#TellMeRock, 3 Luglio 1968: I Doors di Waiting For The Sun, l’amore e la guerra secondo Jim Morrison

EDITORIALE – Impensabile, persino per i Doors stessi, che esattamente tre anni dopo l’uscita di questo disco, il loro leader Jim Morrison sarebbe morto a Parigi.

Eppure la storia e la vita stessa possono essere davvero crudeli e inspiegabili il più delle volte. Nel 1968 i The Doors hanno già dato alle stampe due album epocali, l’anno precedente (l’omonimo e ormai leggendario debutto The Doors e il successivo Strange Days), e si trovano a lanciare sul mercato il terzo Lp della loro carriera: Waiting For the Sun.

L’album in questione, uscito proprio il 3 luglio del suddetto anno, si discosta leggermente dai due precedenti, per qualità dei pezzi e, non poco, anche per le coordinate stilistiche seguite dalla band, incline in questo album a seguire una matrice più pop che rock, tralasciando un po’ le atmosfere lisergiche e psichedeliche che li avevano resi famosi. L’album riscosse comunque un notevole successo, stazionando a lungo al primo posto della classifica statunitense, lanciato dalla duratura prima posizione anche nella classifica dei singoli dell’apripista Hello, I Love You. L’album fu l’unico dell’intera discografia della band a raggiungere la prima posizione, guadagnando prima il disco d’oro e poi quello di platino. Il ritmo scanzonato e il testo esplicito del singolo lo rendono sicuramente molto godibile, anche per via delle tastiere di Ray Manzarek, vero e proprio marchio di fabbrica del gruppo

Secondo singolo estratto dall’album, la canzone venne rieditata per la sessione lavorativa del nuovo disco, e nacque in un periodo a dir poco burrascoso. Ai problemi d’alcolismo di Morrison, che rendevano di fatto impossibile il lavoro di scrittura in saletta, s’aggiunse infatti la minaccia a lasciare di un Densmore palesemente scocciato per l’andazzo preso dal frontman. I poveri Manzarek e Krieger cercarono allora di mediare tra le parti e per far sì che procedessero i lavori pescarono “Hello, I Love You” tra i vari brani che avevano già inciso nel corso degli anni. L’idea che sta alla base della canzone si rifà ad un episodio che vede coinvolti sia Morrison sia Manzarek, che, appena ventenni, stavano seduti lungo la spiaggia a guardare le ragazze che passavano. L’atmosfera introduttiva della canzone è infatti visibilmente raggiante e festosa, con le tastiere di Manzarek estremamente sintetiche e ronzanti. La breve rullata di batteria lascia spazio ad un riffing di chitarra e tastiera insolitamente lineare e poco intricato. Sia la distorsione della sei-corde che i suoni effettati delle tastiere donano alla canzone un particolare retrogusto, abbastanza straniante e fuori contesto se pensiamo a ciò che i Doors avevano inciso fino a pochi mesi prima. L’attitudine da spiaggia è però chiaramente percepibile, le linee melodiche sono felici e assolate e vagamente ricordano le atmosfere happy dei Beach Boys. La “commercializzazione” della band è dunque udibile sin da questi primissimi momenti e piuttosto che del psychedelic rock che li ha resi famosi sarebbe più opportuno parlare di psychedelic pop. Dal punto di vista lirico, la canzone, a sfondo chiaramente amoroso, non si discosta invece più di tanto dai cliché tematici cui ci ha abituato la band. All’insolita maniera (piuttosto sfacciata) con cui Jim si presenta ad una ragazza (“Ciao, ti amo”), l’istrionico singer fa seguire altre sfrenate richieste, come quella di farlo entrare nel “suo gioco” (qua l’allusione è piuttosto chiara). Più e più volte le chiede il nome, ma la ragazza sembra quasi interdetta, pietrificata dinnanzi a cotanta sfacciataggine da parte del ragazzo. La struttura della canzone è altrettanto insolita giacché inverte il canonico susseguirsi di strofa e ritornello. Questa volta è il chorus ad aprire le danze, mentre alle strofe tocca dare più informazioni riguardo alla bella ragazza. Ed ecco che così si legge di come ella sia “cieca ad ogni sguardo che incontra”, sicura di sé e della sua bellezza. Morrison a questo punto pone a se stesso una domanda cruciale: “pensi che sarai il tipo/che farà sospirare la regina degli angeli?”. La canzone continua poi con un’altra serie di richieste: “ciao, ti amo/mi dici il tuo nome”, “ciao, ti amo/fammi entrare nel tuo gioco”. La seconda strofa esalta ancora di più la sua bellezza “scultorea“: non a caso ella “mantiene la sua testa così in alto/come una statua nel cielo”. Tutto ciò che la riguarda è un chiaro invito sessuale: “le sue braccia sono peccaminose, le gambe lunghe”. Uno schianto. E proprio per questo motivo “quando lei si muove” il cervello di Morrison “urla fuori questa canzone”. Musicalmente parlando, il continuum s’interrompe proprio in concomitanza di quest’ultimo versetto, in favore di un break che ben esemplifica il vuoto che si ha in testa quando si è in fissa con qualcosa. Rumori discendenti ed ascendenti ironizzano sul vuoto che c’è nella testa quando si pensa ad una bella ragazza. La canzone riprende poi prontamente re-instradandosi sulla medesima strada finora battuta. Gli ultimi versetti (quelli della terza strofa) risalgono direttamente alla più antica versione della canzone, essendo stati scritti dal pugno di un Morrison ventenne. Nello scriverli, quest’ultimo si rifaceva ad una bellissima ragazza afroamericana di cui Jim si era invaghito quando abitava ancora dalle parti di Venice Beach. Deve essere molto affascinante, giacché “il marciapiede si accoccola ai suoi piedi/come un cane che prega per qualcosa di dolce”. L’immagine è molto chiara ed efficace. Parecchio allusive sono poi le successive linee: “speri che te la farà vedere, sciocco?/speri di afferrare questo cupo gioiello?”. Il “cupo gioiello” è una metafora della bella ragazza dalla pelle nera, mentre sul “cosa te la farà vedere” penso non ci sia bisogno di spiegazioni. Dopo il climax ascendente che culmina a 1:34, la composizione si lascia andare in una serie di “ciao” ripetuti infinite volte, conditi con tanto di “ti voglio” e di “ho bisogno di te, tesoro”. Il beat di batteria si fa più intenso. I riff paiono irritarsi nota dopo nota. In questa maniera, decisamente convulsa, la canzone s’avvia verso il fade out finale, grazie al quale i suoni s’impastano sempre più. Un ottimo singolo apripista, musicalmente magari un po’ fuori dal contesto dei Doors, ma dannatamente catchy ed efficace. In conclusione, va inoltre menzionata l’accusa di plagio mossa ai Doors da parte degli inglesi Kinks. Questi ultimi, quattro anni prima, avevano inciso “All Day and All of the Night”, canzone che, effettivamente, ricorda molto quella dei Doors, specie nella linea del cantato. Sebbene Manzarek avesse provato a difendersi dalle accuse sostenendo che la vera fonte d’ispirazione fosse stata piuttosto “Sunshine of Your Love” dei Cream, la causa per plagio venne comunque affidata ad un tribunale inglese, che riconobbe effettivamente la somiglianza e non poté che esprimersi in favore dei Kinks. Per questo motivo i Doors furono costretti a versare alla band inglese ogni royalties che fosse derivata da “Hello, I Love You”, ed essendo stato un singolo di grande successo, i Doors ne ebbero davvero da pagare ai Kinks. Il brano, infatti, raggiunse il primo posto negli USA, dove vendette la mirabolante cifra di un milione di copie, oltre che scalare sino al vertice la classifica canadese ed arrivare al miglior piazzamento mai ottenuto dalla band in Inghilterra (sedicesimo posto).

La successiva Love Street sembra quasi un pezzo dei The Beatles, se non fosse per la timbrica inconfondibile di Morrison. Lo slide di basso introduce la delicata melodia della “Via dell’amore”, ovvero Rothdell Trail, nella quartiere losangelino di Laurel Canyon, California. Qui, al civico 8021, viveva Jim Morrison con la sua storica fidanzata, Pamela Courson, l’unica vera donna della sua vita. Della sua biografia basta sapere due cose, e cioè che fu l’unica persona assieme al medico Max Vasille ad assistere alla morte di Jim, e che venne nominata erede unica del patrimonio del cantante dei Doors. Dopo la morte dell’amato compagno (con cui però non contrasse mai matrimonio), la vita di Pamela fu un vero inferno, segnata da disturbi alimentari e da problemi mai risolti con la droga. Fu proprio un conto in sospeso con la dipendenza da eroina che mise fine alla vita della Courson a Los Angeles nel ’74. Il peso della mancanza di Jim era riuscito a sopportarlo per soli tre anni, ma alla fine la depressione la spinse al drammatico gesto. Ritornando alla canzone, quand’ancora le cose erano felici, si diceva che a Rothdell Trail i due vivessero felicemente assieme nella loro tana d’amore. Nelle vicinanze correva l’importante Laurel Canyon Boulevard, il vero soggetto della canzone. La bozza originaria del brano era una poesia di Morrison dedicata proprio a quel quartiere. La “Via dell’amore” veniva così definita perché Pamela e Jim erano solito sedersi sul balcone per ammirare gli hippy che passavano di sotto, inneggiando i soliti slogan su “pace e amore”. Ritornando alla musica, detto dello slide di basso, la canzone prende subito la piega di una ballata davvero molto soft e gentile. Gli arpeggi di chitarra sono dolci e delicati, così come i tocchi di Manzarek sui tasti si fanno meno compulsivi e molto meno violenti. Il basso è maggiormente percepibile rispetto all’opener, mentre la batteria rimane sempre in secondo piano, pur risultando comunque utilissima nel supportare il tessuto melodico. L’assolo di piano è in assoluto la prima sezione solistica dell’album. Al minuto 1:00, Manzarek ha così l’occasione di sfruttare un pianoforte come mai aveva fatto prima. Da tutto il contesto è facilmente percepibile il perché la critica abbia smontato la band, accusandola d’essersi eccessivamente ammorbidita. Fino a Strange Days mai avremmo immaginato da parte dei Doors una ballata pacata e suadente come questa. Eppure la composizione di Morrison stravolge qualsiasi previsione e coglie nel segno. Constatate le differenze della loro musica rispetto a quanto fatto fino al disco precedente, “Love Street” si conferma comunque come una canzone piacevolmente interessante. La prima strofa è dedicata da Morrison alla dolce Pamela. “Lei vive in Via dell’Amore” dove “ha una casa e un giardino”. E ancora: “possiede abiti e scimmie”, “possiede saggezza, e sa cosa fare/possiede me e possiede voi”. Il quadro che tratteggia per la compagna è lusinghiero e, a tratti, la dipinge come una femme fatale: un classico esempio della donna-tipo delle liriche dei Doors. Il flusso della canzone scorre via che è un piacere, ma ci lascia un certo qual sapore di malinconia, vuoi per la voce leggermente nostalgica, vuoi per la musica non esattamente euforica come invece nella traccia precedente. L’assolo di pianoforte è una gemma che impreziosisce la traccia e che varia la proposta. La canzone non viene comunque stravolta dalla sezione solistica, che anzi s’esaurisce in una manciata di secondi. Strutturalmente, la composizione consta di quattro strofe e nessun ritornello. Ognuna delle unità costituisce a sua volta un blocco narrativo, che descrive efficacemente la vita a Rothdell Trail, alias la “Via dell’amore”. Morrison, con fare parlato, affresca efficacemente uno spaccato della vita del quartiere, citando pure un “negozio dove si incontrano le creature”. Si tratta del Canyon Country Store, un alimentari tutt’ora in attività, situato proprio nelle immediate vicinanze della casa di Jim. Purtroppo di questo ameno quadretto oggigiorno rimane poco, giacché il 30 dicembre 2011 un fatale incendio distrusse parzialmente la zona e pure parte della casa di Morrison (il rinomato balconcino non esiste più). Concludendo, il brano è un piacevole ricordo messo in musica di una situazione familiare piuttosto anonima, ricordata però con affetto perché risalente ad un’epoca felice e spensierata. Utilizzato come b-side di “Hello, I Love You“, la canzone venne soffocata dal suo alter ego molto più reclamizzato. A “Love Street” venne così concesso pochissimo airplay e la canzone svanì nel nulla, a differenza dei bei ricordi della “Via dell’amore” che ancora sono impressi nella mente di Morrison.

Il genio teatrale di Jim Morrison viene fuori nel brano successivo Not To Touch the Earth, estratto della più complessa e lunga suite Celebration of the Lizard che vedrà luce sul disco solo nel 1970 nell’album Absolutely Live, oppure come bonus track nell’edizione speciale per il quarantesimo anniversario dell’uscita dell’album. Il ritmo del pezzo è ossessivo, e l’atmosfera angosciosa si percepisce sin dall’inizio grazie alle due note suonate in loop da Manzarek, per raggiungere l’apice della sua isteria nella parte finale del pezzo, dove Morrison sembra veramente proiettato in una dimensione parallela senza toccare terra. Prima di concludere, sono da menzionare gli assoli di chitarra e di tastiera che si dipanano da 2:33 in avanti. Alla fine del testo si leggono le linee “Io sono il Re Lucertola/i miei poteri non hanno limiti”. Il soprannome di Jim era appunto The Lizard King (“il re lucertola”) ed aveva a che fare con il suo interesse verso la cultura indigena pellerossa. Sin dagli studi scolastici, Morrison aveva infatti sviluppato quasi un’ossessione per animali come i serpenti e le lucertole, oltre che per il deserto e per i corsi d’acqua, tutti elementi che pullulano le leggende dei nativi e che ricorreranno in futuro nella sua poetica più matura. “Not to Touch the Earth” è sicuramente un episodio sui generis che colpisce e confonde, ma comunque ben serve per staccare da quello che alcuni fan avrebbero potuto definire un eccessivo ammorbidimento dei suoni.

La successiva Summer’s Almost Gone è un pezzo malinconico e soft molto ben riuscito, e sorretto soprattutto dalla prestazione di Morrison che in quanto a malinconia non sarà secondo a nessuno nella storia del rock.

L’atmosfera di Wintertime Love è decisamente più solare rispetto al pezzo precedente, pur non lasciando un solco profondo nella memoria dell’ascoltatore.

Dal tono decisamente più solenne la successiva The Unknown Soldier, palesemente schierata contro la guerra. In quegli anni, quando mai come allora, si sentiva questo tema, con gli Stati Uniti invischiati nella guerra del Vietnam che si stava delineando sempre maggiormente come un massacro sotto ogni punto di vista.

Spanish Caravan è un pezzo molto particolare, dove il colore locale della canzone dona un tocco di ricercatezza al disco, rendendolo molto variegato.

 My Wild Love è un altra canzone coraggiosa e particolare, essendo praticamente cantata quasi totalmente “a cappella” da Morrison e dal coro che lo accompagna negli scarsi tre minuti di durata. Un esperimento sicuramente riuscito.

Tornano poi le tematiche amorose, prevalenti su questo disco, con We Could Be So Good Together e torna il sorriso sulle labbra per il tono leggero del pezzo. Degno di nota l’assolo di chitarra di Robby Krieger.

Pianoforte e voce di Morrison ci portano in uno stato estatico, così Yes, The River Knows, si distingue per la delicatezza e l’atmosfera ovattata, interrotta solo alla fine dalla presenza di Krieger.

 Five To One chiude l’album decisamente bene, essendo un gran pezzo, dove Morrison fa vedere gli artigli, e mostra il lato più aggressivo della sua ugola.

In definitiva Waiting For The Sun è un disco ottimo, non un capolavoro e di sicuro inferiore ai primi due. Resta però un disco molto originale e diverso degli altri; c’è poco rock, ma le alternative sono altrettanto espressive.
I Doors, alla terza prova, hanno saputo rinnovarsi pur essendo Morrison dipendente dall’alcool e in una fase di stallo creativo.
Da consigliare a chi vuole conoscere un aspetto creativo poco conosciuto del gruppo.