#TellMeRock, 6 Aprile 1968: l’addio di Syd Barrett ai suoi Pink Floyd e l’alba di Wish You Were Here

EDITORIALE – Il 6 aprile del 1968 i Pink Floyd annunciano l’uscita del loro mentore e cantante Syd Barrett dalla band.

A sostiturlo definitivamente è il fonico e chitarrista David Gilmour, il quale darà ai Floyd un impulso più rock e forte al gruppo, registrando, sin dai primi anni, album importanti del calibro di Ummagumma (1969), Atom Heart Mother (1970) e Meddle (1971) ma, soprattutto il capolavoro The Dark Side Of The Moon del 1973.

I primi mesi del 1975 per i Pink Floyd sono mesi di sperimentazione, recuperando materiale raccolto e registrato durante le loro esibizioni in tutta Europa. Il gruppo inglese si ritrova ogni giorno presso gli studi di Abbey Road a Londra e, oltre a scrivere e registrare il nuovo album, l’argomento fisso di ogni dialogo è Syd Barrett, l’ex cantante e fondatore del gruppo ormai perso nella sua follia e nel suo misticismo, che gli causò l’allontanamento dalla band.

Le sessioni iniziali furono un processo difficile e faticoso, finchè Waters decise di dividere la suite di “Shine on you crazy diamond” in due parti, per poi unire ogni metà con tre nuove composizioni. Il celebre brano, che nelle intenzioni di Waters doveva raccontare la follia che aveva dilaniato Syd Barrett, verso cui tutti nutrivano un forte senso di colpa, portò alla luce una consapevolezza: con lui non era più possibile andare avanti, ma senza di lui era tutto più difficile. Inoltre erano consapevoli che quello che avevano ottenuto lo dovevano in gran parte a lui.

Ed è quindi da Shine on you crazy diamond che nasce “l’elogio della follia” dei Pink Floyd, parafrasando Erasmo da Rotterdam, l’iconico Wish You Were Here che evoca un sentimento forte di unione nel momento in cui, la fraternità tra i membri della band, che si era fatta sentire in precedenza, era venuta a mancare.

Ci sono due storie e due destinatari per “Wish you were here”, la quale ancora oggi, a quasi 46 anni di distanza, resta una delle canzoni più celebrate dei Floyd.

La prima storia riguarda il primo destinatario, Syd Barrett, perso nel suo mondo e nella sua follia come suddetto, incapace di distinguere, come racconta il testo, “il paradiso dall’inferno, i cieli azzurri dal dolore, un sorriso da un velo, un prato verde da un freddo binario d’acciaio”. 

La seconda riguarda il secondo destinatario, che è anche l’autore della canzone, cioè quel Roger Waters che fu il primo a rendersi conto che qualcosa dentro di lui si stava rompendo, che non era più la persona sensibile , romantica e idealista, allevato da una madre impegnata nel sociale, ma una rockstar fredda e insofferente, così spietata da non esitare ad allontanare dalla band un amico fraterno (Barrett appunto). Quindi il testo di Wish you were here è indirizzato da Roger Waters contemporaneamente a Syd Barrett e a se stesso. Waters lo costruì, adattandolo da una sua poesia, attorno a un riff che David Gilmour aveva inventato alla chitarra acustica, mentre si trovava a casa sua.

L’inconfondibile introduzione – la celeberrima Radio Sequence – come veniva chiamata dalla band in studio, fu registrata nel 1975 puntando un microfono verso l’altoparlante dello stereo della macchina di Gilmour. Tra i frammenti che si captano nel cambio di frequenze, c’è anche la voce di uno speaker radiofonico e qualche secondo della IV sinfonia di Tchaikovsky.

Ultima curiosità, i Pink Floyd la eseguirono live nel tour del 1977, ma poi, incredibilmente, non fu più eseguita dal vivo per dieci anni. Fu ripresa nel 1987 e, da allora, mai più abbandonata.