#TellMeRock, 25 luglio 1980: gli AC/DC di Back In Black e quei 13 rintocchi per salutare Bon Scott

EDITORIALE – Dalle righe di questa rubrica ho avuto il piacere di raccontarvi la nascita dell’hard rock, segnata dalla pubblicazione epocale di Machine Head dei Deep Purple nel 1972.

Ma già nella metà degli anni 70, il genere è in una fase di stanco manierismo quasi accademico e banale e gli AC/DC, gruppo australiano fondato nel 1973 dai giovanissimi fratelli Malcolm e Angus Young, rifondano il genere riportandolo alla sua sorgente di pura sfrenatezza.

Oggi, 25 luglio, il capolavoro Back In Black compie 41 anni: settimo album della band e, indiscutibilmente, il più importante: perché è quello che mette la band di fronte alla tragedia della morte e alla triste realtà “imprevedibile” che li circonda.

 Dopo il successo di Highway to Hell, gli AC/DC partirono per un tour e iniziarono a sviluppare l’idea per il nuovo album. Nella notte tra il 18 e il 19 febbraio 1980, il cantante e paroliere della band Bon Scott, si recò al Music Machine, un locale di Londra, dove, tra una bevuta e l’altra, perse i sensi. L’amico Kinnear, che era con lui nel bar, lo lasciò riposare nel sedile dell’auto.

Il giorno dopo, Bon Scott venne portato d’urgenza al King’s College Hospital, dove fu dichiarato morto dal suo medico per intossicazione acuta dovuta all’alcol.

Bon Scott e gli AC/DC

Le registrazioni di Back In Black partirono comunque nell’aprile 1980 e l’album fu inciso alle Bahamas.

Un lutto da metabolizzare e un nuovo cantante da trovare, con la band che si ritrova con l’animo a pezzi ma, allo stesso tempo, con una voglia incredibile di sfogare tutta la loro rabbia e confusione emotiva.

Dopo i funerali, il gruppo, su consiglio di Malcolm Young, reclutò Brian Johnson, cantante di origini italiane già componente del gruppo glam rock di Newcastle Geordie.  Johnson, dopo molti provini, venne ufficialmente dichiarato nuovo cantante degli AC/DC l’8 aprile del 1980.

Brian Johnson e Angus Young (1980)

Ed è così che nasce e prende forma Back In Black, la cui title track è giudicata dall’emittente televisiva VH1 al quarto posto nella lista delle migliori canzoni heavy metal della storia e al secondo posto di quelle hard rock, con un riff di tre semplici accordi ripetuti che ha fatto epoca, il pezzo è stato scaricato per le suonerie del telefonino da oltre un milione di persone. 

L’album, che prende il titolo dalla canzone non è da meno: 43 milioni di copie, degno di stare nell’Olimpo del rock insieme a colossi quali Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd e Thriller di Michael Jackson. Ma il disco si rivela fondamentale soprattutto per l’importanza di aver abbattuto le distanze tra l’Heavy Metal e il mondo delle radio.

Back In Black è insomma una pietra miliare, da qualunque parte la si guardi. Composta da Malcolm YoungAngus Young e Brian Johnson è un omaggio al vecchio cantante degli AC/DC Bon Scott, scomparso, come suddetto, il 19 febbraio 1980. 

La leggenda racconta che Bon Scott avesse visto Brian Johnson cantare in un pub con un gruppo sconosciuto e ne fosse rimasto così impressionato da dire agli altri che, se gli fosse successo qualcosa, la cosa migliore da fare sarebbe stata rimpiazzarlo con quel ragazzo. Così accadde come già raccontato e così, quando Bon purtroppo morì, Angus Young chiamò Johnson al telefono, gli spiegò la situazione e gli offrì il posto da cantante. Brian rispose di mettersi la proposta in quel posto e che era davvero uno scherzo di pessimo gusto. Quando però Angus richiamò una seconda volta, riuscì ad essere molto più convincente.

L’omaggio al compianto compagno di viaggio arriva subito e in modo immediato, introdotto da  13 rintocchi di campana che aprono il brano Hells Bells. Furono registrati presso un campanile detto Carillion, che fa parte di un monumento ai caduti della Seconda guerra mondiale presso Loughborough, nel Leicestershire i Inghilterra. Per il tour mondiale successivo, gli AC/DC fecero invece forgiare appositamente una campana con il logo del gruppo, che verrà colpita da Brian Johnson con un grosso martello all’inizio del brano.

La lavorazione del disco fu particolarmente travagliata per il gruppo: le loro attrezzature furono inizialmente bloccate alla dogana e durante le sessioni e l’isola venne colpita da una violenta tempesta tropicale che mandò in cortocircuito le apparecchiature dello studio. Johnson raccontò che ebbero grossi problemi nell’aggiustare l’equipaggiamento e dichiarò di essersi trovato sotto pressione, dato che questa era la prima volta che lavorò con il gruppo. Il cantante, inoltre, ricorda di aver fatto riferimento al cattivo tempo anche nella strofa iniziale di Hells Bells («I’m rolling thunder, pourin’ rain. I’m comin’ on like a hurricane. My lightning’s flashing across the sky. You’re only young but you’re gonna die»)

In Back In Black c’è  l’essenza del rock, fatta appunto di riff, fatica, Marshall, birra, moto, divertimento, del prendere in giro la vita, di notti passate in giro a non far nulla e Gibson. Sono riff passati alla storia e ritmati all’ennesima potenza, con i chilometri macinati sul palco dal folletto in divisa collegiale Angus e dalla ritmica impeccabile del compianto Malcolm Young.

Parte Shoot To Thrill ed eccoci tutti supereroi, con quella carica melodica e hard rock che ha ispirato persino la colonna sonora di Iron Man 2. Si arriva poi  alla celeberrima You Shook Me All Night Long, scritta dal terzetto Malcolm Young/Brian Johnson/Angus Young. Il brano presenta riferimenti sessuali molto espliciti; questi sono ben evidenti anche in una delle due versioni del video musicale, che fu molto criticato e parzialmente censurato per la presenza di diverse donne vestite di cuoio, con cerniere lampo all’altezza dell’inguine. La canzone è fra quelle di maggior successo pubblicate dal gruppo, e contribuì fortemente all’avvicinamento della musica degli AC/DC, e dell’hard rock in generale, al mondo della radio.

Esplicita e diretta anche la traccia Given the Dog a Bone, inno al “sesso orale” introdotto da un riff di chitarra da applausi, come è abbastanza “realista” What Do You Do For Money Honey, la quale racconta di una prostituta che continua ad esercitare la propria professione nonostante l’età avanzata, ponendo domande tutt’altro che banali sull’inesorabile scorrere del tempo e sul valore del “Dio” denaro.

E’ energia, storia, riscatto e cruda realtà. E’l’album che consacra gli AC/DC dopo la triste dipartita del proprio leader. Un album fondamentale e da riascoltare e ascoltare, per 42 minuti di pura adrenalina, viaggi, allusioni e riff da leggenda.