#TellMeRock, 28 Novembre 2005: la teatralità dei Darkness e il rock eclettico di One Way Ticket To Hell…

EDITORIALE – Roma, fine 2005. Tra i giovedì passati al Qube e i pomeriggi tra università e Radiorock, spesso ci si imbatteva in nuovi gruppi degni (a mio modesto parere), di ascolto e attenzione.

Con l’inseparabile Giacomo De Leo ci capitò di ascoltare una band la cui voce e le cui schitarrate erano qualcosa che richiamavano i vecchi classici dell’hard rock o della scena alternative, ma che comunque dentro di esse portavano dentro qualcosa di innovativo e unico.

 Un mix micidiale tra Ac/Dc, Aerosmith, Thin Lizzy e Queen, con un pizzico di goliardia figlia dei Van Halen dell’era Roth.

Loro erano i Darkness, e l’album in questione era quel One Way Ticket To Hell che proprio oggi, 28 novembre, compie quindici anni.

Il gruppo hard rock britannico raccoglie l’eredità del successo ottenuto due anni prima grazie al loro album di debutto Permission To Land, perfezionano ulteriormente il loro stile musicale senza perdere l’originalità dei loro video, soprattutto grazie alla goliardia glam rock del loro frontman Justin Hawkins.

I Darkness superano anche le incomprensioni dovute all’addio del bassista Frankie Poullain, sostituito poi da Richie Edwards. I nostri eclettici eroi si mettono al lavoro e scrissero una manciata di brani che hanno costituito l’ossatura di questo secondo album della band.

Buona parte della critica inizia a scagliarsi contro la band accusandola di essere composta da buffoni e di riciclare in modo maldestro l’operato dei dinosauri del rock senza aggiungere nulla di personale alle composizioni. Tutto è finto, tutto è costruito a tavolino, ma il risultato finale del platter è più che buono.

A differenza del disco precedente si è dato maggior risalto agli arrangiamenti ed al songwriting, conseguentemente i brani risultano più curati e leggermente meno immediati. “One Way Ticket To Hell” è una canzone frizzante dal refrain vincente che strizza l’occhio al precedente lavoro (non a caso ne è stato tratto un videoclip), “Is It Just Me?” e “Bald” sono pura adrenalina, mentre “Knockers” e “Dinner Lady Arms” uniscono una notevole dose di melodia al loro incedere accattivante.

La teatralità goliardica dei Queen viene a galla in “English Country Garden” nella quale chitarra, pianoforte e batteria creano un vortice sonoro irresistibile.

“One Way Ticket To Hell…” è un qualcosa di epocale, un bizzarro quadro a colori vivaci, l’antidepressivo definitivo, un album che, complice da breve durata, non annoia manco per sbaglio. I Darkness sembrano un gruppo chiamato a suonare nel Paese delle Meraviglie di Alice, e nel quale ci si aspetta che la padrona di casa, da un momento all’altro, possa trasformarsi in Alice Cooper o nello stesso Justin Hawkins.

Non è una bella immagine lo so, poco fiabesca forse…ma è rock, e ha le sue mille sfaccettature da limare, esaltare e glorificare.