#TellMeRock, 25 Ottobre 1968: Electric Ladyland e la nascita del mito di Jimi Hendrix

EDITORIALE – L’inizio è folgorante: “Sei balzata davanti alla mia macchina, hai sempre saputo che 90 miglia all’ora è la mia velocità, mi dici che ti va bene, che saprai sopportare un po’ di dolore, mi dici che vuoi soltanto che ti porti un po’ in giro, ma sei come un ingorgo che rende difficile arrivare a te”.

Jimi Hendrix scrisse Crosstown Traffic nel 1968 per l’album Electric Ladyland, il quale fu pubblicato proprio il 25 ottobre del suddetto anno.

Il brano lo scrisse pensando a una fidanzata di cui non riusciva a liberarsi e che pretendeva sempre di più, mentre lui ribadiva che la loro storia era nata in tutt’altro modo e che non era il primo e nemmeno l’ultimo a volere “una botta e via”, ( il testo originale parla letteralmente di hit and run, colpire e scappare)

 contiene il famoso assolo di kazoo che Jimi volle utilizzare per simulare il traffico, invece di suoni registrati come clacson e rumori di freni. Ma, attenzione, non si tratta di un vero kazoo, anche se il suono è simile: Hendrix ottenne quel risultato suonando un pettine contro il cellophane.

E, come avrebbe cantato poi Paolo Conte in Bartali, fa piacere un bel mazzo di rose e anche il rumore che fa il cellophane… soprattutto, se a farlo, è Jimi Hendrix.

Electric Ladyland rappresenta il vertice della produzione discografica dell’inarrivabile Jimi Hendrix.

Si tratta di uno degli album più importanti ed innovativi della storia del rock; un lavoro molto complesso ed articolato che necessità di un graduale ed assiduo ascolto per essere degnamente apprezzato in tutte le sue molteplici sfaccettature.

Il chitarrista intendeva realizzare con il suo gruppo (The Jimi Hendrix Experience) qualcosa di veramente importante ed innovativo fondendo il virtuosismo della sua sei corde con una qualità delle composizioni maggiore rispetto alle due precedenti fortunate releases della band (Are You Experienced? e Axis: Bold As Love).

Un’impresa non semplice e lo dimostra il fatto che la gestazione di questo platter fu lunghissima e molto costosa per quell’epoca. Jimi rimase, infatti, quasi un anno da solo negli studi di registrazione per ricercare nuove alchimie sonore estromettendo spesso il resto della band (Noel Redding e Mitch Mitchell); per tale motivo sarebbe più opportuno considerare Electric Ladyland un suo disco solista tanto è vero che sono pochi i brani eseguiti dal trio al completo e moltissime, invece, le collaborazioni esterne (Steve Winwood, Jack Casady, Al Kooper, Dave Mason ecc ecc..).

L’atto conclusivo degli Experience è un platter seminale, una vera icona del rock, con un guitar sound che ha fatto letteralmente scuola: da avere se si vuole comprendere pienamente l’evoluzione della musica moderna!

Curiosa la vicenda che riguarda la cover del disco: inizialmente doveva ritrarre il chitarrista insieme a delle ragazze nude ma, poiché Hendrix non si presentò per la foto, la stessa fu realizzata con le sole donne.

Qualcuno, però, si rifiutò di mettere in vendita Electric Ladyland con una simile copertina ritenendola troppo scandalosa; si optò allora per una seconda versione che ritrae un’immagine del solo chitarrista; tale soluzione, peraltro, fu preferita da Hendrix perché riteneva che tutte quelle belle ragazze svestite distogliessero troppo l’attenzione del pubblico dal contenuto del disco.

Rock, psichedelia, blues e melodia sono alcuni degli ingredienti di questo doppio vinile, composto da sedici tracks, che si discosta molto da ciò che era stato prodotto nel passato soprattutto per la durata di alcuni brani qui notevolmente allungata rispetto ai canonici 4-5 minuti. Questa scelta di Hendrix, tra l’altro, fu osteggiata dal fidato produttore Chas Chandler al punto da incrinare irrimediabilmente i rapporti con l’artista.