#TellMeRock, 24 Agosto 1981: gli Stones di Tattoo You e la rivalsa anni ’80

EDITORIALE – Nell’estate del 1981, i Rolling Stones trovarono il modo per riportarsi per l’ennesima volta al centro del rock, dell’attenzione del pubblico. L’ultima grande celebrazione dell’arte rock della band, prima della terribile crisi creativa e artistica degli anni Ottanta.

In realtà la band, anzi per la precisione Jagger e Richards, erano arrivati ai ferri corti già nell’anno precedente, registrando Emotional Rescue che apriva gli anni Ottanta con i “glimmer twins” rigorosamente su fronti opposti. Non c’era nuova musica tra le mani di una band divisa e per Tattoo You, pubblicato il 24 agosto del 1981, vennero usati molti brani recuperati da registrazioni e prove precedenti, brani scartati o in corso d’opera, che però risultarono perfetti per chiudere un’era della vita della band. E tra gli “scarti” di Goats head soup, tra i “mozziconi” avanzati da Some Girls e qualche tentativo fatto durante Black and Blue, vennero trovati alcuni brani destinati, invece, a diventare dei classici della band.

Tra questi il brano che apriva l’album, Start me upnato nel 1978, durante le sessions di Some Girls. La base del brano era un ritmo reggae, che aveva nel drumming “sospeso” del compianto batterista Charlie Watts il suo centro ritmico, intitolato Never stopLo provarono una dozzina di volte all’epoca, ma alla fine nessuno era convinto del risultato finale, troppo simile, secondo Richards, ad altre cose già fatte. Ci riprovarono a portarla a conclusione durante le session di Emotional Rescue, ma ancora una volta non riuscivano ad uscire dalla chiave reggae e il brano continuava a sembrare un esercizio inconcludente. Cercando negli archivi della band per trovare spunti per Tattoo you, il tecnico del suono Chris Kimsey recuperò un paio di versioni di Start me up diverse, in cui Watts, Wyman Richards imponevano un ritmo decisamente più rock, e da quelle la band partì per realizzare il brano all’inizio del 1981, trasformando, con la solita e misteriosa magia, il riff di chitarra di Richards in un classico assoluto, con un fortissimo legame con la storia del gruppo e un suono moderno quanto bastava per resistere ancora una volta all’ondata della new wave che imperversava all’epoca.

Il disco racchiude 43 minuti di buon rock orchestrato dai Glimmer Twins in veste di produttori e un pezzo immortale come la opra citata Start Me Up a dar fuoco alle polveri. Due ospiti illustri come Sonny Rollins e Pete Townshend (The Who) fanno da corollario a questo vinile e una lunga lista di musicisti ospiti rafforzano la classica line-up del quintetto d’Albione; Mick Taylor appare alla chitarra in due song quali Tops e Waiting on a Friend. La copertina, molto significativa, venne disegnata da Peter Corriston, vincitore di un Grammy Award con l’aggiunta di istantanee di Hubert Kretzschmar e grafica a cura di Christian Piper. Un lavoro registrato in session diverse con tempistiche sparse negli anni, una cosa che gli Stones, in quel periodo, erano soliti fare, riacciuffando per i capelli pezzi lasciati in disparte e poi riabilitati e stampati su disco. Anche Tops e Waiting on a Friend furono inventariati nel 1972, durante le session per Goats Head Soup, ecco perché vedono Mick Taylor alla sei corde e non Ronnie WoodTaylor poi richiederà ed otterrà le giuste royalties per questo suo contributo.

Dopo la ionica Start Me Up, Hang Fire rappresenta una scheggia spedita, aromatizzata da melodie semplici.

Slave è la tipica canzone con tutti gli ingredienti classici che hanno reso i Rolling una band assoluta: la voce di Mick, richiami ancestrali delle chitarre e cori vivaci, tra cui la voce del leader degli Who, Pete Townshend.

Little T and A vede alla voce Richards, mentre Black Limousine è sagace anche per via della performance di Jagger all’armonica.

Neighbours sale di tono per vitalità e vigore prima che il finale si avvii sul sentiero di zuccherose ballad come Worried About You, Tops e No Use In Crying (scritta anche da Ron Wood), nelle quali risplendono i tasti d’avorio azionati da Ian Stewart e Billy Preston.

Il tutto viene però inframezzato dall’episodio psichedelico di Heaven, con vocalità strambe e la chiusura raggiante e positiva di Waiting On A Friend.


Un bell’album, va detto, ben al di sopra di certi capitoli antecedenti e soprattutto postumi a questa data. Seguiranno una serie di gig a livello planetario protratte sino al 1982 che porteranno i favolosi cinque a suonare anche allo stadio Comunale di Torino l’11 e il 12 luglio (il pomeriggio del giorno della finale e la sera dopo la conquista del Mondiale di calcio in Spagna da parte della compagine di Bearzot): Mick, che aveva pronosticato il risultato esatto della partita, canterà alcune canzoni con la maglia azzurra della nostra nazionale. Dal world tour verranno tratti un album dal vivo – Still Life, giugno 1982- e un film-concerto – Let’s Spend The Night Together – diretto da Hal Ashby. A dirla tutta quelle saranno performance turbolente e folli a causa della scimmia dell’alcolismo che affliggeva Richards e Wood: quest’ultimo addirittura si addormenterà sul palco durante un concerto a Londra!

La rivista Rolling Stone ha inserito questo lavoro al 211º posto della sua lista dei 500 migliori album e Tattoo You è uno degli ultimi grandi lavori marchiati Stones.

Unica nota negativa: proprio nel giorno del quarantesimo anniversario di Tattoo You, gli Stones perdevano il loro eccezionale batterista Charlie Watts