Teatro Minimo di Basilicata: Proiezione in anteprima regionale del cortometraggio ‘Lettera di Natale’

POTENZA – Il Teatro Minimo di Basilicata – associazione culturale di teatro amatoriale – annuncia al pubblico che la sera di domenica 27 settembre (alle ore 19.00) il Teatro Stabile, nel cuore del centro storico potentino, ospiterà l’anteprima regionale del cortometraggio “Lettera di Natale”: lavoro liberamente tratto da una prosa di Raffaele Nigro e sapientemente riadattato dalla regia di Dino Becagli, che l’interpreta sullo schermo insieme a Gianni Pelliccia (attore e produttore potentino, che sarà presente alla prima a pochi giorni dalla sua partecipazione alla 77° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia). Le musiche originali sono state composte ed eseguite dal Maestro Rocco Gruosso.

Dopo la proiezione del cortometraggio, nel corso della serata, che verrà presentata da Angela Santopietro, seguiranno una serie di esibizioni e dialoghi legati dallo stesso filo rosso, il tema dell’emigrazione, dello spopolamento del Sud – di Italia e di tutti i “Sud” del mondo – e dei sogni infranti della nostra meglio gioventù. Tra i nomi che interverranno: Armando Lostaglio (giornalista e critico cinematografico) e Domenico Gravante (Direttore Scolastico dell’Istituto d’Istruzione Superiore Einstein di Potenza); l’uno per fare il punto sulla situazione del Cinema lucano, l’altro per un’attenta analisi pedagogica sul come il sistema scolastico locale possa contenere quest’emorragia dei giovani che fuggono altrove. Il tutto suggellato con parentesi musicali eseguite dalla cantante potentina Nura Spinazzola, sempre a tema.

L’evento è patrocinato dal Comune di Potenza, inserito all’interno del cartellone “La Potenza Estiva del Centro e delle Contrade”. L’ingresso è gratuito ed organizzato nel totale rispetto di tutte le normative anticovid.

Il cortometraggio


Il film, della durata di circa 10 minuti, prende ispirazione da un testo in prosa nato dalla penna dello scrittore lucano Raffaele Nigro ed è interamente girato nella città di Potenza. Oltre a Dino Becagli, alla regia e nel ruolo del padre; all’attore Giovanni Pelliccia, nei panni del figlio emigrato; hanno preso parte alle riprese: Daniela Ditaranto, Giovanna Vignola, Giusi Locuratolo, Antonio Salvia, Michele Olita e Donato Colangelo.

Il lavoro s’inserisce nel solco delle produzioni di Teatro Minimo di Basilicata, da sempre orientato a scovare, ad approfondire e a divulgare, attraverso il linguaggio teatrale e cinematografico, il patrimonio storico, culturale ed artistico della Basilicata; in un connubio vincente fra radici e cultura che solleciti, anche, a dibattiti costruttivi su come, concretamente, ciascuno potrebbe contribuire alla creazione di strumenti e soluzioni per garantire la rinascita della Lucania: una terra sciagurata in cui la locuzione “da qua se ne vanno tutti, prima o poi” pare esser diventata quasi una minaccia, non solo una profezia.

La novità, con questo nuovo progetto, è costituita dallo strumento utilizzato: il cortometraggio, dà voce, suono e immagini ad una lettera scritta da un anziano padre al figlio, il quale, dopo aver scelto di studiare fuori regione, non ha alcuna intenzione di far ritorno al suo paese d’origine.

«Il teatro non è semplicemente un luogo di espressione del talento, destinato a chi lo sceglie per denaro e per fortuna afferma Nicola Fiore, Presidente del Teatro Minimo di Basilicata, in merito al progetto – bensì è uno spazio magico di promozione e di distribuzione delle idee di cui la nostra Compagnia,composta da uno sparuto gruppo di motivati visionari, se ne fa portavoce».

La “Lettera di Natale” contiene, tra le sue righe, le parole di un padre al figlio piene di sentimenti, passione ed aspettative mancate; la rabbia di un genitore, che dà voce a tutti quei genitori che provano del risentimento nei confronti di un Paese che non ha fornito il pretesto ai loro giovani per restare o, quanto meno, di tornare: un discreto ma accorato invito a lottare contro lo spopolamento della Basilicata, ad invertire un’ormai pluridecennale drammatica tendenza. L’opera, dunque, attraverso la settima Arte, si propone di stimolare ulteriormente il dibattito che da tempo vede la nostra realtà, locale e nazionale, impelagata in questa diaspora della nostra meglio gioventù.

Il tema dell’emigrazione


Vengono chiamati cervelli in fuga, talenti sprecati, ma spesso sono soltanto dei giovani studenti o lavoratori che preferiscono tentare la loro fortuna e la loro carriera oltre i confini regionali, nazionali o, i più audaci, quelli continentali. E lasciano qui un Paese fatto di famiglie e di genitori con i figli lontani, dove l’altrove è ormai la loro seconda casa.

Si parte lasciando una casa, una famiglia, le (in)certezze e le radici; ma, spesso, quello che spinge questi expat a partire non è solo lo studio, il lavoro, l’avventura, o l’amore. I dati parlano chiaro: l’Italia è un Paese dove la meritocrazia non è un valore aggiunto, dove i giovani non si sentono valorizzati affatto e, perciò, si organizzano per fare (spesso a malincuore, altre volte con rancore) le valigie alla ricerca di un’occupazione che non sia una qualunque, ma che sia degna delle proprie ambizioni. Perché poter scegliere del proprio futuro, il miglior futuro possibile, pare sia da considerare un lusso e non un qualcosa che spetta di diritto.Vero è che, per ogni figlio che parte, c’è qualcun’altro che rimane; e vista dalla parte di chi resta, la lontananza è struggente. Eppure, tra i compiti di un buon genitore ci dovrebbe esser quello di mettere le ali ai propri figli: non li si può biasimare, poi, di usarle.

I numeri


La ripresa dei flussi migratori – si legge nel Rapporto Svimez (Associazione per lo Sviluppo Industriale del Mezzogiorno) – è la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è via via allargata anche al resto del Paese“.

Le persone che sono emigrate dal Mezzogiorno sono state oltre 2 milioni nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017. Nel solo 2017 sono andati via 132mila meridionali, che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord o all’estero. Di questi, 66.557 sono giovani (50,4%, di cui il 33,0% laureati, pari a 21.970).

Un paese spaccato in due, dunque. Un Sud che sta morendo a causa dell’emorragia del suo capitale umano.