#TellMeRock, 24 Settembre 1991: Blood Sugar Sex Magic e quel ‘ponte’ che lanciò i Red Hot Chili Peppers

EDITORIALE – Hanno impiegato parecchio i Red Hot Chili Peppers, per confezionare il loro capolavoro : sette anni di attività ufficiale e ben cinque dischi, a smentire la consolidata regola che vuole i gruppi (specie quelli di successo), offrire il meglio di sé agli inizi della carriera.

 A seguire l’appena meno incisivo Mother’s Milk, che aveva registrato il debutto del chitarrista John Frusciante (dimissionario nella primavera del 1992 ed evento che sarà da ispirazione per “miti”, libri e film), il debutto per la Warner Bros con Blood Sugar Sex Magik , sancisce la raggiunta maturità del suono del quartetto californiano.

Un’incandescente miscela di rock’n’roll, opportunamente punkizzato e funk dagli accenti hip hop, insaporita da aperture stile anni 60 in odore di psichedelia, per 17 brani all’insegna del divertimento, delle allusioni sessuali, più o meno esplicite, dell’energia allo stato puro scandita dal basso del vulcanico Flea, dalla batteria fantasiosa di Chad Smith, dal virtuosismo spontaneo di Frusciante e dalla voce camaleontica di Anthony Kiedis.

Il tutto governato dal produttore Rick Rubin, abilissimo nel liberare in modo più che efficace la carica che i Red Hot avevano fino ad allora involontariamente compresso.

Nonostante l’indirizzo non proprio easy, l’album spalancò alla band californiana, la strada delle grandi fortune commerciali soprattutto grazie a una accattivante ballata, dal titolo Under The Bridge.

“I giorni dell’eroina, ecco cosa mi ricordano questi tempi. I giorni dell’eroina e del ponte. Di Ione Skye e del sangue. Di quando stavo male come un cane. Come adesso…più o meno”.

Parole di Anthony Kiedis che sta cercando disperatamente da tre anni di ripulirsi e venirne fuori. Sta meglio, molto meglio, ma non riesce a convincersi. Come spesso accade a chi si sta disintossicando, non si sente ancora a suo agio nel nuovo mondo, quello abitato da chi non si droga e, al tempo stesso, avverte che si sono sfilacciati i rapporti con chi divideva le dosi con te.

Anche il fatto che John Frusciante e Flea non lo considerino nemmeno quando vanno a fumarsi un po’ di marjuana, gli pare non una delicatezza ma un affronto insostenibile. Quei John e Flea che stanno registrando con lui l’album “consacrazione” Blood, Sugar, Sex Magik.

Kiedis sapeva bene cos’era la disperazione, ma non aveva ancora provato la depressione. La sente ora, nell’aprile del 1991, mentre torna a casa in macchina dalle prove. Così ripensa ai giorni terribili dell’eroina, che gli sembrano pericolosamente simili come generatore di sensazioni. Ripensa a Ione Skye, attrice inglese e figlia del cantante Donovan e che, prima di sposare Adam Horowitz dei Beastie Boys, aveva avuto con Anthony una storia bellissima e non facile allo stesso tempo, perché si amavano e appartenenevano ma l’amore di lei era quotidianamente intossicato dalla dipendenza di lui.

Così il cantante dei Red Hot arriva a casa e scrive una poesia. La intitola Under The Bridge, perché fa riferimento a quel ponte di Los Angeles sotto il quale si davano appuntamento le gang che era costretto a frequentare per avere la droga, perché erano loro a gestirne il traffico. Arrivarci era difficilissimo, e servivano parole e contatti giusti e fidati.

Kiedis scrive di getto il ritornello: “Sotto il ponte in città è dove mi succhiavo il sangue, è dove non mi bastava mai, è dove dimenticavo il mio amore, è dove buttavo via la mia vita”. Mentre scrive avverte un senso di solitudine quasi insopprimibile. Pensa che non ci sia nessuno accanto a lui, nessuno a parte Los Angeles. Scrive: “ A volte mi sento come se non avessi una compagna, come se la mia sola amica fosse la città dove vivo, la città degli Angeli, sola come me e con cui piangiamo insieme” (intro della canzone).

Anthony finisce la poesia e la mette in un cassetto.  E’ il produttore Rick Rubin a trovarla per caso, mentre scartabella tra gli appunti e le carte del cantante. Ne resta affascinato. Chiede a Kiedis di farla leggere agli altri Peppers, ma il cantante non ne è entusiasta.

E’troppo personale, non c’è gioia, solo dolore, non è per la band e non serve per una canzone. Ma Rubin insiste e alla fine Anthony accetta. Non appena hanno finito di leggerla , Flea e John Frusciante si precipitano agli strumenti. John – che come ben sa Enrico Brizzi, “non è ancora uscito dal gruppo”, compone di getto uno degli intro più belli della sua carriera, poi lima e perfeziona con gli amici.

Tutti sono esaltati, Frusciante invita persino la madre a cantare nel coro e Under The Bridge diventa un successo clamoroso.

Tutti vogliono sapere dove sia quel ponte. Kiedis non lo dice, ma la sua risposta è una sola: “quel ponte è alle spalle”.

Tutto l’album gira intorno a questa malinconica ballata, che però comprende anche il pezzo ben più vigoroso Give It Away. Ma l’intera scaletta, da The Power Of Equality alla cover di They’re Red Hot di Robert Johnson passando per altri classici come Suck My Kiss, Naked in The Rain, The Righteous & TheWicked e Sir Psycho Killer, valorizza la creatività e l’intelligenza di un rock mutante che sarà oggetto di decine di tentativi di imitazione e base per gli infiniti, successivi sviluppi del cosiddetto metal rap.

Continueranno poi a cambiare i Red Hot Chili Peppers, e a raccogliere consensi anche molto più vasti rendendosi magari anche commerciali in alcuni album: sono però le architetture di Blood Sugar Sex Magik, solide e assieme ardite, a sostenere la loro leggenda.