#TellMeRock | 26 Luglio 1962: Blowin’in The Wind, il brano con cui Robert Zimmermann diventó Bob Dylan

EDITORIALE – In nessun modo si possono spiegare gli 80 anni di musica e vita di Bob Dylan, senza parlare di Blowin’In The Wind, il brano con cui Zimmermann diventa Dylan e si presenta al mondo con una chitarra e un’armonica prendendolo a calci e pugni.

Il brano vede la luce il 26 luglio del 1962. Dylan e David Blue, un altro artista folk dell’epoca, avevano trascorso l’ultima parte del pomeriggio a bere caffè e chiacchierare. Verso le cinque Bob Dylan tirò fuori la chitarra, un pezzo di carta e una matita e domandó se poteva provare un abbozzo di canzone che aveva composto qualche ora prima, correggendone frasi e rime.

Subito dopo si spostarono al Gerdes Folk City, il locale del Greenwich Village di New York dove stava fiorendo la rinascita del Folk. Lì Blowin’In The Wind venne presentata ufficialmente al pubblico che, al termine della canzone, si alzò in piedi per applaudire. Quella fu la prima standing ovation per Dylan.

La canzone è in realtà, anche se è difficile da credere, l’adattamento di uno spiritual nero, No More Auction Block, originariamente cantato dagli schiavi neri in Canada. Lo stesso Dylan ha ammesso negli ultimi anni la fonte originale. Senza problemi bisogna ammettere anche che il cantautore americano ha sempre avuto ragione su una cosa: cioè che il rock folk vive di riadattamenti e storie.

Perché forse è davvero questo l’unico modo per tenerla in vita, ma fatto sta che Blowin’ In The Wind ha mantenuto in vita il folk e, allo stesso tempo, inaugurato un’epoca di diritti civili, di contestazioni, di sogni e di utopie.

Pensate a quanto può fare una canzone, anche se ha solo domande. Perché, come si sa, le risposte soffiano nel vento.