#TellMeRock, 27 Settembre 1986: l’ultimo concerto di Cliff Burton e il ‘Burattinaio’ che rese grandi i Metallica…

EDITORIALE – Incredibile, sotto ogni profilo, il poker d’assi giocato dai Metallica tra il 1983 e il 1988.

Dal selvaggio esordio di Kill‘Em All (1983), che definì e impose  gli standard del thrash con inni quali Hit The LightsThe Four Horsemen e Seek and Destroy, al più compiuto Ride The Lightning del 1984 (quello della splendida ballata Fade To Black), fino a Master Of Puppets (1986) e And Justice For All (1988), i lavori che, subito dopo il passaggio alla major Elektra dall’etichetta di genere Megaforce, certificarono la maturità del quartetto californiano e il suo pieno diritto a entrare a testa alta nel pantheon dell’hard & heavy.

E a rimanerci per sempre, anche se non tutti i fan della prima ora hanno apprezzato fino in fondo l’evoluzione stilistica che, dagli anni 90 in poi,  li ha trasformati da idoli degli “headbanger” ( i veri fan “malati” di metal), in “normali” stelle del rock.

Master Of Puppets uscì il 3 marzo del 1986 ed è l’ultimo album realizzato con il bassista Cliff Burton, che da lì a poco avrebbe tristemente perso la vita in un incidente mentre viaggiava con il tour bus della band. Durante uno spostamento nel tour europeo in supporto di “Master Of Puppets” l’autista del bus dei Metallica perde il controllo del mezzo nei pressi della cittadina svedese di Ljungby, causando il rovesciamento del grosso veicolo. Nel drammatico incidente perde la vita il bassista Cliff Burton, rimasto schiacciato dall’enorme peso del bus. Aveva solo 24 anni. Alla Solnahallen Arena di Stoccolma, la sera prima, si era tenuta proprio l’ultima esibizione del bassista.

Cliff Burton

L’album coglie i Metallica in un momento magico e irripetibile: quello dell’acquisita e piena consapevolezza delle proprie opportunità tecniche/espressive, esaltata dalla percezione di essere in grado di diventare qualcosa di unico.

Lo dimostrano otto brani intrisi di rabbiosa angoscia, vari testi sono legati al concetto di manipolazione dove le influenze storiche della New Wave of British Metal (gli Iron Maiden su tutti) e di certo hardcore americano (dai Suicidal Tendencies ai Misfits), convivono con architetture strumentali tutt’altro che elementari, nelle quali non è assurdo riscontrare un tentato approccio al progressive.

Basti pensare che tutti i pezzi durano più di cinque minuti e addirittura tre di questi, tra cui l’ossessivo Master Of Puppets, l’ancora più devastante Disposable Heroes e il cupo e limaccioso strumentale capolavoro dal titolo Orion, superano gli otto minuti.

I detrattori così si ritrovarono a dover accertare l’evidenza: anche il thrash può generare musica grandiosa ma soprattutto immortale, a dispetto delle croci presenti su una copertina tanto iconica quanto inquietante.

Tracce

Battery – 5:12 (James Hetfield, Lars Ulrich)

Master of Puppets – 8:35 (James Hetfield, Lars Ulrich, Cliff Burton, Kirk Hammett)

The Thing That Should Not Be – 6:36 (James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett)

Welcome Home (Sanitarium) – 6:27 (James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett)

Disposable Heroes – 8:16 (James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett)

Leper Messiah – 5:40 (James Hetfield, Lars Ulrich)

Orion – 8:27 (James Hetfield, Lars Ulrich, Cliff Burton)

Damage, Inc. – 5:32 (James Hetfield, Lars Ulrich, Cliff Burton, Kirk Hammett)