#TellMeRock, 16 Gennaio 1971: Il ‘Black Dog’ dei Led Zeppelin tra accuse di satanismo e ispirazioni alternative

EDITORIALE – Non tutti i testi devono per forza passare alla storia ed essere analizzati e studiati sui banchi di scuola.

Robert Plant voleva prendersi una vacanza dalla serietà assoluta e dal fervore religioso con cui venivano accolte le sue parole al tempo dei Led Zeppelin.

Voleva, sono parole sue, “un testo di quelli che si scrivono nel bagno dello studio”, mettendo insieme rime e assonanze solo per il gusto di farlo.

John Paul Jones era arrivato in sala d’incisione con un’idea di canzone, nata dall’aver ascoltato Electric Mud di Muddy Waters. Voleva un blues elettrico con un basso dominante insomma.

Insieme agli altri Zeppelin, mise a punto il brano in un pomeriggio, Plant si ritirò davvero in bagno per scrivere il testo o almeno per cercare ispirazione. Dalla finestra vide un labrador nero che gironzolava per gli studi di Headley Grange.

Pensò che Black Dog fosse un ottimo titolo, ma poi scrisse un testo che non c’entrava niente con un cane (a parte qualche immagine), perchè raccontava essenzialmente il desiderio per una donna.

Il titolo lo tenne ugualmente, il brano uscì come singolo il 16 gennaio del 1971 ed è inserito nel capolavoro Led Zeppelin IV.

Robert Plant fu comunque punito per aver scritto un testo senza troppe pretese. Black Dog fu infatti accusata di satanismo, partendo da quel verso che dice: Eyes that shine burning red (Occhi che brillano di rosso infuocato). Lui si riferiva al cane, chi ascoltò pensò che invece parlasse del demonio (molto di moda in quegli anni, infatti vennero accusati di satanismo anche i Beatles e i Black Sabbath).

Persino il titolo fu fu considerato un’allusione satanica. Essendo dog il rovesciamento della parola god, molti si convinsero definitivamente che Black Dog fosse un inno al dio nero, cioè Satana.

Se solo avessero saputo che Robert Plant l’aveva partorita in bagno…