#TellMeRock, 15 Maggio 1971: Stairway To Heaven e quei Led Zeppelin sospesi tra magia e religione

EDITORIALE – Difficilissimo riassumere l’importanza di questo brano.

Per dare un’idea di quanto amore abbia seminato Stairway To Heaven, basti dire che è la più famosa rock song di tutti i tempi pur senza essere mai stata pubblicata come singolo. Punto. Altro paradosso: è il brano più rappresentativo dei Led Zeppelin pur costituendone un’anomalia, perché è l’unica ballata pura della band, al punto che l’accoglienza ai primi tempi era stata molto fredda, (la prima volta in assoluto fu il 15 maggio del 1971 a Belfast).

Il primo riferimento conosciuto di una “scalinata verso il paradiso” si trova nella Bibbia nel libro della Genesi, versetto 28:12, quando in sogno a Giacobbe vengono ribadite le promesse fatte ad Abramo. Ma la ricerca spirituale di Robert Plant, autore del testo, aveva poco a fare con il cristianesimo. Aveva da poco terminato di leggere Magic Arts in Celtic Britain di Lewis Spence, esperto di occulto scozzese. Proprio l’interesse di Plant verso la magia e l’amore di Jimmy Page per Aleister Crowley, padre del satanismo, svilupparono l’assurda teoria che una strofa di Stairway to Heaven ascoltata al contrario contenga un inno al demonio, tesi sempre smentita dagli Zeppelin.

La prima volta che Plant ascoltò queste teorie fu alla radio, una domenica mattina. Non riusciva a credere a quello che aveva sentito.

Il brano è così fortemente  legato alla voce del frontman degli Zeppelin che, quando la band si sciolse, Jimmy Page non permise mai a nessun altro cantante di un suo gruppo di eseguirla; in alcune occasioni si limitava a una versione strumentale.

Stairway to heaven fu scritta davanti al camino di una villa chiamata Headley Grange, senza elettricità, ma con una grande acustica. Plant ha più volte dichiarato di avere l’impressione che qualcuno stesse muovendo la matita al posto suo. Forse è questa la ragione per cui alcuni passaggi non sono chiari nemmeno a lui.

La Corte d’appello di San Francisco, proprio il 10 marzo 2020, ha stabilito che il brano non è un plagio,  chiudendo una battaglia legale durata anni e confermando che il leggendario gruppo rock britannico non ha “copiato” il brano “Taurus” degli Spirit, un gruppo californiano in attività negli anni ’60, per comporre il suo successo planetario, pubblicato nel 1971.

La corte, composta da undici magistrati, ha così confermato il giudizio reso in prima istanza a Los Angeles nel 2016.