo: un distretto abbandonato da anni, imprese costrette ad affrontare da sole innovazione, internazionalizzazione e sostenibilità, senza una cabina di regia stabile, senza strumenti di filiera, senza monitoraggio serio dei risultati”.
“Il mercato globale cambia, la concorrenza internazionale cresce, i costi energetici e logistici restano volatili, le materie prime incidono sempre di più. E in più – sottolineano – si profila un rischio ulteriore: nuove tensioni commerciali e politiche tariffarie che colpiscono l’export. Davanti a questo scenario, cosa ha fatto la Giunta Bardi? Nulla di strutturale. Nessuna evoluzione del distretto in un modello moderno basato su ricerca, digitalizzazione, competenze, presidio commerciale, obiettivi misurabili e responsabilità chiare. Solo annunci, convegni e rinvii, mentre il comparto perde competitività e occupazione”.
“Dopo ormai sette anni di centrodestra, continuare a ripetere la filastrocca su infrastrutture, energia e competitività è solo propaganda fuori tempo massimo. Nel frattempo i lavoratori stanno a casa, in cassa integrazione o con contratti di solidarietà che non sono una soluzione: sono solo un rinvio dell’ennesima resa. A conferma di ciò, tutti gli indicatori e gli studi mettono la Basilicata all’ultimo posto per crescita e qualità della vita. La Regione – concludono Araneo e Verri – non può continuare a trovare tempo per assestamenti, indennità e spartizioni mentre ignora chi vive da mesi sotto un presidio. Il lavoro non è assistenzialismo: è dignità. Ed è su questo che si misura la credibilità di chi governa. Oggi, quella credibilità, Bardi l’ha già persa”.









































