#TellMeRock, 18 Aprile 1989: i Pixies di Doolittle e quella svolta rock che influenzò i Nirvana

EDITORIALE – Ebbene si… Esistono anche i Pixies senza Where Is My Mind.

Sebbene il loro album di debutto dal titolo Surfer Rosa, anno di grazia 1988 e disco che contiene la mitica traccia poi ripresa nel sublime Fight Club, è importante da un punto di vista prettamente storico e innovativo, il loro successivo lavoro, Doolittle, è uno dei lavori più importanti degli anni ‘80, un fulgido esempio di convivenza acrobatica tra noise rock e pop.

Doolittle“, pubblicato il 18 aprile del 1989, è il disco della consacrazione, il manifesto del “Pixies-pensiero”: l’anima pop che si fonde con l’irruenza del punk, in poche parole. Ma non solo.

Già, perchè qui troviamo di tutto, non solo Pop e Punk, ma anche Noise Rock, New Wave, Ska, Surf e Rock’n Roll.

Rock sguainato, urlato, epilettico, come la prima traccia “DeBaser”, un semplice quanto espressivo giro di basso ci introduce alla follia totale di questo pezzo alla StoogesBlack Francis è più in forma che mai, e lo si avverte immediatamente.

Poi le delizie si susseguono una dopo l’altra: la psicopatica e schizofrenica “Tame“, il Power Pop di “Wave Of Mutilation“, l’ipnotica e implicitamente alienata “I Bleed”.

Per non parlare della splendida ballata di matrice Velvet Underground “Monkey Gone to Heaven“, della violenta e straziante “Dead”, della dolce e amorevole “Here Comes Your Man”.

Si nota subito l’intento dei “Folletti” . In pratica non si assiste ad un abbandono della classica forma canzone, tutt’altro, i Pixies ci sguazzano dentro. I quattro però, grazie ad una destrutturazione e frammentazione della stessa, danno vita ad un garage rock eccentrico e caotico, con riff distorti e spastici, accessi noise e con un’ alternanza delle due voci, quella di Francis e di Kim Deal, che completa l’opera allucinata.

Il risultato è un’implosione di svariate influenze (dagli Husker Du, ai Jesus and Mary Chain, ai Pere Ubu) destabilizzante che si estrinseca, in media, in un paio di minuti a canzone.

E ancora troviamo, quindi, gag demenziali quali “Mr Grieves“( con contaminazioni Ska) e “La La Love You” ,di stampo New Wave.

Senza dimenticare la sofferta nenia “Hey“, un crescendo di ritmo e agonia. Un dialogo serrato, tra entusiasmo formale e matrici New Wave… Da ascoltare e riascoltare.

Poi arriva la decisa e prorompente “Gouge Away” e la serena e sommessa “Silver“. Un viaggio indimenticabile lungo un lavoro organico, affascinante, e sempre attuale.

I Nirvana faranno tesoro di questa lezione di rock. Arriveranno addirittura ad eseguire un “copia-incolla” con il riff del refrain di “U-Mass” (dal successivo disco “Trompe le Monde” del ’91) e lo trasferiranno nell’inno generazionale per giovani alienati di “Smells Like Teen Spirits“. Ma tutto il rock alternativo dei ’90 ne sarà pesantemente influenzato e debitore.

Ora io non so se le scimmie giungeranno in paradiso come prospettato dai Folletti, certo è che, i Pixies, un posto nel paradiso del Rock se lo meritano.