#TellMeRock, 23 Ottobre 1995: Mellon Collie & The Infinite Sadness, il rock tra malinconia e rabbia degli Smashing Pumpkins

EDITORIALE – Subito dopo Siamese Dream, Billy Corgan aveva lavorato come un ossesso, quasi in preda a una febbre malarica. Voleva entrare in studio per il nuovo album Mellon Collie & The Infinite Sadness, con molte canzoni e altrettanti spunti. Le contò ed erano ben 56.

L’ultima, la cinquantaseiesima, si intitolava 1979 ed era poco più di un abbozzo, per di più senza testo. Quando il produttore Flood la ascoltò per la prima volta, pensò che non era abbastanza valida per far parte del disco e ciò provocò in Billy Corgan lo stimolo a lavorarci sopra e finirla in quattro ore.

Il giorno successivo, quando Flood ascoltò la versione definitiva, chiese scusa e la mise immediatamente in cima alla lista.

1979 è una canzone molto personale che racconta la difficile fase transitoria dall’età adolescenziale a quella adulta. Corgan la scrisse come sempre dopo aver visualizzato un’immagine. Le sue canzoni nascevano spesso così, da un’istantanea. Nella sua mente si materializzava una scena, lui la frizzava e provava a scriverci sopra una storia.

Nel caso di 1979, era lui a 18 anni, mentre guidava verso casa, in una notte di pioggia e in attesa che il semaforo diventasse verde. Quell’attesa lo fece pensare a un futuro dietro l’angolo, oltre casa sua, oltre la giovinezza e le difficoltà che la sua vita gli aveva dato fino a quel momento.

Da quel ricordo nacque, proprio il 23 ottobre del 1995, il pezzo 1979 e la conseguente uscita del capolavoro Mellon Collie & The Infinite Sadness.

L’unica stranezza è che nel 1979 Corgan aveva 12 anni. In realtà l’anno fu scelto solo per la rima efficace del primo verso  – 1979, cool kids never have the time.

Una volta, per scherzo, Corgan commentò la canzone dicendo che l’aveva scritta per Michael Jackson, ma poi si era accorto che non poteva ballarci il Moonwalk sopra e quindi l’avevano tenuta i Pumpkins.

Gli Smashing Pumpkins, band americana di rock alternativo, raggiungono la vetta artistica con Mellon Collie & The Infinite Sadness. Formato da 28 brani, suddivisi in due dischi, è da molti considerato il loro capolavoro. E’ la sintesi poetica di Billy Corgan, frontman e mente creativa della band: un musicista diviso tra la sua infinita tristezza e la sua incandescente rabbia, quest’ultima mirabilmente cantata in Bullet With Butterfly Wings.

Primo grande successo degli Smashing Pumpkins e primo singolo dal suddetto album Mellon Collie & The Infinite Sadness, la canzone, che ha vinto anche un Grammy come miglior performance hard rock, è una metafora sulla disillusione e sul dolore che prende spunto dalla condizione di rockstar.

Lo stesso Billy Corgan ha ammesso che il brano cominciò a prendere forma durante il Lollapalooza del 1994, sebbene qualche verso (dove si parla del mondo vampiro), fosse già stato concepito durante le registrazioni di Siamese Dream. Il secondo album della band del 1993.

Il Lollapalooza tour aveva disgustato profondamente i Pumpkins, che erano arrivati entusiasti di appartenere alla nuova scena rock alternativa, ma che presto si erano resi conto di come tutto fosse finto e che ognuno pensava sostanzialmente a se stesso e a fare soldi, e non alla musica.

Così Corgan scrisse, enfatizzando la sua famosa rabbia, questo canto d’impotenza e frustrazione di un uomo costretto a fingere per un altro show, anche se si sentiva nient’altro che un animale in gabbia. Nel video il frontman dei Pumpkins ha ancora i capelli, anche se quando il video uscì li aveva già tagliati, assumendo il look che conserva ancora oggi.

Mellon Collie & The Infinite Sadness è un album emozionante. Ascoltarlo può far male. Può far male, può infastidire la voce nasale di Corgan che intona versi commoventi e reali, commoventi perché reali. La sinfonica Tonight tonight  è maestosamente presa per mano dai violini, condotta all’altare sacro della musica rock.

Il tempo per l’ascoltatore di riprendersi da tale sfarzo musicale che le Zucche aggrediscono l’ascoltatore con una scarica di pura rabbiosa adrenalina. “Welcome to nowhere“, questo l’inizio di Jellybelly, che è solo la terza canzone del disco, ma subito ci accorgiamo di quanto sia bello il perdersi in questa magnifico triste niente.