#TellMeRock, 29 Novembre 1989: Pirata, il disco che portò i Litfiba a conoscere l’hard rock

EDITORIALE – Il 1988 era stato un anno sabbatico per i Litfiba, una delle rock band italiane più importanti di sempre.

Dopo due autentiche gemme di oscuro rock misto a new wave, il sorprendente 3, contenente perle di indiscutibile valore, aveva mostrato i primi segni di un iniziale allontanamento dalle originarie atmosfere sonore della new wave, in favore di un rock più “muscolare”.

Si trattò però di una svolta incompleta ed incoerente, dovuta fra le altre cose a tensioni all’interno della band, che ebbero come risultato un album comunque valido, ma troppo distante dai capolavori Desaparecido e, sopratutto, 17 Re

Il solco, tuttavia, era ormai stato tracciato e, dopo la fine della Trilogia del Potere, la band fiorentina era attesa al varco: cosa avrebbero fatto, a quel punto, Pelù e soci? Avrebbero proseguito sulla strada dell’hard rock o sarebbero tornati alle radici? Una prima, eloquente risposta, ancor prima dell’inizio della Tetralogia degli Elementi, si ebbe il 29 novembre 1989, con il live Pirata.

In questo album la band fiorentina gettò definitivamente la maschera: il loro nuovo sound, che avrebbe animato i successivi lavori in studio, virò in maniera netta verso l’hard rock, con tanto di sensibili rimaneggiamenti a pezzi precedentemente “ammantati” di quell’aura tenebrosa che ne aveva decretato il successo.

Si tratta di un album decisamente interessante, che mostra la potenza live di un gruppo sì disunito, ma comunque fenomenale sul palcoscenico. In tutto ciò, l’ammissione dello stesso Renzulli che l’album venne ampiamente rimaneggiato in studio non aiuta certamente a farsi un’idea di ciò che effettivamente erano i Litfiba a fine anni 80.

Spiazzante è ad esempio la definizione più calzante per Dio, versione live totalmente rivista della meravigliosa Come un Dio, dal maestoso 17 Re: chitarra e batteria tessono un nuovo sottofondo decisamente più pesante rispetto all’originale, con le tastiere che letteralmente urlano al di sotto degli altri strumenti ed un Pelù graffiante come non mai. Non è semplice ascoltare questo brano, tanto è diverso dalla sua versione iniziale, eppure è difficile anche negare la forza della versione live.

L’intero Pirata, insomma, dà spazio contemporaneamente a sensazioni contrastanti ed ammirazione per quelli che possiamo definire Litfiba 2.0; la medesima contrastante sensazione anima naturalmente Lulù e Marlene, lievemente meno modificata rispetto a Dio, ma comunque più veloce e con inserti di chitarra maggiormente presenti. Resta, al di là di tutto, un pezzo da brividi in qualunque versione lo si voglia ascoltare.

C’è naturalmente spazio anche per brani melodici e poetici come Louisiana, che mantiene il suo mood malinconico e naturalmente l’energica Tex, imprescindibile cavallo di battaglia dal vivo della band.

Fedeli alla loro voglia di sorprendere, poi, i Litfiba regalano anche ai propri fan due inediti: abbiamo la trascinante Cangaceiro, poi inclusa nella raccolta del 1992 Sogno Ribelle, ma anche la più dolce Il Vento, bella e nostalgica.

infine, c’è anche spazio per tre cover piuttosto particolari: la band infatti omaggia Cannon Song di Kurt Weill, la nota sigla di Rawhide e Tequila dei Champs. La prima non convinse molto i fans, mentre la seconda è un pezzo che ancora è di lunga memoria in molte playlist.

Pirata può essere definito hard rock senza compromessi con la new wave o con il pop, ma solo con le musiche tradizionali medio-latine: i vecchi fan si sono eclissati, sostituiti da nuovi teenager ignari di punk e new wave, ma vogliosi di vivere la loro vita all’insegna di una ribellione non autolesionista, bensì assicurante divertimento ed emozione.