#TellMeRock, 25 marzo 1972: Machine Head, il manifesto hard rock firmato dai Deep Purple

EDITORIALE – Tre sono le pietre miliari della nascita dell’hard rock. Paranoid dei Black Sabbath, (18 settembre 1970), Led Zeppelin II (22 ottobre 1969) e Machine Head (25 marzo 1972)

Quest’ultimo kolossal musicale, che oggi compie fieramente cinquantuno anni anni, è il terzo disco registrato dai Deep Purple con la line up storica, la cosiddetta Mark II, con Ian Gillan (unitosi alla band per incidere In Rock), alla voce. Fu anche il primo album registrato per la neonata Purple Records e il primo grande successo del gruppo, grazie a grandi pezzi che andremo a scoprire e riascoltare.

Blackmore e soci concordano che il precedente Fireball del 1971 è stato un buon album, ma i Deep Purple hanno bisogno di energia e chitarre che si infiammino:  insomma hanno bisogno di rigenerare quel mondo chiamato ormai hard rock e di cui ne sono fieri pionieri.

Le porte di Machine Head si aprono da lei, “Highway Star” (Stella della Strada); considerato un brano con uno dei migliori assoli di chitarra mai scritti, Highway Star è una corsa folle a bordo di una corazzata macchina da guerra, guidata da un pilota pazzoide e follemente innamorato della velocità. La canzone è nata su un tourbus in rotta verso Portsmouth nel 1971. Un reporter chiese al gruppo come scrivevano le loro canzoni e Ritchie Blackmore, per dimostrarglielo, prese in mano la chitarra e improvvisò un riff sul quale Ian Gillan iniziò a cantare. Il brano venne completato entro la giornata ed eseguito al concerto quella sera stessa. L’anno dopo il gruppo incise il brano sul loro album successivo, Machine Head e lo scelse anche come singolo. Ritchie Blackmore dichiarò che per la composizione del proprio assolo di chitarra si era ispirato a Bach.

https://www.youtube.com/watch?v=dkvreTJ9eXA

Per molti anni è stato il brano di apertura dei concerti della band; nelle recenti tournée è usato come bis e in alcune delle tappe del loro ultimissimo tour europeo è stata usata di nuovo come canzone di apertura.

Sulla scia di Highway Star, si alza impetuosa la ritmica di Space Truckin, brano in cui l’unione fra progressivo e Hard Rock tanto cara a quelli come me (e a loro), viene fuori. Si viene catapultati in un mondo fantastico fatto di viaggi interstellari e carichi da trasportare, fatto di feste e bagordi su Venere, e atmosfere degne del miglior Blade Runner: il ritmo di fondo della canzone è incessante e ripetitivo, atto quasi a trasmettere l’assenza di gravità nello spazio cosmico, in cui nessun suono viene udito dalle nostre orecchie.

Nella versione del live in Japan, Blackmore e Glover accompagnano virtuosamente il tutto. Interviene poi Jon Lord che si esibisce in una sensazionale e memorabile improvvisazione con l’organo hammond. Lord si getta poi a metà jam in un violento, quasi caotico e incredibile assolo accompagnato dalla martellante batteria di Ian Paice, richiamando quasi una collisione catastrofica dell’astronave della canzone. Vi è poi una parte lenta suonata da Ritchie Blackmore dove con la chitarra crea un suono simile ad un violoncello, che può descrive la scena dopo la collisione. Il brano si conclude bruscamente, per poi ripartire all’improvviso con un incredibile assolo finale suonato da tutti i componenti.

https://www.youtube.com/watch?v=hHOrpFeXUao

Per il brano “portante” di Machine Head, siamo nella Storia con la S maiuscola. 

Smoke On The Water dei Deep Purple, che annovera un riff magistrale, uno di quelli che ogni chitarrista in erba manda a memoria appena riesce a muovere le dita sulla chitarra.

Deep Purple sono a Montreaux, in Svizzera, dove stanno per iniziare le registrazione di Machine Head, in uno studio mobile affittato dagli Stones e dislocato nel comprensorio del Casinò (che nel testo è the gambling house, la casa delle scommesse). Alla vigilia delle registrazioni, durante un concerto di Frank Zappa al teatro del casinò, divampa un incendio.

Il fumo sull’acqua è dunque quello che i Deep Purple vedevano dal loro hotel. Smoke On The Water sono anche le parole che il bassista Roger Glover pronunciò subito dopo essersi svegliato da un incubo dove riviveva l’accaduto. E Smoke On The Water è il racconto veritiero di quella notte, senza aggiunte.

Piccola curiosità: il 3 giugno 2007, 1721 chitarristi si sono ritrovati a Kansas City per suonare contemporaneamente il pezzo e battere il record mondiale della canzone suonata da più persone simultaneamente.

Ultima nota: c’è un episodio dei Simpson dove Homer deve prendere della marijuana per scopi curativi e lo si sente cantare proprio Smoke On The Water.

https://youtu.be/zUwEIt9ez7M

Lazy è un brano è un “blues boogie” che comincia con una lunga introduzione strumentale dell’organo Hammond di Jon Lord, che viene poi seguita dal riff di chitarra e da un assolo di Ritchie Blackmore. Il cantante Ian Gillan entra successivamente, suonando anche parti di armonica.

Lazy è entrato stabilmente nel repertorio live della formazione Mark II insieme ai tre suddetti brani, (Highway Star, Smoke on the Water e Space Truckin’), ed è infatti presente su diversi album dal vivo, tra cui Made in Japan del 1972. Nella versione live, Blackmore cita nel suo assolo il tema di Swedish Rhapsody #1 di Hugo Alfvén, mentre Jon Lord suona il riff di C Jam Blues nel suo intro.

Per Maybe I’m A Leo, Roger Glover ha dichiarato di aver preso ispirazione per il riff di da How Do You Sleep? di John Lennon, pensando a un riff che non iniziasse, come nella maggior parte dei casi, sul battere impetuoso del sei corde.

Ad arricchire questa opera d’arte, arrivano anche brani del calibro di Never Before e Pictures Of Home, con quest’ultima a farmi da apripista nella scoperta del mondo dei Deep Purple. La canzone è un tempo veloce hard-rock e mette in mostra uno dei marchi di fabbrica del gruppo, e cioè il virtuosismo di ciascuno dei suoi componenti che è sempre stato anche alla base dei loro concerti. Retto dal drumming e dalle variazioni di Ian PaicePictures of Home viene arricchita dagli assoli di chitarra, di tastiera e di basso.

Never Before sul singolo è una versione differente rispetto a quella presente su Machine Head; un video promozionale della canzone venne distribuito nel 1972.

Il brano venne proposto raramente in concerto. L’unico album dal vivo su cui appare è Deep Purple in Concert, che è stato registrato nel periodo di uscita del singolo, di poco precedente all’uscita di Machine Head.

I Deep Purple hanno di nuovo suonato Never Before in tour nel 2004, durante il quale suonavano l’intero Machine Head.

https://youtu.be/tkwZgZn7nJU

Il disco, nella versione del 1997, fuarricchita anche dalla ballata malinconica di When a Blind Man Cries.

Si tratta di uno dei pezzi più struggenti, più poetici, più intensi di tutta la storia dei Deep Purple, pubblicata per la prima volta nel 1972 sul lato B del 45 giri Never Before. Era poco suonata nelle session dal vivo perché poco amata da Blackmore per la sua poca carica energica, seppur emotivamente coinvolgente.

Machine Head è il manifesto dell’hard rock in tutta la sua maestosità, nata da “quel fumo sul lago di Montreaux che fa da contraltare, esagerando un po’, al ramo del lago di Como del Manzoni. Sempre di poesia può trattarsi, solo in diverse forme artistiche…