MELFI (PZ) – Le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Basilicata, Alessia Araneo e Viviana Verri, intervengono sulle recenti comunicazioni di Stellantis riguardanti lo stabilimento di Melfi, denunciando una strategia industriale che, a loro avviso, separa il rilancio produttivo da quello occupazionale.
Nella giornata di ieri l’azienda ha informato i sindacati di due decisioni contestuali: da un lato l’accordo per 425 uscite incentivate su base volontaria dal sito lucano, dall’altro l’introduzione di un quinto modello sulla piattaforma “STLA Medium”, che si aggiungerà ai quattro già previsti — Jeep Compass, DS 8, DS 7 e Lancia Gamma.
“Se un’azienda amplia la gamma produttiva e contemporaneamente incentiva centinaia di lavoratori a lasciare, significa che ha scelto di produrre di più con meno persone”, osservano Araneo e Verri. “Il quinto modello non rappresenta una garanzia occupazionale, ma rischia di confermare il progressivo svuotamento del sito anche in presenza di nuovi investimenti”.
Secondo le esponenti M5S, i dati produttivi confermano questa lettura: Melfi ha registrato nel primo trimestre 2026 un aumento del 92,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma su numeri molto bassi. Le 17.110 unità prodotte restano infatti inferiori alle 25.100 del 2024 e ben lontane dalle 50.870 del 2023. “Una crescita percentuale reale — sottolineano — che però fotografa uno stabilimento ancora lontano dai livelli pre-crisi”.
Nel contesto internazionale, segnato dalla crisi energetica e da tensioni geopolitiche come quelle nello Stretto di Hormuz, le consigliere evidenziano come Stellantis abbia deciso di ridurre la forza lavoro prima della presentazione del piano industriale, prevista per il 21 maggio. “Le uscite vengono definite ora, il piano arriverà dopo: una sequenza che rischia di condizionare qualsiasi confronto futuro”.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda le possibili revisioni o cessioni di impianti europei — tra cui Cassino, Rennes e Madrid — nell’ambito di una strategia di riduzione della sovraccapacità produttiva. “Non si tratta di una crisi isolata — spiegano — ma di un riassetto industriale più ampio, in cui l’Italia rischia di perdere peso”.
Nel mirino anche il Governo nazionale e regionale. Il ministro Adolfo Urso viene accusato di aver costruito una narrazione ottimistica basata sulle nuove produzioni, mentre “oggi i lavoratori escono mentre i modelli arrivano”. Critiche anche all’assessore regionale allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo, ritenuto troppo allineato alle posizioni governative.
Le consigliere richiamano inoltre l’attenzione sull’indotto, spesso assente dal dibattito nazionale: aziende della logistica e della componentistica — come Trasnova, Logitech, Teknoservice, PMC Automotive, Brose Melfi e Tiberina — coinvolgono centinaia di lavoratori e risentono direttamente delle scelte dello stabilimento principale. “La riduzione della forza lavoro a Melfi — avvertono — produce un effetto a catena su un sistema già fragile, in una regione segnata da spopolamento e carenza di alternative industriali”.
Infine, l’appello alle istituzioni: “Il piano industriale del 21 maggio deve essere preceduto da un confronto reale con sindacati e territori, con impegni verificabili sull’occupazione complessiva. Alla Regione chiediamo di abbandonare una postura passiva e di costruire una posizione negoziale che tenga conto dell’impatto su lavoro, indotto e tenuta demografica”.
“Le lavoratrici e i lavoratori — concludono — non possono attendere quella data con l’unica certezza che le loro uscite sono già state decise”.








































