EDITORIALE – Quindici anni ancora da compiere. Il lettore cd non ce l’avevo e per ascoltare la musica utilizzavo le mitiche cassette, stavo ore appiccicato alla radio ad aspettare che trasmettessero le mie canzoni, per registrare premendo in contemporanea i tasti play e Rec.
Alcune stazioni trasmettevano abusivamente i dischi completi di certi artisti in voga in quel periodo e io mi sbizzarrivo nel creare le mie cassette, registrare, tagliare gli spazi pubblicitari improvvisi etc… spesso veniva fuori una schifezza e mi dovevo accontentare, visto che i miei portafogli erano abbastanza vuoti…
Era il periodo delle mie scoperte musicali, soprattutto a livello di rock italiano, visto che già, come raccontato altre volte, gli Zeppelin, i Pink Floyd e la scena rock anni ’70 avevano guadagnato ampio spazio nel mio piccolo archivio.
Stavo scoprendo i Litfiba della Trilogia del Potere e ne ero estasiato, ragion per cui, il 3 gennaio del 1997, nel giorno successivo alla sua uscita, corsi a regalarmi Mondi Sommersi, settimo album in studio della band fiorentina. Colsì subito la differenza con i dischi precedenti, ma non lo disdegnai. Così come non lo disdegno ancora oggi.
I Litfiba sono impegnati, per gran parte dell’anno, nella composizione del nuovo album. Le idee e le varie ispirazioni, come sempre, si mescolano. Ghigo Renzulli, dopo il grande successo di Spirito e del relativo tour, pensa che la musica della band abbia bisogno di una modernizzazione e di una evoluzione; l’uso della tecnologia è l’influenza che colpisce maggiormente.
Con l’uscita di Aiazzi, è Terzani a occuparsi delle tastiere e dei campionamenti: prepara una serie di grooves da utilizzare come loop per conferire maggiore fluidità alla nuova ritmica. Ma è Richard “Jack” Guy, tecnico del suono degli Inxs e nuovo acquisto dei Litfiba, a saper amalgamare perfettamente alcuni di questi alle sonorità rock.
Torna nella formazione dopo El Diablo, anche il compianto Candelo Cabezas con le sue percussioni.
Pelù recupera vecchi libri di magia dedicati all’acqua, per trovare nuove ispirazioni per i testi: non serviranno a molto, tuttavia l’acqua sarà presente. Il disco infatti è l’ultimo della cosiddetta tetralogia degli elementi, iniziata nel 1990 con l’uscita del sopracitato El diablo
Sebbene tutto sempre in linea con la produzione del passato, Mondi Sommersi è un album diverso.
Coraggioso, dalle atmosfere energiche e colorate ma anche misurate sulla “liquidità” del tema dominante: l’acqua.
La foto di copertina, con colori a bassa saturazione, è scattata presso il vecchio pontile (non più esistente) di Bagnoli, a Napoli. Il cantato di Piero è più eclettico; le chitarre di Ghigo hanno un sound innovativo e meno pesante e hard rock. Ancora forti le tematiche sociali ma soprattutto di introspezione: una vera immersione dentro se stessi e la curiosità di esplorare vari generi musicali, declinandoli sempre al rock. Ci sono episodi funk, episodi pop ed episodi anche cupi.
Ritmo apre la nuova fatica dei Litfiba. Complementare alla quasi omonima sesta traccia, introduce nuovi sound e nuove atmosfere. Di Ritmo non esistono solo le due versioni finite nel disco: altre due (la terza, dal carattere più “latino” e la quarta) non hanno potuto trovare spazio nell’album.
Imparerò, cadenzata e dal refrain ossessivo, è un momento di riflessione sugli errori commessi nella vita. Errori che però danno, oltre a una seconda chance, sempre la possibilità di crescere.
Regina di cuori non ha bisogno di presentazioni: nemmeno pensata come trascinante hit commerciale, finì per diventarlo vista la sua natura e le sue liriche semplici e d’acchiappo. Dedicata all’allora donna di Pelù (Antonella Bundu, oggi attivista fiorentina), è una dichiarazione agrodolce.
Goccia a goccia è uno dei capolavori della band. Lirica e profonda, è una ballata che invita all’evoluzione e al guardarsi dentro, vivendo in armonia col mondo e con la gente che ci circonda.
Si può (probabilmente nota come Si può andare), è il frizzante invito all’azione, alla non immobilità. Anche senza sapere quale futuro ci aspetta, o senza pianificare tutto nei dettagli.
Ritmo 2# è speculare alla prima traccia, ma ha un sound molto diverso: qui l’elettronica è molto più presente rispetto all’incedere funky dell’originale. Pezzo di grande successo radiofonico, ha contribuito alla fama dell’album.
L’esercito delle forchette parla di fame, così come Woda Woda -sette anni prima- parlava di sete. Quasi un secondo capitolo, ma musicalmente molto diverso dalla perla del 1990. Comunque, una spietata fotografia di coscienze, sprechi e bontà “masturbatorie”.
Sparami inizia come una ballata ma poi diventa un hard rock secco e graffiante. Le apparenze, il conoscere/conoscersi davvero, per un testo dall’impronta maggiormente ermetica.
Sempre il conoscere/conoscersi, ma declinato in altra forma, è alla base di Apri le tue porte.
Esplorazione di sé (chissà, anche sessuale), per l’invito a spalancare le porte della percezione.
Dottor M., pungente e rabbiosa, parla di medicina e di come questa (in modo sempre più invasivo) può trasformare l’essere umano, decidendo persino sul suo destino. C’è il tema dell’eutanasia alla base del brano, ma anche quello del mantenere forzatamente in vita le persone. Scegliere di vivere o morire. La coda del pezzo è una lunga e particolare sequenza elettronica.
Chiude l’alcolica In fondo alla boccia. Quasi improvvisata, venne registrata un tardo pomeriggio dai soli Piero e Ghigo, stralunati. Si pensò di replicare il tutto in modo più professionale, ma il risultato non era lo stesso: venne pertanto lasciata la versione originale.
Grande successo di vendite, numerosi singoli estratti e album apripista alla nuova strada pop dei Litfiba che purtroppo li porterà allo scioglimento. A conti fatti però, e ventinove anni dopo, Mondi Sommersi è un lavoro che ha avvicinato la band fiorentina a un pubblico molto ampio, ma ha anche perso molti fan legati agli esordi o al rock duro e puro dei tempi della Trilogia.
Nel bene e nel male dei propri gusti, un disco comunque importante nel panorama rock italiano.









































