#TellMeRock: 12 Luglio 1986, Wembley si inchina ai Queen e celebra il suo Re Freddie Mercury

EDITORIALE – Tutti abbiamo in mente le immagini di Wembley nella magica serata di ieri che ha proclamato campione d’Europa la nostra Nazionale.

Ora, prendete un 12 luglio di 35 anni fa, il tempio del calcio di Wembley pronto ad accogliervi, e la più dinamica ed eclettica rock band del momento pronta a suonare per voi.

Nel 1986 il Magic Tour arriva a Wembley, ed è proprio nello stadio londinese che i Queen danno la dimostrazione di essere la più grande band del pianeta (come disse Bob Geldof l’anno prima al Live Aid). Il concerto è suonato benissimo ed è veramente spettacolare, i quattro sono in gran forma e le canzoni proposte sono tra le migliori della loro carriera. Freddie Mercury è perfetto, incanta con la sua splendida voce e si muove continuamente per tutto l’enorme palco, Brian May e la sua Red Special creano superbi riff e bellissimi assoli, la sezione ritmica è molto più potente delle prove in studio.

I Queen giocano in casa e l’esaltazione dell’audience è palpabile, vera, scalciante. Una folla oceanica, 250.000 persone per assistere allo spettacolo, per cantare instancabilmente, per applaudire Freddie, Brian, John e Roger tirati a lucido, capaci di riversare montagne di note deluxe.

E il concerto parte subito forte, con le perle in chiave hard rock di One Vision e Tie Your Mother Down, avvincenti e dal ritmo incalzante. La folla si scalda, Mercury è il Re e lo dimostra non solo cantando i brani, ma interpretandoli in maniera vera e propria: è attore, cantante e scenografo allo stesso tempo, senza se e senza ma.

Una produzione da favola assiste Freddie e soci che snocciolano tracce vibranti, pomposamente autocelebrative ma immortali. Le mie favorite sono tante e detto per inciso le quasi due ore trascorrono con sussulti e godimenti estremi, a me personalmente piace ancor oggi riascoltare alcune canzoni racchiuse in questo live che mettono malinconia e sono incantevoli e irripetibili. Tie Your Mother Down con il suo hard rock secco, le pulsazioni ritmiche di Another One Bites The Dust, la frecciata di Now I’m Here, il solo di May, è tutto nella mia memoria, da tenere ben riparata dagli eccessi del tempo. Il secondo disco non è da meno.

Inutile citare le mitologie fatte a spartito, sarebbe esercizio sterile, mi concentro sulla follia rockabilly di Crazy Little Thing Called Love e sull’opener da brividi di Love of My Life, il resto è tutto da bersi in un fiato, immerso in un’eutanasia di cori, chitarre, melodie, assoli e vocalità che provocano assuefazione.

Una prova immensa, una festosità pura composta di diverse sfaccettature, quelle proprie dell’entità della band, quelle diverse fattezze del diamante puro che stilla unicità, classe e mitologia senza alcuno sforzo.

Dopo alcuni brani di inferiore durata arrivano molte hit anni 80′: A Kind Of Magic che diventa più lunga e dove May sfodera un grande assolo, Under Pressure e Another One Bites The Dust che vedono il basso di Deacon in primo piano, Who Wants To Live Forever triste ma bellissima e l’allegra e divertente I Want To Break Free. La prima parte si chiude con l’assolo di nove minuti di May, l’improvvisazione e l’hard rock di Now I’m Here con un Taylor straordinario.

Curiosità: durante l’introduzione di Who Wants to Live Forever, Freddie Mercury risponde a chi vuole i Queen sul punto di rottura e, indicando il proprio posteriore, dice: They’re talking from here! (Parlano da qui!). Durante il discorso, Freddie fa un commento profetico: “Quindi dimenticate quelle voci, staremo assieme finché, cazzo, non saremo morti, ne sono sicuro.”

La seconda parte inizia più lentamente: la dolcissima Love Of My Life, la breve Is This The World We Created e alcune buone cover scaldano il pubblico per il gran finale. Arrivano la grandiosa Bohemian Rhapsody che svaria tra numerosi generi, Hammer To Fall decisa e potentissima, Radio Ga Ga dove tutto il pubblico batte le mani, e le celebri We Will Rock You e We Are The Champions. Il tutto si conclude con God Save The Queen cantata da tutto il pubblico.

Il finale con Freddie “regina della serata con tanto di corona e lungo strascico” rimane chiuso nello scrigno delle belle cose della vita: momenti unici.

E’il live della consacrazione, è un insieme di brani e fotogrammi immersi nella memoria collettiva di ogni generazioni che ami la musica.

E’Londra che accoglie e celebra i Queen e il suo Re Freddie Mercury, per un concerto memorabile, storico ed energico, da tramandare di generazione in generazione.