#TellMeRock, 20 giugno 1980: quell’incontro a Maratea con John Landis e i 41 anni dei Blues Brothers

EDITORIALE – Maratea, fine luglio 2018. John Landis arriva al Festival del cinema di Maratea e di fronte a me si apre un mondo di miti e storie musicali da leggenda.

Ebbi l’onore e la fortuna di dialogarci, seppur per pochi minuti. Ma quel tanto che bastò per conoscere aneddoti particolari su due assoluti capolavori cinematografici e musicali: quel video di Thriller diventato icona e quel film dal titolo The Blues Brothers, dove le leggende musicali incontrano una storia sgangherata quanto eccezionale.

Soprattutto su quest’ultimo mito, uscito il 20 giugno di quarantuno anni fa, lo stesso Landis reccontò una serie di aneddoti a molti sconosciuti:

La sceneggiatura originale la scrisse in primis Dan Aykroyd e si chiamava Il ritorno dei Blues Brothers, ed era sostanzialmente composta da due film in uno. Io la trasformai in 150 pagine, più gestibili. È stata la chiave di volta del progetto, ha tenuto tutto insieme.

Scrissi la scena “quattro polli fritti e una coca cola” dopo aver visto John Belushi mangiare veramente quattro polli fritti. Il toast liscio di Elwood proveniva dai tempi dell’infanzia di Dan a Ottawa: il suo tostapane era un appendiabiti su un fornello. Quello era un vecchio trucco. Siamo stati ispirati dal disco House of the Blues di John Lee Hooker: aveva quell’abito e quegli occhiali da sole. Chi non vorrebbe apparire così figo? Abbiamo messo insieme giacca e cravatta e abbiamo finito per far sembrare Aykroyd e Belushi agenti dell’FBI. Era un look universale, che funzionava così bene.. raccontò John Landis poi anche in una intervista rilasciata al The Guardian.

Dan Aykroyd entrò nella tavola calda, con i ballerini di Aretha Franklin, mentre stavamo girando il suo numero, Think. Dan ricorda ancora che le sue gambe, lo stomaco e il plesso solare si sono trasformati in gelatina quando Aretha ha iniziato a cantare. Onestamente, non sapevo se fosse riuscito ad alzarsi dallo sgabello e fare le sue mosse.

Fra i tanti aneddoti divertenti, John Landis e Dan Aykroyd non si sono tirati indietro rispetto alla situazione all’epoca delle riprese del loro compianto collega John Belushi, già alle prese con problemi di dipendenza dalla droga.

Abbiamo perso John una notte. Ma non era perché era fatto, era perché aveva fame e non gli piaceva quello che c’era da mangiare sul set. Non riuscivo a trovarlo da nessuna parte. Alla fine ho seguito un percorso attraverso un parcheggio e ho raggiunto un quartiere vicino. Il quartiere era buio, tranne per una casa. Busso alla porta e dico: “Scusi, stiamo girando un film e manca uno dei nostri attori”. Il ragazzo dice: “Oh, Belushi? È arrivato circa un’ora fa, ha fatto irruzione nel mio frigorifero e si è schiantato sul mio divano”.

A quel tempo, la cocaina era una valuta. Per alcuni membri della troupe che lavoravano la notte, era quasi come il caffè. Non mi è mai piaciuta, ma non volevo fare il poliziotto sul comportamento degli altri. Abbiamo fatto impazzire John Landis. A volte non sapeva se ci saremmo presentati per lavoro dopo le feste, ma Belushi era un professionista ed era impossibile che non ce la facesse, ha spiegato Dan Aykroyd.

I cinema del sud non volevano proiettare il film per la presenza degli artisti afroamericani, ma quando è diventato un successo si sono aperti e la gente l’ha visto. Agisce come conservazione culturale. Ci siamo assicurati che gli autori del materiale mantenessero i loro diritti di pubblicazione. Io e Dan abbiamo preso solo i diritti degli artisti. Ognuna di quelle canzoni che abbiamo registrato ha remunerato gli artisti originali al 100% delle vendite degli album. È stata una decisione etica e gli autori ne hanno tratto beneficio, raccontò Landis.

Ma lo stesso regista, confessò di essere ancora oggi ammaliato da un brano in particolare del film, nonostante la difficoltà di scelta, visto che ce ne sono molti e tutti di innata composizione leggendaria. Chi non ricorda la scena dove Cab Calloway (che compose e incise Minnie The Moocher nel 1931), per calmare la folla che vuole lo show mentre Jack ed Elwood non arrivano, attacca questo classico, scatenando l’entusiasmo generale?

E’ una strana canzone, esilarante, soprattutto perchè si appoggia alla struttura della “chiamata e risposta”, cioè il cantante invita il pubblico a ripetere quello che lui dice ma alla fine le frasi sono così lunghe e complicate che tutti scoppiano a ridere.

Ci sono molti riferimenti alla cocaina e all’eroina: c’è un verso in particolare, Kickin’the gong around (prendendo a calci il gong), che è un’espressione gergale dei consumatori di oppio, e c’è – ma non nella versione dei Blues Brothers – il ricovero di Minnie in manicomio, dopo che è stata arrestata e poi abbandonata dal suo Smokey, per il quale aveva pagato la cauzione.

Insomma è la classica canzone a doppia mandata e a doppio senso, che sembra allegra e disimpegnata ma che in realtà racconta, tra le righe, un panorama di ordinaria desolazione, tipico di quello spicchio d’America che era molto lontano dal grande sogno.

Si varia dal Reverendo James Brown a Ray Charles, passando per Aretha Franklin e chiudendo con il Jailhouse Rock di Elvis Presley. Una colonna sonora che rende il film indimenticabile, adattandosi perfettamente alla trama e ai fatti rappresentati, in un intreccio di immagini e musica che si completano a vicenda semplicemente irresistibile e spettacolare.

Questa sera fatevi un regalo… e riguardatelo anche per la millesima volta se potete.