“Sistema Scanzano”, chiesto il processo per 30 imputati: la DDA di Potenza svela intrecci tra clan, affari e minacce

SCANZANO JONICO (MT) – La Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza ha chiesto il rinvio a giudizio per una trentina di persone accusate di essere parte integrante del cosiddetto “sistema Scanzano”, un’organizzazione criminale che – secondo gli inquirenti – avrebbe ruotato intorno al clan Schettino.

Dalle indagini coordinate dal procuratore distrettuale Maurizio Cardea emergerebbe un quadro di forte pressione sul tessuto economico del Metapontino: imprenditori piegati con minacce, estorsioni e incendi, un vero e proprio meccanismo di controllo e intimidazione. In alcune circostanze, secondo l’accusa, non sarebbero mancati appoggi e connivenze da parte di pubblici ufficiali, a conferma di un sistema ramificato e influente.

I fatti contestati coprono un arco temporale che va dal 2016 al 2021. Le udienze preliminari sono fissate per il 18 e 25 novembre davanti ai giudici per l’udienza preliminare Francesco Valente e Salvatore Pignata, chiamati a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio.

Nel procedimento si è mosso anche il Comune di Scanzano Jonico, che ha manifestato la volontà di costituirsi parte civile, a tutela dell’immagine e della legalità del territorio.

Un’inchiesta che riporta al centro dell’attenzione il tema delle infiltrazioni mafiose nell’economia lucana e il tentativo di affermare la presenza dello Stato in un’area cruciale del Metapontino.

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