#TellMeRock, 16 Marzo 1984: l’Alchimia secondo i Dire Straits e quel live che cambiò le visioni del rock

EDITORIALE – Questo è uno dei live che più di altri ha influenzato le mie passioni musicali. Un disco fatto di rock, storia, virtuosismi strumentali e passione.

Va detto che i Dire Straits sono uno di quei rarissimi gruppi della storia del rock in grado di metter d’accordo praticamente tutti, dagli appassionati del metal più intransigente ai fan del rock più soft: il merito va ascritto ovviamente alla magistrale abilità con la chitarra di Mark Knopfler, ma anche alla validità dei brani proposti e, soprattutto, al loro oscillare fra stili variegati e mai uguali a se stessi, ondeggianti fra blues, country, folk, new wave. Inoltre, cosa che non guasta mai, pur avendo venduto copie su copie, i musicisti della band si sono raramente atteggiati a rockstar, mantenendo anzi uno stile sobrio e compassato che non ha fatto altro che fargli mietere ulteriori consensi, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista “umano”, se così si può definire.

Il leggendario Alchemy Live, registrato nell’iconico Hammersmith Odeon di Londra la sera del 23 luglio 1983, ad eccezione di una piccola parte risalente alla sera precedente, e poi pubblicato il 16 marzo del 1984, cattura l’esibizione della band per come realmente essa suonò trent’anni fa: non vi sono sovraincisioni, non vi sono ri-registrazioni, né modifiche di alcun tipo. Persino quelle piccole sbavature e quei rumori tipici di un live, quali lo scorrimento delle dita sul manico di uno strumento o sporadici ronzii degli amplificatori, sono presenti in tutta la loro genuinità, conferendo al lavoro il sapore di un disco d’annata, benché in realtà si tratti di una pubblicazione ufficiale e di qualità eccelsa.

Sembra dunque di trovarsi proprio nella City quando Romeo and Juliet ci rapisce con la sua meravigliosa melodia, che tanti ha fatto e farà ancora innamorare; quasi possiamo vedere Mark Knopfler che, con il suo aplomb e la sua tranquillità, conduce lo show della propria band, accendendosi come un vulcano in piena attività solo tramite le sue appendici naturali, quelle dita incredibilmente rapide che giostrano sulla sua Fender.

La parola chiave di questo live, scelta non a caso come titolo dell’album, è proprio alchimia: ci troviamo di fronte ad una band dal talento eccezionale, guidata da un grandissimo frontman, che sciorina via via una serie di classici senza segni di smarrimento o stanchezza, creando una fusione sonora fra le intricate trame della sua chitarra, gli altri strumenti ed il pubblico adorante.

Da bocca aperta, come del resto era lecito aspettarsi, le versioni di Sultans of Swing e Tunnel of Love presenti sul live: la prima, lunga circa sei minuti sul cd originale, viene qui dilatata fino ad una durata quasi doppia, mediante una serie francamente impressionante di assolo e ad una partitura di batteria resa assai più complessa dal batterista Terry Williams.

Tunnel Of Love, a sua volta più lunga, esce egualmente rafforzata dal confronto con l’originale. Romantica e nostalgica nella sua apertura, ritmata ed energica verso il suo maestoso finale.

Tuttavia sarebbe ingiusto non citare altre due perle del live, quali l’iniziale Once Upon a Time in the West e la bellissima Telegraph Road, anch’esse brillanti di nuova, vivida luce.

Expresso Love e Solid Rock alzano il livello di estasi della ritmica “Straitsiana”, in un vortice di andamenti veloci e blueseggianti che la purezza della chitarra di Knopfler riesce ad elevare in modo sublime.

La copertina riproduce l’adattamento di un particolare del dipinto Alchemy 1974 dell’artista australiano Brett Whiteley, che inoltre rielaborò un pannello della sua opera utilizzando un collage con i volti dei membri del gruppo: l’immagine è stata adottata per la controcopertina.

Un live che tuttavia divise la critica musicale dando luogo ad opinioni abbastanza divergenti: alcuni ritenevano che i Dire Straits dal vivo non rendessero secondo le aspettative, altri al contrario dissero che Alchemy era la rappresentazione della parabola crescente del gruppo.

Per me un disco assolutamente fondamentale, sia a livello personale che per ciò che sarà poi la parabola della band. Basti pensare che a seguito di questo disco, nell’anno successivo gli Straits portarono alla luce un altro capolavoro dal titolo Brothers In Arms.

È l’apice della sperimentazione per Knopfler e compagni, una creatività che portò la band a creare e reinventare successi immortali e iconici per la storia del rock