#TellMeRock, 17 Aprile 1971: Gli Stones di Brown Sugar e l’ombra dello schiavismo

EDITORIALE – Brown Sugar, pubblicata come singolo il 17 aprile 1971, è un micidiale ordigno stritola classifiche, un rock n’roll cattivo e sfrenato che conquisterà le vette delle maggiori classifiche mondiali.

È una delle canzoni più controverse degli Stones, battezzata in un’occasione funesta come il concerto di Altamont, il 6 dicembre 1969, quando Alan Passaro, membro del servizio d’ordine degli Hell’s Angel’s, uccise Meredith Hunter, un diciottenne di colore che era tra il pubblico. Sarò poi assolto per legittima difesa perché, come riprodotto nel documentario Gimme Shelter, Hunter, chissà se provocato o sotto l’effetto di droga, si vede estrarre una pistola.

La canzone è controversa perché, per stessa ammissione dell’oggi 78enne Mick Jagger, che la scrisse mentre si trovava sul set del film Ned Kelly, il testo sovrappone immagini di droga ad altre di sesso. Brown Sugar è infatti un tipo di eroina, chiamata così per il suo aspetto simile allo zucchero di canna e ovviamente meno pura rispetto all’eroina bianca. La canzone parla apparentemente delle donne africane violentate e frustate dai loro padroni bianchi, ma le immagini poi si confondono e sfumano nel presente, lasciando immaginare uno scenario di sadomasochismo violento.

In origine Jagger aveva intitolato il brano Black Pussy, poi persino a lui era sembrato un po’ troppo.

Altre controversie ritardarono l’uscita del singolo, che avvenne appunto solo nel 1971 e fu il primo ad essere pubblicato dalla Rolling Stones Records.

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