PRATO – La Procura di Prato ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a nove persone nell’ambito dell’inchiesta sull’esplosione avvenuta il 9 dicembre 2024 nel deposito Eni di Calenzano, in provincia di Firenze. La deflagrazione costò la vita a cinque lavoratori, provocò 27 feriti e causò ingenti danni.
Tra le vittime anche due operai lucani: Gerardo Pepe, 45 anni, originario di Sasso di Castalda, e Franco Cirelli, 50 anni, originario di Cirigliano. Entrambi lavoravano come tecnici di manutenzione per la Sergen, società con sede a Grumento Nova. Nello stesso incidente rimase gravemente ustionato anche un terzo operaio lucano, Luigi Murno, 37 anni, di Villa d’Agri.
Le altre vittime della strage furono gli autotrasportatori Vincenzo Martinelli, Carmelo Corso e Davide Baronti.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di omicidio plurimo colposo, disastro colposo e lesioni. Sette sono dirigenti e preposti di Eni, mentre altri due appartengono alla società appaltatrice Sergen.
Secondo la Procura, l’incidente sarebbe risultato “prevedibile” con un’adeguata analisi dei rischi ed “evitabile” se fossero state applicate correttamente le procedure di sicurezza previste per l’intervento. Tra le criticità evidenziate dagli inquirenti figura la presenza di possibili fonti di innesco in un’area a rischio esplosione, durante i lavori di manutenzione sulle linee di carico dei carburanti.
L’incidente probatorio ha invece escluso la possibilità di contestare a Eni spa l’illecito amministrativo, poiché il modello organizzativo della società è risultato corretto e non sarebbe emerso un nesso causale tra le sue previsioni e quanto accaduto.
La Procura ha inoltre predisposto un secondo avviso di conclusione indagini per reati ambientali legati al presunto sversamento di idrocarburi in un fosso adiacente al deposito.
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