#TellMeRock, 31 Maggio 1969: I Led Zeppelin di Bonzo e l’energia di Moby Dick

EDITORIALE – “Ragazzo, il tuo piede destro é più veloce di quello di un coniglio… “. Jimi Hendrix apparve subito stupito ed estasiato dopo aver visto all’opera John Bonham, batterista dei Led Zeppelin simbolo di genio e sregolatezza come pochi. 

Erano i primi mesi del del 1970, anno purtroppo fatale per Hendrix, con i Led Zeppelin che stavano portando in tour il loro Volume II, uscito il 22 ottobre dell’anno precedente. Fu proprio durante una data in Inghilterra della suddetta tournée, che Jimi Hendrix si avvicinò a Bonzo mostrandogli tutta la sua ammirazione per come era capace di esaltare la sua batteria, allo stesso modo in cui Jimi faceva suonare la sua chitarra. 

In realtà Hendrix provava forte attrazione per Moby Dick, uno dei brani più iconici dei Led Zeppelin, una traccia strumentale che la band ha performato – non di rado – anche sui palchi fino 17 luglio 1977, al Seattle Kingdom. Nel parlarvi della storia di questa traccia strumentale, il cui titolo si ispira al romanzo di Herman Melville in cui i confini della razionalità e della pretesa umana vengono sfidati e superati oltre l’inverosimile, è impossibile non rendere omaggio anche alla grandezza di Bonham, il quale proprio oggi avrebbe compiuto 73 anni. 

John “Bonzo” Bonham

Le registrazioni di Moby Dick vedono il grande predominio da parte di Bonzo, che prese parte attivamente alle sessioni di questo brano rimanendo in sala molto più del previsto. La band, notando questo suo atteggiamento, decise di rendergli omaggio attraverso un ruolo primario all’interno del brano: Robert Plant, che non prese parte alle registrazioni, ebbe il compito solo di introdurre John Bonham sul palco, mentre gli altri fecero da contorno nelle sessioni.

Ciò che è emerso dai documenti sul brano è che le registrazioni erano effettivamente molto più durature della versione del brano pubblicata: si stima fossero comprese tra i sei e i trenta minuti. 

Moby Dick, essendo una traccia strumentale, non può che essere caratterizzata dalla sua componente prettamente musicale. A tal proposito, sono da citare sia il riff di chitarra che l’assolo di batteria. Per quanto riguarda il primo, esso è tratto dalla versione di The Girl I Love She Got Long Black Wavy Hair, traccia poi rimasta inutilizzata, e ricorda molto da vicino il riff di Watch Your Step di Bobby Parker

John Lennon ammise, poi, che quel riff fu ispirazione anche di un suo pezzo: I Feel Fine, singolo dei Beatles (del 1964) dove c’è un ulteriore richiamo a quel riff stesso che ha avuto un seguito incredibile nella storia della musica. Ma il riff di Parker fu di ispirazione anche per Rat Bat Blue dei Deep Purple (1973). La versione di Page suonata in Moby Dick, fu usata come sigla di Disco 2, programma della BBC Two dedicato al rock.

Fino al 17 luglio 1977, ultima occasione in cui Moby Dick fu oggetto dell’esibizione da parte dei Led Zeppelin, l’esibizione di questa canzone caratterizzò, per la band inglese stessa e per John Bonham, un motivo di liberazione e di massimo sfogo.

La maggior parte delle volte, l’assolo di batteria di Bonham ha dominato i palchi, tanto che la formazione britannica ha abbandonato la scena lasciando il solo batterista di fronte ad un pubblico estasiato.

Tanta era la forza, tanta l’energia che in alcune situazioni le bacchette si spezzavano – o Bonzo decideva di lanciarle al pubblico – e il batterista iniziava a suonare il proprio strumento con le mani…

Si, genio e sregolatezza…